La malattia di Parkinson è una patologia neurodegenerativa progressiva multisistemica, la seconda più comune a livello mondiale con una prevalenza stimata allo 0,3%, in aumento con l’avanzare dell’età in entrambi i sessi senza distinzioni. In Europa, la prevalenza tra 85 e 89 anni è stata riportata al 3,5%.

Immagine correlataLa malattia comporta alcune modificazioni cerebrali neuropatologiche distintive, come la formazione di corpi sferici proteici anormali chiamati corpi di Lewy; negli stadi pre-sintomatici della malattia, i corpi sono confinati al midollo allungato/ tegmentum pontino e bulbo olfattivo/nucleo olfattivo anteriore; con la progressione della malattia, la substantia nigra e altri nuclei del mesencefalo e del proencefalo sono colpiti. E’ in questa fase che hanno luogo le principali manifestazioni cliniche; nella fase finale, la malattia attacca la corteccia.

I sintomi clinici si configurano solitamente come disturbi motori, ma vi possono essere anche diverse altre manifestazioni a vari livelli del sistema nervoso. La principale distinzione della sintomatologia si ha in sintomi motori e non motori.

L’eziologia della malattia di Parkinson è multifattoriale e non esiste un trattamento disponibile utile a risolvere o anche solo a fermare in maniera efficace la progressione della patologia. La terapia effettuata con farmaci dopaminergici è solamente finalizzata al contenimento di quelli che sono i sintomi motori. Il levodopa rappresenta il trattamento di prima linea per la gran parte dei casi; con il suo utilizzo la risposta è inizialmente buona, ma con il passare del tempo e lo sviluppo della malattia, sviluppo che comporta una ridotta capacità di immagazzinamento dopaminico, la risposta terapeutica va via via scemando. Un’altra possibilità è data dalla terapia chirurgica con stimolazione elettrica cerebrale profonda; tuttavia quest’ultima risulta disponibile solo per una piccola percentuale selezionata di casi.

Risultati immagini per parkinsonSi stima che fino all’80% delle cellule dopaminergiche nel sistema nigro-striatale si perdano prima che appaiano le caratteristiche motorie cardinali del morbo di Parkinson. Questo comporta la comparsa dei tipici disturbi motori e dunque della definizione della diagnosi. Questi sintomi sono:

  • Lentezza dei movimenti volontari con progressiva riduzione della velocità;
  • Rigidità muscolare;
  • Tremore a riposo;
  • Instabilità posturale.

Nella maggior parte dei casi, i sintomi esordiscono in un lato del corpo e solo successivamente la comparsa risulta controlaterale. La postura del corpo diventa curvata con rigidità assiale e degli arti, vi è tendenza ad un’andatura strascicata e una mancanza di oscillazione del braccio mentre si cammina. La bradicinesia può portare a un volto privo di espressione (ipomimia) e le ampiezze della scrittura della mano diventano più piccole (micrografia). Circa l’80% soffre di tremore agli arti, perlopiù quelli superiori con il tipico segno di rotolamento della pillola, ovvero la tendenza del pollice e dell’indice a entrare in contatto e ad eseguire un movimento circolare. Disturbi del linguaggio si verificano in più della metà dei pazienti, così come problemi di deglutizione e dribbling di saliva.

La distonia rappresenta un altro sintomo motorio consistente in una contrazione muscolare prolungata accompagnata da movimenti anormali. Tipici sono il piede equino, la flessione dell’avambraccio, distonia oro-mandibolare, torcicollo o diverse combinazioni di questi sintomi.

Risultati immagini per parkinsonPrima che compaiano i sintomi motori e venga formulata la diagnosi, i pazienti possono presentare una varietà di sintomi pre-motori. Questi sono:

  • Apatia
  • Sonnolenza diurna
  • Stitichezza
  • Anedonia di memoria
  • Perdita dell’olfatto e del gusto
  • Sudorazione eccessiva
  • Depressione e ansia

Come abbiamo potuto capire, la malattia influenza in maniera importante la qualità della vita e porta ad una totale dipendenza dalle attività della vita quotidiana e ad una più alta mortalità ospedaliera rispetto alla popolazione generale con un rischio relativo di 1.6-3.0. Dal momento della diagnosi alla morte, invece, il periodo di vita varia da 6,9 a 14,3 anni.

Un buon ritratto della patologia è stato fornito nel film Awakenings. Guardatelo!

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