In un’intera vita l’uomo sbadiglia circa 250 mila volte, senza sapere perché. Cosa induce quest’evento a verificarsi? Come mai se solo pensiamo all’atto di sbadigliare, finiamo proprio col farlo? Quando ci capita di farlo poco dopo la persona che abbiamo davanti, si tratta di contagio o di coincidenza?

La risposta a queste domande è stata cercata da moltissimi scienziati. Sono stati eseguiti più di mille esperimenti, eppure ancora non si riesce a capire chi ha ragione. Lo sbadiglio, l’azione più frequente del mondo, ha ancora cause ignote.

Si è sempre pensato che esso sia indice di stanchezza, noia o stress. Alcuni sostengono che si sbadiglia per compensare una carenza energetica: sbadigliare non è altro che permettere a grandi quantità di ossigeno di entrare nel corpo in un solo colpo, stimolando l’attività delle nostre cellule, così da produrre energia da usare come carburante. Questa potrebbe essere la ragione per la quale sbadigliamo mentre stiamo lavorando o studiando, ad esempio. In questo caso, lo sbadiglio sarebbe un meccanismo difensivo per evitare di addormentarsi in situazioni in cui ciò non è permesso. Secondo altri invece, esso riduce le quantità di ossigeno in entrata, sostenendo esattamente l’opposto.

Secondo questo studio pubblicato su Physiology & Behavior, la “pandiculazione” non è altro che un meccanismo per refrigerare il cervello. Quest’ultimo più volte è stato paragonato ad un computer e infatti, anch’esso, se si surriscalda ha bisogno di raffreddarsi. Ad avvalorare tale ipotesi, è stato condotto un esperimento in cui delle persone dovevano mettersi in testa una borsa d’acqua calda e delle altre, una borsa d’acqua fredda, mentre visionavano video di persone che sbadigliavano. Il 41% delle persone con la borsa d’acqua calda ha sbadigliato, mentre lo ha fatto solo il 9% di quelle con quella fredda.

Una delle cause che induce a compiere tale azione è sicuramente guardare o sentire qualcun altro che lo sta facendo. Perché sbadigliare è contagioso?

Emulare l’azione della persona che abbiamo davanti, può essere dovuto all’empatia che proviamo con tale persona.  Un recente studio di Ivan Norscia e Elisabetta Palagi, “ha fornito la prima evidenza comportamentale che il contagio dello sbadiglio è associato al legame empatico tra le persone”. Infatti si è notato che il grado di empatia, sia direttamente proporzionale al grado di contagio dello sbadiglio: più una persona ti è vicina affettivamente più è probabile che ti contagi sbadigliando. Sembrerebbe inoltre che chi ha disturbi dell’empatia, come l’autismo o la sindrome di Tourette, sia immune al contagio in quanto in grado di silenziare il suo sistema-specchio. Tuttavia altri scienziati ritengono che tali disordini neurologici aumentino il grado di empatia provato. Pertanto, non esistono prove concrete ad avvalorare tale ipotesi.

Cucciolo di macaco che imita l’azione umana

Per sistema-specchio, s’intende il complesso sistema dei neuroni a specchio, che pare sia coinvolto nella causa dell’emulazione emotiva di diverse azioni. Come ad esempio sbadigliare, ma non solo, anche piangere guardando un film drammatico o provare piacere guardando due individui che si baciano. In sostanza, più siamo in grado di distaccarci dalle emozioni altrui, più riusciamo a silenziare il lavoro dei neuroni a specchio, meno siamo suscettibili al contagio.

Secondo questa ricerca effettuata con la stimolazione magnetica transcranica (TMS), l’area del cervello in cui sono presenti i neuroni a specchio, (secondo gli scienziati che hanno condotto l’esperimento, l’area di Broca), non è attiva durante il contagio dello sbadiglio. E’ risultata attiva invece la corteccia motoria primaria.

Un altro studio condotto invece utilizzando la spettroscopia funzionale nel vicino infrarosso (fNIRS), invece, sostiene che tali neuroni siano localizzati proprio nella corteccia premotoria. Tale ricerca dimostra che la tecnica usata è la più valida per verificare e testare il sistema dei neuroni a specchio (MNS).

Si spera che grazie a ricerche future si sarà in grado di trovare finalmente una risposta concreta e scientificamente dimostrata a queste domande. Per adesso, limitiamoci a sbadigliare senza saperne il motivo.

Scrivendo quest’articolo ho voluto effettuare anch’io un esperimento: quante volte hai sbadigliato leggendolo e guardando le immagini? Guarda questo video. Quante volte hai sbadigliato guardando il video? Scrivete il vostro numero nei commenti. I risultati verranno pubblicati nel prossimo articolo.

 

 

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