Il tumore del polmone comprende le neoplasie che originano dai tessuti epiteliali che compongono i bronchi e il parenchima polmonare. La maggior parte (oltre il 95%) delle neoplasie polmonari maligne è rappresentato dal carcinoma del polmone.

EPIDEMIOLOGIA

Nel mondo, dal punto di vista dell’incidenza, il tumore del polmone rappresenta il 1° tumore nel sesso maschile e il 4° nel sesso femminile; per quanto riguarda la mortalità è al 1° posto nel sesso maschile e il 2° nel sesso femminile dopo il tumore della mammella.

In Italia la situazione è sovrapponibile, anche se la storia dell’epidemiologia del tumore del polmone ha seguito 2 strade diverse nei 2 sessi:

  • Negli uomini c’è stato un declino della mortalità a partire dagli anni ’90;
  • Nelle donne a partire dagli anno ’80 vi è un incremento della mortalità, in quanto verso gli anni 60-70 è diventato una caratteristica anche delle donne.

Vi è una accertata correlazione tra il rischio di ammalarsi di tumore del polmone e il fumo di sigaretta, infatti,le sostanze cangerogene contenute nel tabacco colpiscono i bronchi causando fenomeni di alterazione. Il rischio di un forte fumatore è di circa 20 volte superiore rispetto ai soggetti non fumatori; tuttavia smettendo di fumare il rischio si riduce significativamente dopo il 4 anno di assenza di fumo, per arrivare dopo 15 anni di assenza di fumo quasi al rischio del non fumatore.                                                                            

Per quanto riguarda la prevenzione  vi è una chiara indicazione alla prevenzione primaria in caso di tumore del polmone (lo smettere di fumare), mentre non sono stati identificati test di screening (prevenzione secondaria) per la diagnosi precoce.

ANATOMO-PATOGENESI

Gli istotipi del carcinoma del polmone si dividono in due grosse categorie:

  • Tumore a piccole cellule (small celllungcancer);
  • Tumore a non piccole cellule (non small celllungcancer), tra cui:
    • Adenocarcinoma nel 30/ 50 % dei casi, più frequente nelle donne e nei non fumatori.
    • Carcinoma a cellule squamose o squamoso,nel 30 % dei casi, che è quello caratteristicamente legato al fumo di sigaretta.
    • Tumore a cellule giganti o  indifferenziate.    

 SINTOMATOLOGIA

I sintomi più frequenti rilevabili alla diagnosi sono:

  • Dispnea;
  • Tosse;
  • Dolore durante la tosse;
  • Cachessia cioè perdita di appetito e di peso;                                                            I primi 2 sintomi sono aspecifici e imputabili generalmente ad una BPCO mentre gli ultimi 3 sono peculiari della malattia oncologica.

DIAGNOSI

La diagnosi viene effettuata attraverso:

  • Esame obbiettivo del paziente con valutazione dei sintomi;
  • Valutazione radiologica,
    • L’ indagine principale è la TAC del torace,dell’addome e dell’ encefalo per quanto riguarda entrambi i tipi di tumore. Nel tumore non a piccole cellule va fatta una TAC total body per scongiurare metastasi encefaliche.
    • Per quanto riguarda la definizione dello stadio di malattia a livello toracico  di grosso aiuto è anche la TAC-PET, con doppio mezzo di contrasto iodato;
    • Scintigrafia ossea in quanto il tumore del polmone metastatizza frequentemente alle ossa.
  • Indagine istologica per due motivi:
    • Per quanto riguarda la diagnosi definitiva va fatta una biopsia o un ago aspirato nella sede più facile, qualora non vi siano sedi facili da aggredire va fatta una broncoscopia con prelievo endobronchiale di tessuto. L‘ accertamento istologico del polmone è fondamentale per due ordini di motivi:
      1. Bisogna distinguere un tumore di istotipo a piccole celluleda uno  non a piccole cellule, in quanto hanno due diversi trattamenti;
      2. Bisogna avere cellule tumorali sulle quali poter indagare se presente la mutazione del gene dell’EGFR (recettore del fattore di crescita epidermoidale), in quanto nei tumori del polmone, i portatori di tale mutazione possono giovarsi di un trattamento con un farmaco a bersaglio molecolare specifico come l’erlotinib, che va ad inibire tale recettore. Tuttavia queste mutazioni sono frequenti solo intorno al 10% dei casi della popolazione generale.
    • Analisi dei linfonodi metastatici sovraclaveari.

