L’osteosarcoma rappresenta un tumore maligno a carico dell’apparato scheletrico. Epidemiologicamente predilige i soggetti pediatrici o adolescenti, ma può svilupparsi anche nei pazienti adulti, nonché anziani. L’esordio della malattia può presentarsi in qualsiasi segmento osseo, con particolare elezione per le ossa in via di accrescimento, dunque le ossa lunghe, quali femore tibia e omero. Per quanto concerne le altre quindi bacino, anca, spalla e mandibola, vengono colpite soprattutto nei pazienti anziani. La neoplasia porta ad una progressiva distruzione del tessuto osseo, portando molte volte anche all’ insorgenza di fratture patologiche.

È bene precisare che l’osteosarcoma è un tumore primitivo, ossia genera direttamente dall’osso, non va per tanto confuso con le metastasi ossee. Per quanto riguarda l’eziopatologia non si ha ancora un quadro chiaro delle cause che possano indurre la formazione neoplastico del tessuto osseo, tuttavia sono stati individuati alcuni fattori di rischio quali:

  • Sviluppandosi questa patologia più frequentemente in una fascia di età compresa tra i 10 e i 30 anni, gli studiosi sono alla ricerca dell’evento/fattore predisponente l’insorgenza della neoplasia, che coincida con il periodo dello sviluppo caratterizzato dall’aumentata attività osteoblastica ed osteogenetica.
  • Un secondo fattore di rischio, che però sembra interessare gli over 60, è la concomitante presenza di altra patologia ossea.
  • Il retinoblastoma e la sindrome di Li-Fraumeni ( legata alla mutaione del gene p53) sembrano poter essere coinvolte nell’insorgenza della patologia tumorale. Anche la sindrome di Rothmund-Thomson, malattia autosomica recessiva che porta difetti congeniti a capelli pelle ed ossa può essere coinvolta nell’insorgenza dell’osteosarcoma.
  • Infine è bene ricordare che l’esposizione a radiazioni, sia per motivi lavorativi, che per motivi terapeutici ( radioterapia) predispone all’insorgenza del tumore.

Il quadro sintomatologico generalmente si presenta con dolore, arrossamento e gonfiore nel sito di insorgenza, fratture ossee patologiche, limitazioni nel movimento. Nei casi più gravi, nei quali il tumore diventa particolarmente grande, ci può essere un interessamento dei nervi e dei muscoli con un conseguente aumento dei sintomi.

Per la diagnosi il medico prescriverà gli esami più opportuni atti all’identificazione del sito tumorale, della stadiazione, nonché di eventuali metastasi in altri distretti. Si parte con indagini radiografiche (raggi x) che meglio evidenziano il tumore in situ, per poi passare ad altre tecniche di imaging quali TAC,PET, scintigrafia ossea e risonanza magnetica, solitamente terminando il percorso diagnostico con una biopsia. All’immagine radiografica l’osso appare di forma irregolare a causa di spicole  ossee calcificate che formano angoli retti ( lesione tipica detta triangolo di Codman). La stadiazione del tumore consente di evidenziare se questo è circoscritto ad una zona o comincia ad essere diffuso in altri distretti. L’osteosarcoma in particolare può essere:

  • Localizzato: se le cellule tumorali sono localizzate solo nel tessuto osseo, dove il tumore ha avuto origine;
  • Metastatico: se le cellule neoplastiche si sono diffuse dall’osso ad altre parti del corpo; in genere, le metastasi interessano i polmoni o altre ossa.
  • Recidivante: l’osteosarcoma è recidivante se si è ripresentata durante o dopo il trattamento, nella stessa sede del tumore originale o in un’altra regione del corpo.

    Triangolo di Codman evidenziato dalle frecce

Il tipo di trattamento per questo tipo di tumore varia in base a diversi fattori in primis lo stadio, l’estensione ecc.

La chemioterapia che prevede l’utilizzo di farmaci, in tal caso per via sistemica dunque per via orale, endovenosa o intramuscolare, che permette di uccidere le cellule tumorali. La chemio può essere utilizzata sia nelle fasi di diagnosi precoce, quando il tumore è molto piccolo, sia nelle fasi antecedenti l’intervento chirurgico di resezione o amputazione, al fine di ridurne le dimensioni.

La chirurgia prevede solitamente un approccio di tipo conservativo, volto cioè, a preservare il salvabile provvedendo ad una resezione circoscritta alla sola lesione ossea e sopperendo poi alla mancanza di tessuto attraverso l’utilizzo di innesti. Nei casi particolarmente gravi ed estesi si provvede invece all’amputazione dell’arto interessato( questo per rispettare i termini di chirurgia oncologica, secondo i quali il tessuto circostante ad una certa distanza solitamente dai 5 cm dalla lesione, potrebbe presentare interessamento tumorale) e alla sostituzione dello stesso con protesi.

Infine si può ricorrere alla radioterapia, quindi l’uccisione delle cellule tumorali attraverso le radiazioni, che però per l’osteosarcoma non si ritiene particolarmente efficace.

In conclusione, per quanto riguarda la prognosi, per i tumori di piccole dimensioni è buona. In caso di estensione dello stesso a seconda del distretto interessato la prognosi peggiora, in particolar modo se la metastasi giunge a livello polmonare.

-ToTo

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