“Cambiare l’immagine del corpo femminile attraverso l’arte”, una delle ambizioni più interessanti e controverse dell’ultimo decennio, finalizzata a trasformare in “amore per se stesse”, ciò che da molte donne è considerato ragione di stress ed ansia. Un progetto straordinario.

Senza ombra di dubbio, Jamie McCartney è un artista eclettico che della sua professione ha scelto di farne una vera e propria “missione”, declinata attraverso quattrocento calchi di diverse vagine che ad oggi

Jamie_mccartney
Tratta da “www.thegreatwallofvagina.co.uk”

arricchiscono la struttura di nove pannelli, che compongono, insieme, la sua particolarissima opera chiamata non a caso “the great wall of vagina”, ideata e realizzata nel corso di diversi anni di lavoro e resa possibile grazie alla collaborazione di quattrocento donne provenienti da ogni parte del mondo, che hanno deciso di mettere a nudo la propria intimità. Quella parte di se stessi che è spesso velata, è diventata il fulcro di un’idea che ha preso forma, destando fra i molti stupore e sconcerto; sentimenti contrastanti ricercati dallo stesso McCartney, per amore di comunicare qualcosa che potesse profondamente smuovere le coscienze di ogni cittadino del mondo riguardo la capacità di ogni essere umano di accettare se stesso in modo del tutto naturale, scisso da preconcetti o da stereotipi in grado di allontanarci dalla bellezza del nostro io, diverso, unico e per questo speciale.

E’ questa la ragione che distoglie dal banale, malizioso pensiero “volgare” che potrebbe essere riferito ad un’opera che sociologicamente, in una società che non riconosce la differenza tra il bello ed il pornografico, rappresenta una pietra miliare che mette a nudo l’essere umano nella sua essenza; quella parte di noi stessi che spesso nascondiamo e che, in alcuni casi, ci fa vergognare di esserediversi“, mentre stupidamente non riconosciamo in essa la nostra unicità, ciò che ci rende io e tu, cittadini del

Durante la costruzione de "il grande muro della vagina"
Tratta dal “www.thegreatwallofvagina.co.uk”

mondo in un mondo in cui la diversità dovrebbe essere fonte di ricchezza, di stupore e mai di ansia e di terrore. E’ questa la missione di Jamie: invogliare le persone ad osservare nel silenzio più assoluto, “che rende ciò che è sessuale non-sessuale”, la variabilità delle forme del genere umano per “rimanere stupiti di quanto affascinante sia la varietà che ci circonda”. A tal proposito, una delle ragioni per cui “The Great Wall Of Vagina” fu realizzata, è strettamente legata alla lotta contro la ricerca della “vagina perfetta“, in continua crescita soprattutto negli ultimi decenni, troppo spesso ottenuta attraverso un tipo di chirurgia plastica chiamata Labioplastica, finalizzata alla ricostruzione e al riadattamento della normale anatomia labiale di piccole e grandi labbra.

Ognuno di noi è abituato a riconoscersi in un certo modo, ad avere una percezione del proprio “io” che possa gratificare il più possibile la nostra personalità. Viviamo in una società in cui “apparire” diventa spesso e tristemente ragione d’esistere, una ricerca spasmodica di una perfezione che presto andrà via, così come un alito di vento. E’ davvero questo ciò che meritiamo?  Io credo che ognuno di noi sia come un quadro, colorato alla nascita seppur privo di sfumature. Quest’ultime vengono aggiunte dalle “pennellate” che la vita vera è in grado di donare: amicizie, passioni, professioni, amori, tristezze. E’ da questo incontro che nasce un “io” straordinariamente unico, non omologato, imperfetto, semplicemente bello così com’è.

E’ palese che il termine “vagina” sia utilizzato dall’artista nella sua accezione comune, riferendosi quindi ai genitali esterni femminili.