APPROCCIO TERAPEUTICO

TRATTAMENTO DEL TUMORE NON A PICCOLE CELLULE

Le strategie terapeutiche del tumore non a piccole cellule, hanno intento curativo negli stadi limitati 1 e 2: chirurgia eventualmente associata alla terapia adiuvante, lo stadio 3 è questionable e dipende da una serie di fattori cioè dalla sede di malattia, presenza di linfonodi controlaterali, le condizioni del paziente, e spesso si valuta se fare una intervento di chemioradioterapia concomitante esclusiva o se in seconda battuta aggiungere un intervento di asportazione chirurgica del polmone e dei linfonodi locoregionali. Lo stadio quattro con metastasi prevede una terapia con intento palliativo le cui armi sono la chemioterapia e i farmaci a bersaglio molecolare specifico e la radioterapia.

TRATTAMENTO DEL TUMORE A PICCOLE CELLULE

Il tumore a piccole cellule differisce molto da quello non a piccole cellule. È più frequente nelle donne, colpisce più frequentemente il centro del torace ed è un tumore che ha una grossa tendenza alla metastatizzazione precoce a distanza, anche se risponde molto bene alla chemioterapia ma entro brevissimo tempo recidiva e anche facendo una seconda terapia porta a morte del paziente molto velocemente.

Il trattamento è quasi esclusivamente di tipo medico, quindi si basa soprattutto su chemio e radioterapia, perché non ha molto senso operare, poiché ha una precoce ed elevatissima tendenza a metastatizzare a livello encefalico.  Pertanto nei tumori limitati o in stato avanzato non metastatici che non abbiano metastasi celebrali è indicata anche una radioterapia profilattica sul encefalo. Ne va di conseguenza che nei pazienti con small cell è obbligatorio fare una tac o risonanza dell encefalo per escludere che il paziente abbia metastasi encefaliche.

EFFICACIA DELLA TERAPIA

Le risposte concrete alla terapia nel tumore del polmone  si hanno solo nel 20-40% dei casi, la sopravvivenza media lambisce l’anno nel paziente con malattia metastatica, ma esiste un 15% di persone che se trattate adeguatamente può vivere fino a 2 anni, che è tantissimo per un paziente con tumore del polmone.

I farmaci biologici per il tumore del polmone sono di 2 categorie:

  • gli inibitori degli EGFR, le piccole molecole come l’ernotinib e il gefitinib e poi le antiangiogenesi.                                                                                                         

Due studi sono stati la base degli odierni metodi di trattamento, la lezione che abbiamo imparato è che questi farmaci non vanno associati alla chemioterapia ma vanno dati da soli a pazienti con particolari caratteristiche: pazienti portatori di mutazione del gene EGFR, ne consegue un trattamento che comporta un miglioramento significativo della sopravvivenza rispetto alla chemioterapia, mentre nei pazienti senza mutazione la chemioterapia funziona molto meglio della terapia EGFR. I non fumatori hanno più frequentemente la mutazione del gene EGFR e la mutazione comporta la risposta positiva al trattamento per una sopravvivenza 3 volte superiore.

Per quanto riguarda gli antiangiogenici ci sono stati studi che hanno dimostrato vantaggio in termini di sopravvivenza e quindi sono indicati in prima linea in associazione ad una chemioterapia con un platino che sia cis platino giagitabina o carboplatinotaxolo. La sopravvivenza a due anni è una volta e mezzo rispetto a quelli trattati con una sola chemioterapia.

In realtà la medicina odierna non può ancora nulla contro questo miracolo della morte che è il tumore del polmone mentre la saggezza dell’uomo potrebbe eliminarlo del tutto, abolendo il fumo di sigaretta e l’inquinamento globale, salvando cosi milioni di vite umane ogni anno.

In Scienza e Coscienza.

 

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