Si tratta in realtà di una mutazione genetica puntiforme da citosina(C) a timina(T) in posizione 667 (C667T), che da origine ad una sostituzione amminoacidica alanina(A) valina (V) al residuo 223. Tutto questo da origine ad una mutazione del gene MTHFR (metilen-tetraidrofolato reduttasi), con conseguente aumento plasmatico di omocisteina e, allo stesso tempo, riduzione dell’acido folico.

Il gene MTHFR codifica per un enzima chiamato metilen-tetraidrofolato reduttasi. Quest’ultimo è coinvolto nella conversione del 5,10-metilen-tetraidrofolato in 5-metil-tetraidrofolato, una molecola che consente la rimetilazione dell’omocisteina in metionina, tramite l’intervento della vitamina B12 come cofattore. La conversione dell’omocisteina in metionina diventa una tappa particolarmente importante per il nostro metabolismo. Infatti, un accumulo eccessivo nel sangue di omocisteina predispone ad un rischio cardiovascolare elevato.

Trattandosi  di una patologia su base genetica, è bene precisare le modalità di trasmissione. In tal caso la patologia è definita autosomica recessiva, ciò vuol dire che per poter espressa dalla prole, il genotipo di quest’ultima dovrà essere omozigote. In caso di eterozigosi, parleremo invece di portatore sano.

Secondo una recente stima a livello europeo emergono i seguenti dati epidemiologici: il 3,5% della popolazione europea è colpita dalla patologia, la condizione di portatore sano (eterozigosi) vede coinvolta una percentuale pari al 43-45%, mentre la chiara espressione patologica vede coinvolto l’8-15% dell’intera popolazione.

La valutazione della mutazione del gene MTHFR è indicata nel momento in cui si vogliono capire le cause di eventuali aumenti di omocisteina nel sangue. Inoltre come già detto, tale mutazione può portare al manifestarsi di differenti patologie, soprattutto quando si ha la concomitante carenza di acido folico e vitamina B12, che sono cofattori dell’enzima coinvolto nella mutazione. Il dosaggio dell’omocisteina è pertanto associato ad altre indagini diagnostiche, quali il dosaggio dei folati e la ricerca di mutazioni che interessano i fattori della coagulazione.

Ma quali sono le patologie causate dalla mutazione MTHFR?

Iperomocisteinemia:

L’aumento dell’omocisteina nel sangue predispone allo sviluppo do patologie cardiovascolari, quali ictus, eventi trombotici ed infarto del miocardio. L’iperomocisteinemia si può associare a sintomi e segni inizialmente subdoli ed aspecifici, come:

  • Diarrea;
  • Vertigini;
  • Senso di fatica e debolezza;
  • Perdita dell’appetito;
  • Pallore;
  • Battito cardiaco accelerato;
  • Fiato corto;
  • Dolore alla bocca ed alla lingua;
  • Formicolio, intorpidimento e/o bruciore a piedi, mani, braccia e gambe.

Ci sono poi anche altre patologie correlate all’iperomocisteinemia, quali predisposizione allo sviluppo di fragilità ossea e predisposizione a patologie neurodegenerative quali alzheimer e demenza. È dunque opportuno integrare come terapia la carenza di vitamine b12 e b9 che fungono da cofattori importanti per il funzionamento dell’enzima metilen-tetraidrofolato reduttasi.

 

Difetti del tubo neurale:

Il tubo neurale è una struttura presente nell’embrione, che si sviluppa dando origine al cervello ed al midollo spinale. Inizialmente, questo si presenta come un piccolo nastro di tessuto che si ripiega lentamente verso l’interno. Se tale processo non avviene correttamente, la formazione del midollo spinale e del cervello risulta irreversibilmente compromessa.

ANENCEFALIA

A seconda del tipo di mutazione MTHFR possono svilupparsi differenti tipi di malformazioni del tubo neurale in particolare l’anencefalia e la spina bifida. Per quanto concerne il primo caso si tratta di una mancata o incompleta formazione dell’encefalo e delle ossa del cranio. Questa è una condizione non compatibile con la vita, che porta solitamente ad una morte prematura o al massimo dopo qualche ora di vita. Per quanto riguarda la spina bifida, invece,  si tratta di una malformazione del sistema nervoso centrale conseguente alla mancata fusione sulla linea mediana dei due nuclei di ossificazione dell’arco neurale. Il risultato è che una parte del midollo spinale può sporgere attraverso un’apertura nella colonna vertebrale, con danni permanenti alle terminazioni nervose.

In conclusione, viste le numerose patologie e complicanze alle quali si può andare in contro, risulta necessaria una sensibilizzazione rispetto a questa mutazione e ,soprattutto, l’esecuzione delle opportune analisi di controllo, integrando quando necessario con la terapia e l’apporto nutrizionale i deficit di folati necessari al corretto funzionamento dell’enzima.

-ToTo

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