La transessualità , o transessualismo, è una condizione nella quale il soggetto non percepisce una congruenza tra la sua identità fisica e quella psicologica. In ambito psichiatrico si suole parlare di “ Disordine d’Identità di Genere”.Questa condizione, ad eziologia ancora largamente sconosciuta, si instaura spesso nell’infanzia ed è accompagnata da una profonda, intensa e persistente sofferenza per la quale il soggetto si sente costantemente  “intrappolato” all’interno di un corpo del quale non si sente padrone ed è pertanto costretto a dovere affrontare un iter medico, nonchè giuridico, fatto di diversi steps che lo porteranno al desiderato cambio di identità.

Il termine “transessuale” è divenuto di dominio pubblico quando, nel 1966, il dottor Harry Benjamin pubblica il testo “The transexual Phenomenon” , libro nel quale si sottolinea come il fenomeno della transessualità  fosse considerato come l’unica patologia di ambito psichiatrico a non essere trattata psichiatricamente (Non dimentichiamo che il transessualismo è oggi ritenuto una patologia in ambito psichiatrico dal DSM IV : Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, redatto dall’Associazione Americana degli Psichiatri). Infatti  una volta diagnosticato il disordine d’identità di genere, il soggetto viene sottoposto a consulto endocrinologico prima e chirurgico poi, con i quali viene facilitato verso la transizione. Non si tende pertanto , in ambito psichiatrico, a risolvere “i conflitti” tra la persona in sé e il suo aspetto fisico.

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Ad oggi è ufficiale la totale mancanza di certezza circa l’eziologia del transessualismo , tuttavia molti psichiatri si sono succeduti nel darne quantomeno una (seppur opinabile) visione scientifico/sociale. Fortemente irruenta , a tal proposito, risulta essere l’analisi condotta dal dottor  Paul Mc Hugh , il quale afferma che il transessualismo non è altro che un disturbo mentale che merita trattamento psichiatrico e non di altro genere (endocrinologico e/o chirurgico) poiché il cambiamento di sesso è da egli ritenuto “biologicamente impossibile” .

Fa molto clamore un’affermazione simile ,soprattutto se supportata dall’evidenza che il dottor Mc Hugh sia una sorta di luminare della psichiatria, in quanto ex psichiatra in capo al Dipartimento di Psichiatria presso il Johns Hopkins Hospital , una delle strutture più rinomante al mondo in ambito medico. Egli ha anche citato un nuovo studio in cui si mostra che il tasso di suicidi tra le persone transgender che hanno fatto un intervento chirurgico di riassegnazione è 20 volte superiore al tasso di suicidi tra le persone non transgender. Il Dottor McHugh evidenzia inoltre gli studi della Vanderbilt University e della London Portman Clinic, riguardo dei bambini che avevano manifestato sentimenti transgender, ma che, nel corso del tempo, hanno “spontaneamente perso questi sentimenti” con una incidenza del 70% -80%. Dati certamente da non trascurare.

Molto interessante risulta essere una possibile causa genetica del transessualismo ,   recenti studi sembrano dimostrare l’esistenza di  una predisposizione genetica al transessualismo ,nonché  la presenza nelle persone transessuali di un dimorfismo sessuale del cervello opposto al sesso biologico in cui sono nate. Infatti pare che la causa sia a carico del gene che codifica l’ enzima  citocromo P17, il quale sovrintende al metabolismo degli ormoni sessuali.

 

Esistono due tipi di transessuali:

  • maschi transizionanti femmina (M-to-F) ;
  • femmine transizionanti maschio (F-to-M).

    foto tratta da www.dubbio.net
    foto tratta da www.dubbio.net

Il riconoscimento di un disordine a carico dell’identità sessuale del soggetto è solo la prima tappa di un lungo percorso a cui seguirà una seconda fase consistente nel cosiddetto test di vita reale, cioè nel tentativo pratico del soggetto di vivere completamente nel ruolo di persona del sesso opposto. E’ un periodo di vita a tempo pieno come membro del sesso desiderato utile  a valutare la decisione del soggetto, la sua capacità di funzionamento nel genere prediletto.

 Il trattamento ormonale costituisce una tappa essenziale ed imprescindibile dove l’endocrinologo  imposterà la terapia ormonale sostitutiva con la quale potere conseguire due possibili risultati : nella conversione “male to female” (MtF) i due obiettivi da raggiungere sono da una parte la demascolinizzazione e dall’altra la femminilizzazione del soggetto. Per la riduzione della mascolinizzazione si hanno a disposizione una serie  di composti  ad azione antiandrogenica (ciproterone acetato, spironolattone) , invece per la transizione opposta  ci si affida ai composti estrogenici ad un dosaggio circa doppio rispetto a quello utilizzato dalle donne in menopausa.

Dopo l’approvazione della legge 164/82 il soggetto può rivolgersi al Tribunale per chiedere l’approvazione  per gli interventi  di riconversione sessuale : orchiectomia, penectomia , vaginoplastica e clitoridoplastica per  i transizionanti femminili ; mastectomia, isterectomia e falloplastica per i transizionanti maschili.

Esistono 3 principali tecniche chirurgiche con le quali eseguire una vaginoplastica :

Tecnica del Flap peno-scrotale: Si utilizza la cute scrotale per costruire la parete posteriore della vagina, le grandi e le piccole labbra , mentre la parete anteriore è costituita a partire dalla cute del pene;

Tecnica dell’Inversione di cute peniena: la neovagina viene costituita esclusivamente con la cute del pene “rovesciata a dito di guanto”;

Tecnica di Perovic: prevede l’utilizzo di un segmento di uretra per il confezionamento della neovagina.

Per quanto riguarda la ricostruzione peniena invece, ancora oggi le tecniche utilizzate non consentono il raggiungimento di risultati pienamente soddisfacenti . Si suole utilizzare sempre la tecnica del prelievo di un lembo cutaneo proveniente dall’avambraccio , o l’utilizzo di un lembo cutaneo e sottocutaneo addominale, il cosiddetto Lembo Sovrapubico di Pryor, con associata addominoplastica per un migliore risultato estetico. Per completare l’operazione è necessaria l’introduzione della protesi peniena , la quale può essere costituita da diversi materiali : malleabili , soffici, idrauliche bi o tri-componenti. La protesi viene stabilizzata ancorandola al periostio della sinfisi pubica, onde evitare sollecitazioni meccaniche. Inoltre la ricostruzione dell’uretra o uretroplastica è necessaria per poter consentire al soggetto di urinare in posizione eretta. Tale procedura  tuttavia, è gravata da un’altissima percentuale di complicanze: la fistola uretrale, la stenosi e i diverticoli sono solo alcuni esempi.

Da un punto di vista prettamente medico, il transessualismo è ancora oggi una condizione molto invalidante, cronica e che può ostacolare la vita di tutti i giorni. Immaginate cosa si possa provare nell’identificarsi in un corpo che non è quello realizzato dalla nostra mente.. Inoltre richiede un trattamento prolungato, spesso per tutta la vita, sia a livello medico che a livello psicologico/psichiatrico. Diventa fondamentale a tal proposito la consulenza psichiatrica dove l’esistenza di sintomi caratteristici quali il persistente malessere riguardo al proprio sesso e il  senso di estraneità riguardo al ruolo sessuale del proprio sesso , o la necessità del travestitismo nel bambino , nonché la preferenza per atteggiamenti ludici caratteristici del sesso opposto , devono far propendere lo specialista verso la diagnosi di Disturbo di Identità di Genere.

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