Le cefalee, nel complesso, rappresentano la sesta patologia cronica più invalidante al mondo in ordine di frequenza. Solo poche persone sono effettivamente “libere” dal mal di testa, il quale può costituire una malattia a sé stante oppure il sintomo di un’altra patologia di base.

Classificazione Internazionale
delle Cefalee 3a Edizione (ICHD-III):

CEFALEE PRIMARIE

  1. Emicrania
  2. Cefalea di tipo tensivo
  3. Cefalea a grappolo e altre cefalalgie autonomico – trigeminali
  4. Altre cefalee primarie

CEFALEE SECONDARIE (scatenate da altre patologie di base)
5. Cefalea attribuita a trauma cranico e/o cervicale
6. Cefalea attribuita a disturbi vascolari cranici o cervicali
7. Cefalea attribuita a disturbi intracranici non vascolari
8. Cefalea attribuita all’uso di una sostanza o alla sua sospensione
9. Cefalea attribuita ad infezione
10. Cefalea attribuita a disturbi dell’omeostasi
11. Cefalea o dolori facciali attribuiti a disturbi di cranio, collo, occhi, orecchie,
naso, seni paranasali, denti, bocca o altre strutture facciali o craniche
12. Cefalea attribuita a disturbo psichiatrico
13. Nevralgie craniche e dolori facciali di origine centrale
14. Altre cefalee, nevralgie craniche e dolori facciali di origine centrale

Pertanto, lo scenario è ampio e ci limiteremo ad analizzare le principali forme di cefalea che, per frequenza ed intensità, risultano spesso invalidanti per molte persone nelle attività lavorative e quotidiane.

  • EMICRANIA: la prevalenza media dell’emicrania nella popolazione adulta è di circa il 12% (18% nelle donne e 6% negli uomini). L’emicrania si distingue in due forme: emicrania senza aura (è la forma più frequente e rappresenta l’80% di tutti i casi di emicrania) ed emicrania con aura (quest’ultima è meno frequente, circa il 10-15% dei casi totali di emicrania).
  1. Emicrania senza aura: è un mal di testa caratterizzato da: dolore prevalentemente unilaterale (ma può manifestarsi anche bilateralmente), di intensità moderata o severa, descritto come pulsante, che tende a peggiorare con il movimento e con gli sforzi fisici e solitamente risulta associato a nausea e/o vomito. Generalmente il dolore si sviluppa nella regione fronto-temporale per poi estendersi a tutto il capo e al collo. I soggetti colpiti da emicrania manifestano fastidio all’esposizione a fonti luminose (fotofobia), fastidio nei confronti del rumore (fonofobia) e, in alcuni casi, sensazioni spiacevoli nei confronti di odori forti (osmofobia). Solitamente il paziente è portato a stare a letto, a riposo assoluto, in ambiente buio e silenzioso. La durata degli attacchi è compresa tra 4 e 72 ore.

L’emicrania senza aura spesso compare al risveglio. La frequenza con cui questo disturbo si manifesta è molto variabile da soggetto a soggetto: può andare da qualche episodio all’anno a manifestarsi quasi quotidianamente (emicrania cronica); nella maggior parte dei casi le crisi si scatenano da 1 a 4 volte al mese. I principali fattori scatenanti sono: eventi stressanti, ovulazione, ciclo mestruale (motivo per cui risulta più frequente nelle donne a causa della caduta brusca degli estrogeni), eccesso o difetto di sonno, consumo di particolari alimenti.

2. Con aura: è un mal di testa con le stesse caratteristiche dell’ emicrania senza aura, ma vi è appunto l’aggiunta dei segni e sintomi caratteristici dell’aura emicranica; questi comprendono l’insieme dei disturbi psichici, visivi, motori e/o neurologici che possono precedere l’insorgenza dell’emicrania: visione di lampi (fotopsia), scotomi scintillanti, deformazioni degli oggetti, emianopsia (oscuramento di metà campo visivo), ma anche addormentamento del braccio e della gamba (parestesie), disturbi della parola di tipo afasico (se la cefalea è localizzata a sinistra). Alla cessazione dei sintomi che costituiscono l’aura inizia la vera e propria emicrania, che si accompagna generalmente a nausea, vomito, fotofobia, fonofobia e osmofobia.

