Con il termine tonsillectomia, va ad intendersi la rimozione chirurgica delle tonsille.

Le tonsille palatine, sono due organi linfoghiandolari, collocate in fondo al cavo orale, in prossimità dell’istmo delle fauci, la cui funzione è quella immunitaria e difensiva nei confronti dei microrganismi patogeni che colonizzano la cavità buccale e nasale. Le dimensioni delle tonsille palatine sono: Altezza: 20-25mm,lunghezza: 15mm circa, spessore: 10mm circa. Oltre alle palatine abbiamo anche le tonsille faringee, le così dette adenoidi e quella linguale, non visibili ad occhio nudo.

Le circostanze che richiedono l’intervento di tonsillectomia, che generalmente si esegue dal terzo al quattordicesimo anno di età sono fondamentalmente:

  • Tonsillite croniche e aggravate: quando la carica batterica che assale i due organi, supera il limite antinfettivo degli stessi portando allo sviluppo di una forte flogosi difficile da contrastare con la sola terapia medica. È considerata cronica la tonsillite che compare con tale frequenza:
  • Più di sette episodi all’anno
  • Più di cinque episodi all’anno, per due anni consecutivi
  • Più di tre episodi all’anno, per tre anni consecutivi

È invece aggravata una tonsillite in cui, a causa di un’infezione patogena, le tonsille sono molto gonfie o ingrossate.

 

  • Tonsille affette da rare patologie: pur rappresentando epidemiologicamente casi abbastanza rari, alcune patologie come tonsille molto grandi che ostacolano respirazione e deglutizione, tumori alla gola, rottura frequente dei vasi ematici che irrorano le stesse, inducono al trattamento chirurgico che a differenza del primo caso può interessare anche i pazienti più anziani.

 

L’intervento, che ha una durata che va dai 20 minuti ad un’ora circa, si esegue in anestesia generale e può prevedere 5 differenti modalità:

  • Rimozione chirurgica classica ( o rimozione a freddo): si esegue mediante la legatura alla base delle tonsille, con successiva rimozione tramite bisturi. Pur essendo la metodica più praticata, è quella che prevede maggior rischio emorragico, tanto che il chirurgo applica metodiche antiemorragiche attraverso l’utilizzo di medicamenti e anche attraverso la legatura dei vasi.

  • Diatermia: forma di termoterapia particolare, si esegue con una sonda attraversata da corrente (o un elettrodo); questa, a contatto con le tonsille genera calore fino a “bruciare” gli organi linfoghiandolari stessi. Questo tipo di intervento risulta vantaggioso, in quanto riduce il rischio emorragico, essendo utilizzata l’elettrocuzione che cauterizza i vasi.

  • Coblazione: metodica molto simile alla diatermia, ma si utilizzano temperature più basse dai 40 ai 60° C. Anche in questo caso il rischio emorragico è quasi nullo.
  • Laser:Si colpiscono le tonsille con raggi ad alta energia. Il rischio legato a emorragie post-intervento è modesto.

  • Ultrasuoni: si utilizzano particolari bisturi che provocano la distruzione del tessuto ghiandolare, attraverso l’utilizzo di vibrazioni ad alta frequenza.

Il post-operatorio prevede essenzialmente: il controllo di eventuali complicazioni (quali irritazioni ed eventi emorragici), un piano alimentare iniziale che prevede l’assunzione di liquidi o cibi semiliquidi non caldi, evitando il consumo di alcool, caffè, thè e altre sostanze irritanti. L’igiene del cavo orale è fondamentale e vengono sconsigliate attività troppo faticose quali la corsa o la bici ad esempio.  Inoltre si prevede una terapia analgesica di controllo del dolore. Se non sono presenti complicazioni la dimissione è molto rapida ( massimo 1 giorno di degenza) ed il follow-up del paziente può continuare a livello domiciliare.

-ToTo

 

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.