Con il termine vitamina K, che deriva dalla parola tedesca “koagulation”, si definisce una serie di composti che derivano dal 2-metil-l,4-naftochinone. La vitamina K è una vitamina liposolubile, che vengono accumulate nel fegato e non devono dunque essere assunte di continuo, attraverso i cibi.

Le ricerche sulla vitamina K valsero nel 1943 il Premio Nobel per la medicina e la fisiologia agli studiosi Henrik Dam e Edward Doisy per l’identificazione di questa molecola come fattore indispensabile per i processi di coagulazione dei sangue. Attualmente si ritiene che questa vitamina svolga anche altre funzioni quali la regolazione del metabolismo osseo e l’inibizione dei processi di calcificazione vascolare.

 

              

Funzione

La vitamina K è necessaria come cofattore di enzimi (carbossilasi vitamina K-dipendenti). Fra le proteine vitamina K-dipendenti ci sono i fattori della coagulazione II, VII, IX e X (con un ruolo pro-coagulante) e le proteine C, S e Z (con funzione anti-coagulante). Negli ultimi anni, oltre alle proteine epatiche coinvolte nel processo di coagulazione sono state identificate numerose proteine vitamina K-dipendenti extra-epatiche. Per tale motivo gli effetti della vitamina K possono estendersi ad altre funzioni fisiologiche. E stato documentato un suo ruolo nella regolazione del metabolismo osseo, dove la sua azione sarebbe legata alle presenza di alcune proteine quali: l’osteocalcina, prodotta dagli osteoblasti durante la formazine dell’osso; la periostina, proteina della matrice espressa nei tessuti connettivi e nelle ossa.

È stato anche dimostrato che la Vitamina K promuove il differenziamento degli osteoblasti in osteociti e riduce il riassorbimento osseo. Recenti evidenze supportano un ruolo della vitamina K nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, e in particolare dell’aterosclerosi, grazie alla sua capacità di attivazione della proteina Gla della matrice. Studi suggeriscono l’importanza della vitamina K nel sistema nervoso legata alla sua capacità di attivare la proteina GAS6 (ampiamente distribuita nel cervello), coinvolta nella sopravvivenza cellulare, nella chemiotassi, nella mitosi e nella crescita cellulare dei neuroni e delle cellule gliali.

Carenza

La carenza grave di vitamina K si manifesta con una tendenza ad emorragie a causa della mancata attivazione dei fattori della coagulazione II, VII, IX e X. Un’alterata coagulazione dovuta a carenza di vitamina K è piuttosto rara nella popolazione adulta,poiché questa vitamina è presente in maniera diffusa negli alimenti; il suo ciclo metabolico ne consente la rigenerazione ed è sintetizzata nell’intestino dai batteri residenti anche se non è ancora chiaro quale sia il loro contributo. I pazienti in trattamento prolungato con antibiotici o con farmaci anticoagulanti sono a rischio di carenza. Altre situazioni e/o condizioni che possono contribuire all’instaurarsi di stati carenziali sono: il malassorbimento lipidico, le patologie intestinali (celiachia, morbo di Crohn) e le patologie epatiche. Una categoria particolarmente a rischio di. carenza rappresentata dai neonati, poiché nelle prime fasi di vita l’intestino è sterile, il ciclo di rigenerazione della vitamina K non è ancora sufficientemente attivo e la vitamina K non attraversa facilmente la placenta.

Nei neonati la carenza di vitamina K può portare a gravi disordini emorragici definiti VKDB (vitamin K deficiency bleeding). Emorragie più tardive sono generalmente associate ad apporti insufficienti con la dieta. Carenze marginali di vitamina K, valutate mediante la concentrazione plasmatica delle proteine Gla sono state riscontrate in adulti e anziani affetti da fragilità ossea, da malattie cardiovascolari o da malattie croniche renali.  Stati carenziali di questa vitamina potrebbero essere causa o concausa di osteopenia e osteoporosi, con un rallentamento nella formazione dell’osso e un’alterazione nell’equilibrio omeostatico del calcio. Gli studi osservazionali sull’associazione tra apporto alimentare di fillochinone e rischio di malattie cardiovascolari o calcificazione dell’aorta sono contrastanti e la maggior parte di questi lavori non ha indicato associazioni significative. Differenti studi hanno segnalato invece una relazione inversa tra apporto dietetico di menachinoni e calcificazione delle coronarie e dell’aorta.

Fonti alimentari


I dati sul contenuto di ‘vitamina K negli alimenti sono limitati a causa della difficoltà a quantificarne le diverse forme (fillochinone e menachinoni). I valori più elevati sono  quelli relativi agli ortaggi a foglia verde, quali broccoli, lattuga, spinaci (102-483 microgrammi /100 g). Gli oli vegetali  e le margarine hanno una concentrazione variabile di vitamina K.
Quantità minori si trovano nei prodotti carnei e ancora nei prodotti lattiero caseari e nei cereali. I menachinoni vengono sintetizzati dai batteri anaerobici Bacteroides e si trovano a elevate concentrazioni nell’intestino e nel fegato umano mentre negli alimenti sono presenti in quantità molto basse. Il livello medio di assunzione di vitamina K presente sotto forma di fillochinone  è risultato pari a 232 microgrammi/die.

La maggiore fonte di fillochinone è rappresentata dal gruppo “Verdure e ortaggi», che apporta circa l’83% dell’assunzione totale dì vitamina, di cui il 62% da ortaggi a foglia verde. Un ulteriore 9% deriva dal gruppo “0li e grassi”. I gruppi “Cereali e derivati” e “Frutta” apportano insieme circa il 5% dell’assunzione totale.

In Scienza e Coscienza.



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