Risultati immagini per mikito takayasuFu già a partire dagli inizi del secolo scorso che si iniziò a osservare alcuni casi di una patologia che tuttavia rimase ignota fino al 1939, anno in cui questa rara condizione fu battezzata con il nome di “arterite di Takayasu”; questo nome deriva da quello del medico giapponese Mikito Takayasu, il quale nel 1905 portò all’evidenza il caso di una donna di 21 anni manifestante delle peculiari anomalie concernenti i vasi della retina oculare. Solo nel 1908 la descrizione di tale caso clinico venne tradotta in lingua inglese e condivisa con la comunità scientifica internazionale, alla quale nel tempo a seguire vennero riportati altri diversi quadri clinici simili, sempre riguardanti giovani donne con disturbi oculari e un nuovo sintomo: la scomparsa di uno o di entrambi i polsi periferici radiali. Fu necessario aspettare, tuttavia, il 1940 per rendersi conto che questa patologia non interessava soltanto i piccoli distretti vascolari della retina o le arterie degli arti superiori.

Ad oggi, l’eziologia della malattia di Takayasu non è completamente nota, tuttavia sembra determinante il ruolo del sistema immunitario: un’ipotesi prevede che un agente estraneo ignoto inneschi una cascata di eventi non riconosciuta dai fisiologici meccanismi di controllo, portando ad una auto-aggressione rispetto al proprio sistema vascolare; pertanto, la ricerca sembra indicare si tratti di una malattia simil-autoimmune, per la quale vi è inoltre una probabile predisposizione genetica.

Risultati immagini per takayasu arteritisAd oggi la clinica prevede una sintomatologia con all’esordio ipertermia, astenia (stanchezza importante), calo ponderale, dolori muscolari e articolari e cefalea. In queste prime fasi, essendo il quadro clinico tutto sommato vago e comune a molte altre malattie, anche di minore importanza, la definizione di una diagnosi di Takayasu risulta difficile. Tuttavia, non regredendo, tali sintomi possono portare in un secondo momento a dolore in corrispondenza delle arterie colpite e danni ai distretti che da esse ricevono sangue, conseguenze queste della protratta infiammazione a carico dei vasi; pertanto i disturbi possono, in questa fase, interessare diverse zone dell’organismo, come cervello, cuore, reni, intestino, muscoli ecc…

Un segno particolare è sicuramente quello della scomparsa del battito ad uno o ad entrambi i polsi periferici radiali; tale particolare unito al fatto che l’epidemiologia mostra una maggiore incidenza nel sesso femminile ( donne tra i 20 e i 30 anni, soprattutto nei paesi orientali e in particolare in Giappone, con incidenza di  circa 150 nuovi casi all’anno) ha fatto in modo che la patologia di Takayasu sia anche nota come “malattia delle donne senza polso”. Segni rilevabili all’esame obiettivo possono essere soffi vascolari o cardiaci, segni di sofferenza cerebrale dovuti verosimilmente ad attacchi ischemici (se ad essere colpite sono ad esempio le arterie del collo), angina pectoris o IMA come complicanze dell’interessamento coronarico. Inoltre, qualora sia presente una stenosi di una arteria renale la pressione sanguigna può subire un aumento rilevante, fino a causare danni multi-organo. Risultati immagini per takayasu arteritisNel 30% circa dei casi sono presenti proprio quei disturbi visivi e quei danni retinici in origine saltati all’occhio del medico giapponese. Sintomi e segni più rari sono invece scarso appetito, nausea, vomito e algie addominali.

Ciò detto la stipulazione di una diagnosi certa, parallelamente ad una valutazione degli eventuali danni, è possibile soltanto dopo l’esecuzione di una arteriografia con mezzo di contrasto.

Il trattamento per questa malattia mira ad interrompere il processo flogistico a carico delle arterie, obiettivo raggiungibile tramite utilizzo di cortisonici e nei casi più complicati anche l’associazione di questi con altri farmaci citotossici. Un’altra possibile fonte di miglioramento può venire dall’intervento chirurgico sulle arterie interessate dalla patologia.

La prognosi per questa malattia prevede una prospettiva di aspettativa di vita sostanzialmente sovrapponibile alla norma, se ben gestita. Tuttavia, ancora molto vi è da fare per un maggiore miglioramento della qualità di vita delle persone affette ed è dunque in tale senso che deve mirare la ricerca su questa malattia.

Se vi interessa, potete approfondire qui

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