La sindrome di Stendhal è rappresentata da un disturbo di natura psicosomatica che si viene a palesare in chi, al cospetto di opere d’arte di estrema bellezza quali dipinti, affreschi piuttosto che opere architettoniche di grosso rilievo, manifesta una sorta di “estasi” mistica, che viene poi a concretizzarsi in un quadro sintomatologico differente da individuo ad individuo. La sindrome ha insorgenza improvvisa ed imprevedibile e può colpire più volte, soprattutto chi ha già sperimentato i sintomi.

Il nome della patologia deriva da un evento preciso, che si manifestò nella Basilica di Santa Croce a Firenze nello scrittore francese  Marie-Henri Beyle, il cui pseudonimo era proprio Stendhal. A descrivere poi dettagliatamente la patologia fu una psicoanalista freudiana, Graziella Margherini, che nel 1989 pubblicò un libro nel quale descrisse il disturbo in termini scientifici, dopo aver soccorso, nell’ospedale fiorentino in cui lavorava, numerosi individui in preda a tale sindrome.

Ma quali sono i sintomi?

Innanzitutto, a seguito di interviste dei soggetti colpiti, si è visto che alcuni descrivono svenimento, altri terrore di fronte alle opere d’arte, altri invece estraniamento dal proprio corpo.

Il quadro sintomatologico dunque è abbastanza variabile e può prevedere:

. Malessere diffuso;

. Sensazione di disagio;

. Sudorazione;

. Agitazione;

. Pianto;

. Giramenti di testa e Vertigini;

. Nausea e vomito;

. Palpitazioni e tachicardia;

. Euforia o depressione;

. Dolore epigastrico.

Tuttavia, anche se la maggior parte dei sintomi legati al culto dell’arte, si manifestano in forma negativa, tanto da spingere i soggetti colpiti ad allontanarsi dall’opera in questione, sono stati descritti anche casi di euforia, eccitazione che invece inducono chi ne è colpito all’irresistibile voglia di rimanere in contemplazione dell’opera d’arte all’infinito, senza mai abbandonarne la visione. Generalmente la durata dei sintomi è di qualche ora, anche se ci sono state descrizioni,nelle quali la sintomatologia ha avuto addirittura decorrenza settimanale.

Le cause che portano alla manifestazione del disturbo non sono ancora del tutto chiare. Sono state condotte delle ricerche che collegano l’insorgenza dei sintomi alla sfera neurobiologica.

Più nel dettaglio si è osservato come il culto dell’opera d’arte nella sindrome di Stendhal porti all’attivazione di specifiche aree cerebrali.

In particolare pare che vi sia un’ attivazione dell’amigdala, della corteccia anteriore del cingolo, della corteccia orbitofrontale laterale e mediale, lo striato ventrale, ecc., deputate al funzionamento e/o alla regolazione della sfera affettiva ed emotiva, coinvolte in particolar modo nella formazione degli stati emotivi sia normali che di natura patologica. Inoltre sembra attivarsi in questo disturbo, il sistema dei neuroni a specchio, ossia quei neuroni che permettono  all’uomo di relazionarsi con gli altri. Nella sindrome di Stendhal, in particolare, l’attivazione di questo sistema porterebbe il soggetto che guarda e contempla l’opera d’arte a provare le stesse emozioni che l’artista ha voluto inserire nell’opera, portando poi dunque a quella sensazione di estasi ed estraniamento che si concretizza con la manifestazione sintomatologica.

Per quanto concerne la terapia, se la situazione non è grave, nel senso che tende ad avere durata breve ed auto risolversi, generalmente non è richiesto alcun trattamento. Nel momento in cui i sintomi acquistano maggiore severità e si protraggono a lungo nel tempo, potrebbe richiedersi necessario l’aiuto del medico, nonché l’ausilio di farmaci tranquillanti che possano aiutare nel percorso riabilitativo.

-ToTo

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