“Gli attacchi erano sempre uguali. Aveva la nausea per qualche ora, poi iniziava il vomito e non cessava per giorni. Non aveva mai la febbre o la diarrea e nemmeno crampi o veri e propri dolori. Aveva provato tutto quello che era riuscita a trovare in farmacia. […] La cosa strana, disse alla dottoressa Hsia, era che le uniche volte che si sentiva quasi normale durante quegli attacchi era quando stava sotto una doccia calda”

Questa è una delle storie raccontate nel libro “Ogni paziente racconta la sua storia” di Lisa Sanders, professore presso la facoltà di medicina di Yale e autrice di molti dei casi trattati in Dr. House. Nel caso particolare, alla ragazza venne diagnosticata la CHS, acronimo per Cannabis Hyperemesis Syndrome. Come si può già evincere dal testo, si tratta di una rara patologia caratterizzata da nausea e vomito frequente (più di 5 atti all’ora!) il cui unico sollievo per il paziente consiste nell’esporsi ad un getto d’acqua il più caldo possibile: più alta la temperatura, maggiore sarà il benessere derivatone. Nessun farmaco antiemetico risulta efficace nell’alleviare il sintomo, tanto da risultare spesso un enigma nelle corsie di pronto soccorso.

Questa patologia, documentata per la prima volta da J.H Allen in Australia nel 2001, sembra es-sere dovuta, presumibilmente, ad una reazione paradossa che la cannabis ha negli utilizzatori cro-nici geneticamente predisposti; presumibilmente poiché non vi sono ancora certezze su quali siano gli effetti collaterali derivati dall’uso cronico di cannabis.

Sono state proposte molte teorie fisiopatologiche, ma la più accreditata prevede da un lato la capacità del tetraidrocannabinolo (THC), principio attivo della cannabis, di conservarsi all’interno del grasso corporeo, per poi ridiffondere nel sangue lentamente, dall’altro l’effetto che la cannabis ha sull’emesi. Fisiologicamente la cannabis presenta un effetto proemetico a livello gastroenterico (sul cosiddetto sistema nervoso enterico) riducendo la motilità intestinale, e un effetto antiemetico a livello cerebrale, che prevale nettamente sul primo. Da ciò derivano le ben note capacità antiemetiche della cannabis e il suo ruolo, uno fra tutti, nel trattamento del vomito in corso di chemioterapia. Tuttavia in questo caso, in soggetti predisposti geneticamente e per motivi ancora sconosciuti, si ha una prevalenza dell’effetto proemetico e quindi l’insorgenza della CHS.

E il bisogno, condiviso da tutti i pazienti affetti, di mettersi sotto una doccia bollente per alleviare i sintomi? Secondo uno studio del 2014, sembra essere un comportamento appreso, e non un di-sturbo psicotico o ossessivo-compulsivo, tanto da essere tenuto in conto come possibile terapia palliativa. Il beneficio infatti sembra derivare dalla deregolazione che il THC opera a livello ipotala-mico, ove risiede il nostro centro termoregolatore, causando una condizione di ipotermia alleviata, appunto, dall’acqua calda.

L’unica soluzione per curare questa patologia è proprio la sospensione dall’uso di cannabis, con risoluzione completa, anche a lungo termine, come testimonia il follow-up più lungo (9 anni).

“Cannabinoid Hyperemesis Syndrome: a case report and review of pathophysiology” Iacopetti CL, et al. Clin Med Res. 2014

“Case of cannabinoid hyperemesis syndrome with long-term follow-up” Cha JM, et al. World J Clin Cases. 2014

“Cannabinoid hypermesis syndrome. A report of six new cases and a summary of previous re-ports” Contreras Narvaez et al. Addiciones, 2016 vol. 28

Un grazie speciale ad Alberto Galvano per il suo contributo! 🙂