Faraone dell’antico Egitto

Lo shock anafilattico è stato descritto fin dall’antichità ed il primo episodio di anafilassi è documentato in un geroglifico del 2640 a.c., che descrive la morte del faraone Menes in seguito alla puntura di un imenottero. Risulta evidente che allergie ed anafilassi non sono problemi recenti, ma sono esistite da sempre, e perfino Ippocrate e Galeno parlano di allergie alimentari nei loro trattati.

Geroglifico antico Egitto
Tuttavia, il termine anafilassi fu introdotto soltanto nel 1902 da due ricercatori, Charles R. Richet e Paul J. Portier, che descrissero le reazioni anafilattiche nell’animale da esperimento. Il fenomeno è stato inizialmente indicato con il termine “a-phylaxis”, che in greco significa mancanza di protezione, divenuto successivamente per motivi eufonici “ana-phylaxis”. Per i loro studi, Richet e Portier vinsero il premio Nobel nel 1913.
Ma in cosa consiste esattamente lo shock anafilattico?

E’ una reazione allergica severa e potenzialmente letale, che può manifestarsi quando un soggetto entra in contatto con un allergene (per altri soggetti innocuo) verso il quale è stato precedentemente sensibilizzato. 

Infatti, quando penetra nell’organismo per la prima volta, l’allergene è innocuo, perché il sistema immunitario non ha ancora sviluppato gli anticorpi necessari a combatterlo. Tuttavia, queste immunoglobuline specifiche (del tipo IgE) saranno presenti in caso di successive esposizioni all’antigene ed inevitabilmente comporteranno una reazione immunitaria esagerata ogni qualvolta il soggetto entrerà in contatto con l’allergene. Saper riconoscere prontamente i sintomi di uno shock anafilattico risulta, quindi, essenziale per arrestare l’innesco di una cascata di eventi emodinamici che possono portare a morte il paziente.

Questa grave reazione sistemica è innescata principalmente dal rilascio di istamina da parte di mastociti e basofili e induce vasodilatazione a livello delle venule post capillari e aumento della permeabilità capillare con passaggio di liquidi e proteine dal compartimento vascolare quello interstiziale. Quindi, da un punto di vista emodinamico, la caduta della pressione arteriosa è secondaria a una riduzione del ritorno venoso da ipovolemia, mentre quest’ultima è aggravata dalla diminuzione della pressione oncotica plasmatica. Da un punto di vista clinico, oltre ai segni e sintomi tipici dello shock, possono essere presenti anche segni e sintomi innescati da anafilassi distrettuale come manifestazioni respiratorie da severa broncocostrizione oppure edema della glottide; quest’ultimo interessa l’epiglottide, le pliche ariepiglottiche, le aritenoidi e la regione epiglottica e, a volte, le corde vocali e può condurre a morte per asfissia.
Rischio di asfissia in soggetto in shock anafilattico con edema della glottide
FATTORI DI RISCHIO:
Tra i fattori di rischio dello shock anafilattico ricordiamo la predisposizione genetica, la familiarità, la presenza di allergie e di precedenti episodi anafilattici. L’anzianità del paziente può rappresentare un fattore di rischio per le maggiori probabilità di sensibilizzazione ai farmaci, e per la più frequente assunzione di medicinali ipotensivi come gli ACE-inibitori (che diminuiscono le capacità dell’organismo di reagire allo shock); quest’ultimo, più che un fattore di rischio per il verificarsi dell’evento avverso, rappresenta un fattore prognostico negativo dopo che lo shock si è innescato.

 

CAUSE:

