• “La malattia è uguale alla negazione della bellezza esteriore […].
  • “Chi lo dice? […] è un discorso molto relativo. Non credo che sia un termine con cui ci si possa rapportare con la malattia. “

Rosanna Benzi è stata una sorta di “inno alla vita” vivente per 29 anni. Uno di voi ci ha chiesto di parlare della sua storia ed abbiamo colto l’occasione per ricordare questa splendida donna che a quattordici anni, nel 1962, contrasse la Poliomielite. 

Foto tratta da Science ABC

Erano gli anni successivi alla prima somministrazione del vaccino Salk che solo sette anni prima fu utilizzato per la prima volta (dal 2002 diventò obbligatorio in Italia).  Il ’62 fu anche l’anno in cui venne commercializzato il vaccino Sabin. Due vaccini, questi citati poco sopra, differenti per caratteristiche e modalità di somministrazione ma utili a fare la stessa cosa: debellare la Polio. 

Rosanna Benzi non era vaccinata, il che è plausibile per quel periodo, e fu per questa ragione che contrasse una forma di Poliomielite che non determinò solamente una tetraplegia (un tipo di paralisi che paralizza tutti e quattro gli arti) ma anche una grave insufficienza respiratoria che la obbligò, a quel tempo, a vivere per i restanti 29 anni della sua vita all’interno di un polmone d’acciaio.

Il polmone d’acciaio è un dispositivo, ormai inutilizzato grazie al progresso che ha permesso di creare altri meccanismi di assistenza respiratoria, molto più comodi e meno “limitanti” per la vita di un paziente, che “respirava” per la persona incapace di farlo.

Immagine tratta da wikipedia

Lo faceva poiché, pressurizzando l’aria all’interno della sua struttura, più correttamente pressurizzandola e de-pressurizzandola, garantiva una espansione e compressione consequenziale del torace della persona malata che quindi riusciva a respirare.  Rosanna Benzi non è però ricordata solo per la sua vita all’interno del polmone d’acciaio, piuttosto per come è riuscita a dare dignità a quest’ultima, battendosi per i diritti di coloro che, impossibilitati a farlo, venivano semplicemente considerati “malati”. Lei è stata “fortunata”, come racconta, infatti, ha avuto accanto dei medici che non l’hanno considerata soltanto un numero ma “Rosanna”, come lei desiderava.

In una delle interviste fatte durante la sua vita, lei stessa ammise che “fin quando non saremo capaci di dire ad un handicappato che è antipatico, qualora ciò fosse vero, allora saremo i primi a far si che queste distinzioni continuino ad esistere”. 

Foto tratta da Repubblica Genova

Rosanna voleva il contrario, desiderava che la sua vita continuasse ad “esplodere” e rinnovarsi ogni giorno anche all’interno di una macchina, lo desiderava per se stessa e per coloro che vivevano la sua stessa condizione o che in genere avessero disabilità. Fu per questo che fondò “gli altri” nel ’76 e scrisse diversi libri tra cui il più celebre è sicuramente “il vizio di vivere”. Rosanna è una testimonianza di ciò che significa prendere in mano la propria vita e renderla ogni giorno meravigliosa e per quanto tutto ciò possa sembrare privo di senso, il suo dolore, la sua sofferenza, sono nulla in confronto al suo sorriso. 

Voglio ringraziare Simonetta per avermi dato modo di farmi scoprire questa storia per poi informarmi riguardo questa straordinaria donna. Sono felice di aver conosciuto la sua vita e la sua forza tale da essere dono per tutti, anche per quelli che consideriamo “normali”.

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