“L’importante è che la morte ci trovi vivi”: così disse Marcello Marchesi, noto scrittore italiano, per incitare le persone a vivere davvero, prima che la morte sopraggiunga. E se fosse davvero così’? E se la morte sopraggiungesse non quando il cuore smette di battere, bensì dopo, negli ultimi minuti di coscienza e di vita? Come sarebbe a dire che quando il cuore si arresta, il cervello continua ad avere una propria attività? E’ vero che passa tutta la vita davanti agli occhi?

Ebbene, secondo uno studio della Southampton University, un individuo il cui cuore ha cessato di battere, entra in un’esperienza di “pre-morte” in cui il cervello continua a funzionare. In questi pochi minuti si ha ancora consapevolezza di ciò che sta accadendo intorno.

Quando il cuore smette di pompare sangue e va in arresto cardiaco, la prima emozione che si prova è la paura: una risposta cognitiva che avvisa il cervello di un imminente pericolo. Si attiva il talamo. Esso invia segnali e impulsi ad altre parti dell’organismo che, come meccanismo di difesa, rilasciano nel corpo glucosio, cortisolo e adrenalina. Il cervello è entrato in modalità di salvaguardia del corpo e fa di tutto per reagire contro la causa del pericolo. Se non riesce a difendersi, entra in morte clinica. Inizia l’esperienza di pre-morte biologica. Il cuore non batte più, l’ecg è piatto, viene dichiarato il decesso. Ma, il cervello è ancora attivo.

Le aree del cervello che memorizzano i ricordi, funzionano ancora. Gli ultimi impulsi rimasti nel cervello, stimolando quest’area, proiettano i ricordi della vita dell’individuo che sta morendo. Egli è proprio in questo momento, che vede la sua vita passargli davanti agli occhi. I ricordi vengono visti come flash, non in ordine cronologico e a volte perfino sovrapposti. Il cervello è in grado di analizzare la vita che ha appena trascorso. Esso è travolto da una sensazione di beatitudine.

Non si tratta di fantascienza, bensì dell’ultimo grido di allarme del cervello: “Vuoi davvero porre fine a tutto questo? Vuoi davvero che questi siano i tuoi ultimi ricordi? Saresti pronto ad abbandonare questa sensazione di tranquillità e pace per tornare alla vita o spinto dalla curiosità vuoi proseguire per la strada che hai intrapreso verso la morte?” Se il corpo e il cervello ricevono la spinta necessaria, non è improbabile che l’individuo riesca a tornare alla vita. In caso contrario, si entra nella fase di morte biologica.

Uno studio dell’Università Hadassah di Israele ha eseguito numerosi esperimenti, avvalorando tale teoria. E’ stato possibile osservare il cervello in azione anche pochi minuti dopo l’arresto cardiaco. L’attività celebrale era ancora presente, proprio nelle aree del cervello che controllano la memoria. Inoltre, testimonianze di persone che sono state rianimate, dopo pochi minuti dal decesso clinico e di persone che si sono risvegliate dal coma, confermano di aver provato le sensazioni descritte sopra e affermano di aver iniziato a rivivere la propria vita mentre il cuore non batteva.

E’ scientificamente provato, pertanto, che non si tratta di fantascienza. Alla luce di tali scoperte non è utopico pensare che un giorno, gli scienziati troveranno il modo di riportare alla vita i morti. D’altra parte, il cervello è il più potente computer e come tale, ha solo bisogno di impulsi elettrici. Sono solo le menti non aperte al progresso scientifico, o che hanno paura di esso, che pensano che la morte sia una reazione irreversibile.

 

-Bb

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