  1. I fattori eziologici che più frequentemente scatenano lo shock anafilattico sono i farmaci, con reazioni più rapide e gravi in caso di somministrazione endovenosa. Tra i medicinali più frequentemente responsabili di shock anafilattico ricordiamo la penicillina ed altri antibiotici, gli anestetici locali e generali, i mezzi di contrasto iodati, gli emoderivati e sostituti del plasma, l’insulina, l’eparina, i FANS ed i miorilassanti.
  2. Altre sostanze responsabili di shock anafilattico sono i veleni di alcuni insetti (punture di imenotteri come api, vespe e calabroni), dei serpenti e delle formiche rosse.
  3. Molto frequente nei bambini (ma non è escluso che possa avvenire anche negli adulti), è l’anafilassi grave riconducibile all’esposizione ad allergeni alimentari  o a comuni allergeni da inalazione.
  4. A volte, quando la causa non è determinabile, lo shock anafilattico viene definito idiopatico.
SINTOMI PRINCIPALI (in ordine crescente di gravità):
  • brusco calo pressorio e tachicardia compensatoria;
  • pallore intenso, orticaria generalizzata, rush cutaneo e prurito diffuso, sudorazione profusa con cute fredda, vertigini, senso generalizzato di grave malessere, ansietà, angoscia, raucedine, abbassamento della voce, disfonia, tosse stizzosa;
  • angioedema delle vie aeree superiori, broncospasmo e importanti difficoltà respiratorie, tachipnea con ipocapnia e respiro superficiale;
  • possibili sintomi enterici (dolori addominali, nausea e vomito);
  • cianosi (colorazione bluastra della cute) e marcata sensazione di soffocamento;
  • collasso circolatorio, perdita di coscienza e convulsioni;
  • coma e morte che sopraggiunge in seguito all’asfissia e alla grave ipossia (arresto respiratorio) o all’ipotensione severa (arresto cardiocircolatorio).
La gravità di una reazione allergica dipende da:
  • le condizioni individuali;
  • la via di inoculazione dell’allergene;
  • la sua quantità;
  • la velocità di somministrazione.
APPROCCIO TERAPEUTICO: COSA FARE IN CASO DI SHOCK ANAFILATTICO?
  • Mettere la vittima in posizione antishock (paziente con le gambe sollevate di circa 30 cm). Questa posizione, detta di Trendelenburg, risulta particolarmente utile perché favorisce il ritorno venoso dagli arti inferiori agli organi vitali (cuore e cervello) per semplice effetto della gravità;

 

 

  • Allertare immediatamente i soccorsi sanitari;

 

 

 

  • Somministrare il più precocemente possibile catecolammine: adrenalina o epinefrina per via intramuscolare o endovenosa (farmaci salvavita in quanto danno vasocostrizione con aumento della PA e broncodilatazione con aumento del grado di ossigenazione);  i pazienti che sono predisposti allo shock anafilattico per note allergie gravi dovrebbero sempre portare con loro una siringa di adrenalina per   l’autoiniezione i.m. d’urgenza;

 

 

  • Somministrare antistaminici e corticosteroidi che contrastano l’azione dei vari mediatori coinvolti nello shock, riducono l’infiammazione a carico delle vie aeree e migliorano la capacità respiratoria del paziente;

 

 

 

  • Assicurare il mantenimento della pervietà delle vie aeree e l’ossigenazione mediante ossigeno-terapia o ventilazione non invasiva;

 

 

 

  • Associare soluzioni infusionali di tipo elettrolitico o colloidale per compensare la vasodilatazione periferica, l’ipotensione e la fuoriuscita di fluidi intravascolari nei tessuti;

 

 

 

  • Possono essere somministrati broncodilatatori, come albuterolo, salbutamolo o altri farmaci beta2-agonisti per migliorare la pervietà delle vie aeree ed il grado di ossigenazione del paziente.

 

In conclusione, soltanto una terapia tempestiva ed adeguata può riportare progressivamente alla normalità i parametri vitali ed il quadro clinico; la prognosi è tanto più grave quanto più breve è il tempo che intercorre tra l’esposizione all’allergene e la comparsa del quadro clinico tipico dello shock anafilattico, che risulta essere un’emergenza medica a causa di una brusca caduta della pressione arteriosa, unita ad occlusione delle vie respiratorie e conseguente riduzione del grado di ossigenazione cerebrale con danni irreversibili, fino al coma e alla morte per arresto respiratorio o cardiocircolatorio. Sarebbe pertanto auspicabile che ogni operatore, sanitario o laico che sia, conoscesse almeno le basi del primo soccorso da offrire al soggetto che sviluppa una reazione anafilattica. Come scrisse il  medico greco considerato il padre della medicina, “la guarigione è legata al tempo e, a volte, anche alle circostanze.” (Ippocrate di Kos, 460-370 a.C.).

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