PREVENZIONE:

I farmaci di prevenzione vengono impiegati soprattutto sui soggettiche presentano attacchi di emicrania molto frequenti. I rimedi più attivi nel ridurre la frequenza delle crisi sono il metoprololo (beta-bloccante), la flunarizina (Ca-antagonsita e antistaminico), l’amitriptilina (antidepressivo triciclico), alcuni antiepilettici e antipsicotici. Tra le terapie preventive non farmacologiche vanno segnalati il biofeedback e l’agopuntura.

TRATTAMENTO:

Nei soggetti che soffrono di un numero limitato di crisi emicraniche all’anno la terapia farmacologica è mirata a stroncare l’attacco acuto (terapia sintomatica); tra i farmaci più utilizzati nella terapia sintomatica dell’attacco emicranico ci sono i comuni analgesici non steroidei (FANS) e i triptani.

  • CEFALEA DI TIPO TENSIVO: è un tipo di mal di testa piuttosto diffuso caratterizzato da dolore persistente, non pulsante, bilaterale, di intensità lieve o media, che interessa di solito la nuca (regione occipitale). La durata delle crisi è molto variabile. Nelle forme frequenti e infrequenti (dette anche forme “episodiche”), le crisi durano di solito da 30 minuti a 7 giorni, mentre nelle forme croniche il dolore può durare ore, giorni, settimane, mesi o anni ed essere continuo. Nelle forme più lievi il disturbo spesso insorge in situazioni di stress; nelle forme più severe e croniche il dolore compare di solito la mattina al risveglio e prosegue fino a sera. Si può manifestare una modesta fono-fotofobia. Il tipo di dolore tipicamente gravativo-compressivo, può essere sordo, “a fascia” o “a cerchio”, a volte “a casco”, come un cerchio che stringe.

PREEVENZIONE e TRATTAMENTO:

In pazienti selezionati, terapia preventiva si basa sull’uso di tranquillanti ed antidepressivi a basso dosaggio (essendo lo stress un importante fattore scatenante).
Tuttavia, nel caso della cefalea tensiva cronica, refrattaria all’intervento farmacologico, possono essere di aiuto:

  • la terapia comportamentale (tecniche di rilassamento, biofeedback, psicoterapia);
  • la fisioterapia;
  • l’agopuntura.
  • CEFALEA A GRAPPOLO: è un tipo di cefalea caratterizzata da un dolore orbitale intenso, monolaterale, della durata compresa tra 15 e 180 minuti circa senza trattamento. Gli attacchi si manifestano in periodi attivi, denominati “grappoli” (perché gli attacchi sono raggruppati tra di loro) della durata di settimane o mesi e sono intervallati da fasi di remissione della durata di mesi o anni. Gli attacchi nei periodi attivi hanno una frequenza da 1 ogni 2 giorni a 8 al giorno!!
    Il grappolo dura abitualmente da 2 settimane a 3 mesi.
    Nella maggior parte dei casi i “grappoli” ricorrono con una frequenza variabile tra 1 ogni 2 anni e 2 all’anno con una durata da 2 settimane a 3 mesi: cefalea a grappolo episodica.
    La cefalea a grappolo viene detta cronica quando gli attacchi si presentano per oltre 1 anno con periodi di remissione che durano meno di 30 giorni.

Le cause che danno origine alla cefalea a grappolo non sono ancora note con certezza, ma secondo diversi studi il malfunzionamento dell’ipotalamo potrebbe giocare un ruolo importante. La regolarità nell’arco delle 24 ore in cui si manifestano le crisi, presenti quasi sempre allo stesso orario, suggerisce che nell’insorgenza di questo disturbo potrebbe essere coinvolto l’orologio biologico del nostro organismo, che ha sede proprio nell’ipotalamo. Diversi studi hanno infatti dimostrato che durante gli episodi di cefalea a grappolo l’attività dell’ipotalamo posteriore è più intensa del solito. Solitamente questo tipo di cefalea si accompagna ad almeno uno dei seguenti sintomi o segni omolaterali al dolore:

  • iniezione congiuntivale e/o lacrimazione
  • congestione nasale e/o rinorrea
  • edema palpebrale
  • sudorazione frontale
  • arrossamento frontale
  • sensazione di orecchio pieno
  • miosi e/o ptosi.

