La vicenda ha inizio nel pomeriggio del 24 aprile 2015, quando Michi rimane intrappolato a 2 metri di profondità nel Naviglio Grande all’altezza di Castelletto di Cuggiono, dove poco prima si è tuffato per il primo bagno della stagione. Almeno 43 minuti inghiottito nell’acqua fredda di un giorno di primavera assolato. Un’eternità per gli amici e i passanti che assistono impotenti alla scena e lanciano l’allarme. Anche la mamma accorre sul posto. Il corpo viene riportato in superficie dai sommozzatori dei Vigili del fuoco e i soccorritori del 118 operano i primi tentativi di rianimazione. Ma Michi ha il cuore fermo, la sua temperatura corporea è crollata a 29 gradi.

Eppure nonostante il lunghissimo tempo trascorso negli abissi e l’arresto cardiocircolatorio, dopo un periodo di coma profondo Michi è sopravvissuto subendo una sorta di “miracolo”, per chi è credente, evento eccezionale per la medicina moderna.

Insomma un vero e proprio resuscitare da una condizione di morte avvenuta. Per il caso di Michi si è parlato di una probabilità su un milione di “risvegliarsi” senza danni. Una percentuale difficile da calcolare, certo, ma sicuramente attendibile dato che dopo cinque minuti senza ossigeno il cervello è a serissimo rischio di danni permanenti ( danni che Michi non ha riportato), e meno del 10 per cento di coloro che subiscono un arresto cardiaco o rimangono senza respirare fuori da un ospedale, senza la disponibilità di una rianimazione immediata, sopravvivono.

Ci sono però dei fattori che sono noti per giocare a favore. Il freddo sembra uno degli elementi che riescono a migliorare le chance. Questo perché le basse temperature, rallentano i processi vitali, e quindi il metabolismo delle cellule, facendo così diminuire il loro consumo di ossigeno. Questo aiuterebbe i vari tessuti e organi a resistere più a lungo senza danni. Il rallentamento del metabolismo indotto dal freddo aiuta in particolare il cervello, che solitamente subisce danni irreversibili senza ossigeno. Secondo uno studio che ha analizzato i casi, il freddo è un fattore protettivo specialmente per i bambini, che con le basse temperature sembrano avere possibilità migliori di sopravvivenza senza danni rispetto agli adulti in caso di quasi-annegamento.

L’ipotermia, cioè il raffreddamento del corpo, viene anche provocata di proposito per cercare di rallentare i processi vitali in caso di ferite gravi e “guadagnare tempo”. Si è lavorato e si sta ancora lavorando, soprattutto in America sull’ipotermia indotta, ossia indurre il raffreddamento corporeo al fine di migliorare la sopravvivenza raggiungendo la così detta situazione di “animazione sospesa”. Ancora si sta lavorando per ottenere dei risultati significativi, che potrebbero determinare importanti risvolti a livello scientifico e nella medicina moderna.

-Toto

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