È bene innanzitutto precisare che, in condizioni fisiologiche, la valvola mitrale o bicuspide, viene ad essere collocata tra atrio e ventricolo sinistro. Questa si compone di due lembi che sono ancorati mediante corde tendinee e due muscoli, detti papillari, alla parete del ventricolo sinistro. Sempre in condizioni di normalità. La contrazione dello stesso ventricolo e dei muscoli papillari, permette di tendere i due lembi in modo tale da evitare il così detto reflusso ematico nell’atrio.

Quando parliamo di prolasso valvolare mitralico, si va ad intendere una condizione opposta alla normalità e quindi patologica, che si manifesta con uno “sbandieramento” di uno o di entrambi i lembi valvolari in atrio sinistro, quando viene a contrarsi il ventricolo sinistro. È una condizione che epidemiologicamente interessa circa il 6-7% della popolazione mondiale, con elettività per il sesso femminile.

Per quanto concerne l’eziopatologia possiamo distinguere due forme di tale sindrome: quelle primarie, che possono avere base genetica oppure derivare da patologie preesistenti interessanti il tessuto connettivo; quelle invece secondarie in cui l’eziologia della malattia si ritrova in patologie differenti che interessano comunque il cuore quali ad esempio cardiopatia ischemica, endocardite, forme tumorali o anche difetti interatriali.

Nella maggior parte dei pazienti che presentano tale sindrome, non vengono a palesarsi particolari manifestazioni sintomatiche, quindi si può comunque vivere, ovviamente con tutti i crismi del caso, una vita tranquilla. Talvolta, soprattutto nelle forme più accentuate della patologia ed anche a seconda delle caratteristiche proprie del paziente, si può manifestare un quadro sintomatologico definito da dolori retrosternali( anche senza stimolazione fisica), palpitazioni e svenimenti.

La diagnosi di questa patologia, essendo questa asintomatica, si palesa generalmente occasionalmente. Infatti, durante l’auscultazione cardiaca è possibile apprezzare un click seguito da un soffio e a seguito di questo il medico decide di approfondire prescrivendo altri esami diagnostici. In particolare si ricerca un assetto diagnostico completo a livello cardiaco, registrandone l’attività elettrica tramite ECG, l’attività emodinamica, attraverso un ecocardiogramma e l’attività prolungata nel tempo attraverso un monitoraggio con holter nelle 24 ore e test da sforzo ripetuti.

Controllo ecocardiografico nei quali è evidenziabile lo sbandieramento in atrio sinistro dei lembi e il reflusso sanguineo in blu

La terapia nei casi meno gravi non prevede trattamenti particolari. Nei casi più gravi e con sintomatologia associata e soprattutto in caso di insorgenza di problemi di conduzione ed aritmie, il medico provvederà alla prescrizione dell’opportuna terapia antiaritmica, oltre che ad effettuare periodici controlli. Se il fail valvolare dovesse aggravarsi, si ricorre a ricostruzione della mitralica, per via chirurgica, applicando una protesi artificiale.

Ricostruzione con protesi artificiale

-ToTo

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