Il paziente è irrequieto, agitato, incapace di autocontrollo, non riesce a stare fermo, al contrario del paziente con emicrania che è costretto a rimanere immobile, a letto e al buio.

PREVENZIONE e TRATTAMENTO:

Attualmente l’unico farmaco con elevata efficacia dimostrata è il sumatriptan (un triptano); un valido rimedio risiede nell’utilizzo di ossigeno al 100% in maschera; gli analgesici, oppioidi compresi, non sembrano essere dotati di buona efficacia nel trattamento della cefalea a grappolo.

  • NEVRALGIA DEL TRIGEMINO: è una condizione dolorosa cronica che colpisce il nervo trigemino. Spesso basta una piccola stimolazione per scatenare un dolore lancinante;

Il trigemino è il nervo che porta al cervello le informazioni sensitive percepite a livello del volto. Nella nevralgia del trigemino si sviluppa una condizione dolorosa cronica in cui dolori lancinanti possono essere scatenati da stimolazioni molto lievi (allodinia e iperalgesia), come radersi, toccarsi il volto, masticare, bere, lavarsi i denti, parlare, truccarsi, sorridere, lavarsi la faccia o il vento che soffia sul volto. Inizialmente gli attacchi posso essere brevi e di lieve entità, ma con il tempo la situazione può peggiorare, gli attacchi farsi più frequenti e il dolore diventare sempre più lancinante. A soffrirne sono soprattutto le donne e le persone al di sopra dei 50 anni.

Spesso il malfunzionamento del trigemino è dovuto ad un deficit di flusso ematico per accidenti ischemici  cerebrali o compressione di arterie o vene adiacenti, a precedenti infezioni herpetiche (in cui il virus rimane in forma latente nel ganglio del trigemino per anni, pronto a riattivarsi), a masse neoplastiche che comprimono il nervo, a malattie neurologiche demielinizzanti (come la sclerosi multipla) o al semplice invecchiamento.

Le manifestazioni possono essere:

  • fitte occasionali lievi
  • episodi di dolore acuto, simile a una scossa elettrica
  • attacchi di dolore spontaneo.

Il dolore può essere scatenato da gesti come:

  • toccarsi il volto
  • masticare
  • parlare
  • lavarsi i denti.

Il dolore può durare pochi secondi e ripetersi per giorni, settimane, mesi o essere addirittura cronico. Inoltre può estendersi alle guance, mascella, denti, gengive, labbra e, meno spesso, agli occhi e alla fronte. Di solito, colpisce solo una parte del volto e con il tempo, nei soggetti che ne soffrono, gli attacchi possono diventare più frequenti e più intensi.

PREVENZIONE e TRATTAMENTO:

Purtroppo, non sono ancora note strategie efficaci per prevenire o trattare la comparsa della nevralgia del trigemino. I FANS o altri antidolorifici non risultano essere efficaci, talvolta si utilizzano antiepilettici a basso dosaggio, antidepressivi e benzodiazepine, ma non sono farmaci scevri da effetti collaterali e risultano utili solo nell’alleviare temporaneamente i sintomi. Ad ogni modo, ogni paziente rappresenta un caso clinico singolare e, pertanto, va impostata una terapia adeguata al singolo soggetto, tenendo conto anche delle sue comorbilità, di eventuali politerapie in atto e della risposta soggettiva al trattamento.

In conclusione, indipendentemente dal tipo di cefalea, risulta chiaro che i principali fattori scatenanti risiedono nel nostro stile di vita:

  • Stress;
  • Cattiva alimentazione;
  • Sedentarietà;
  • Insonnia;
  • Ipertensione;
  • Eccessivo carico di lavoro;
  • Preoccupazioni ed ansia;
  • Deficit vitaminici;
  • Abuso di caffeina, altre sostanze eccitanti ed alcool.

Alla luce di ciò, la prima e più utile terapia dovrebbe partire sempre da noi stessi.

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