Credere di essere morti.
Avere la piena, indissolubile, inconfutabile ed incontrovertibile convinzione di aver perso tutto il proprio sangue.
Ma come è possibile camminare, muoversi, respirare e nonostante ciò non credere minimamente di essere vivo?
Introduciamo la Sindrome di Cotard.

La Sindrome di Cotard deve il suo nome al suo scopritore, il neurologo francese Jules Cotard per l’appunto, che nel 1880 descrisse il caso clinico di “Mademoiselle X”, una donna di 43 anni che negava fermamente l’esistenza dei propri organi (in particolare cervello, nervi, torace, stomaco ed intestino) e della propria vita stessa, convincendosi di un destino di eterna dannazione, al quale cercò più volte di porre fine tentando di darsi fuoco.

Ma come è possibile non accorgersi di essere vivi? Come è possibile formulare pensieri, articolare discorsi e nonostante ciò non poter credere di essere vivi?

Si tratta di una condizione estremamente rara, correlata spesso a patologie come la malattia di Parkinson, la demenza, la depressione grave, alterazioni altero-venose a carico dei vasi encefalici, oppure lesioni traumatiche al cervello: questa rarissima sindrome viene caratterizzata da una lucido delirio nichilista nei confronti dei propri organi, del proprio sangue, della propria persona in toto e degli altri: questo porta dunque il malato a non avere la necessità di prendersi cura di sé ed addirittura di nutrirsi.
Il paziente perde completamente il fisiologico senso di empatia nei confronti degli altri esseri umani, non sente emozioni, non riesce a percepire odori e sapori.
Nel DSM-5 la Sindrome di Cotard rientra tra i disturbi depressivi come “episodio depressivo maggiore con manifestazioni melanconiche.

Eziopatogenesi:
Non si conoscono le precise cause di questo grave disturbo, anche se le ipotesi più accreditate asseriscono che vi siano delle lesioni a livello del lobo frontale e parietale, e che in particolare vi sia una interruzione delle fibre nervose che giungono in queste aree.
Sono state individuate alterazioni dell’attività elettrica cerebrale tipiche del coma vegetativo.

Sintomi:
La depressione ed il delirio di negazione di questi pazienti spiccano per drammaticità rispetto a qualunque altro disturbo psichiatrico.
Spesso i pazienti sono convinti di essere destinati alla dannazione eterna per espiare i peccati compiuti durante la propria vita.
Tanto frequenti, da potersi quasi considerare patognomoniche, sono le espressioni come “sono morto”, “il mio cuore è diventato di pietra”, “non c’è sangue dentro di me”, “mi manca lo stomaco”, “puzzo di carne marcia”, “non posso lavarmi, mi dissolverei nell’acqua”; il delirio nichilista integra la propria vita in toto (“non ho nome”, “non ho età”, “non ho passato”), ma anche la vita di relazione (“non ho famiglia”), fino ai beni materiali (“non ho abiti”, “non ho casa” ecc.).

La “sindrome del cadavere che cammina”, come viene indicata dagli anglosassoni, viene suddivisa cronopatologicamente in tre fasi:
1) Fase prodromica: ipocondria, depressione, cenestopatia (sensazione di sofferenza diffusa  a tutto l’organismo o ad un solo organo, spesso correlata con disturbi ansiosi, depressione o schizofrenia)
2) Fase acuta: delirio nichilista e profonda ansia
3) Fase cronica: variazioni repentine dell’umore e sistematizzazione dei deliri, che si organizzano quindi in due tipi principali:
– Tipo depressivo: caratterizzato da continui disturbi emotivi
– Tipo paranoico: caratterizzato da una depressione meno marcata

Attraverso diversi studi, per esempio questo, i pazienti affetti da questa sindrome sono stati distinti in tre fenotipi principali:
Soggetto con depressione psicotica: peculiare melanconia e moderati deliri nichilisti.
Soggetto tipo I: peculiari sono i deliri nichilisti e l’ipocondria marcata; mancano invece evidenze di stati depressivi o comorbilità: proprio per questo si ritiene dunque che questa sia la forma pura della Sindrome di Cotard.
Soggetto tipo II: peculiari sono i deliri nichilisti, le allucinazioni visive, l’ansia, la rassegnazione all’immortalità e all’eterna dannazione, i tentativi di suicidio e la depressione.

Trattamento
Sebbene i risultati non siano così ottimali, nei casi meno severi si preferisce optare con una terapia farmacologica con benzodiazepine e neurolettici, associata a sedute di psicoterapia.
Nei casi più severi i risultati migliori sono stati ottenuti con la TEC (terapia elettroconvulsivante, comunemente conosciuta come elettroshock), ormai resa completamente sicura dall’innovazione delle apparacchiature.
I deliri nichilisti e gli altri sintomi nella maggior parte dei pazienti vengono eradicati con 8 sedute.

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