La meningite è una malattia infiammatoria delle membrane che rivestono l’encefalo (principalmente pia madre ed aracnoide) e del liquido cerebro-spinale (liquor). Essa può essere causata da agenti infettivi (batteri, virus, miceti, parassiti) o da agenti chimici o fisici. E’ la più frequente sindrome infettiva del sistema nervoso centrale, nonché molto pericolosa in quanto può seriamente mettere a rischio la vita e la sopravvivenza della persona che ne è affetta. La forma virale, detta anche meningite asettica, è quella più comune: di solito non ha conseguenze gravi e si risolve nell’arco di 7-10 giorni. La forma batterica è più rara ma estremamente più seria, e può avere conseguenze fatali. Esistono, quindi, molte e diverse forme di meningite, ognuna delle quali è caratterizzata da particolari sintomatologie e quadri clinici. Analizziamo, in questo articolo, la Meningite Meningococcica e la storia di Bebe (Beatrice) Vio, Campionessa Paraolimpica italiana, colpita da Meningite da Meningococco di tipo C, nel 2008, e sopravvissuta ad essa! In questo articolo ci occuperemo della Meningite Meningococcica, un tipo di meningite batterica: infatti, la tipologia di meningite batterica varia dal diverso tipo di batterio che colpisce particolari categorie di individui, a seconda della loro fascia di età:

  • Nei neonati prematuri e in quelli fino a tre mesi di età, i più comuni sono gli streptococchi di gruppo B e quelli che più frequentemente si trovano nel tratto digestivo, come l‘Escherichia coli e lo Streptococcus agalactiae. Anche la Listeria monocytogenes  può colpire i neonati e si manifesta solitamente in forma epidemica.
  • I bambini più grandi sono più comunemente colpiti da Neisseria meningitidis (meningococco), Streptococcus pneumoniae (pneumococco, sierotipi 6, 9, 14, 18 e 23) e quelli sotto i cinque anni da Haemophilus influenzae di tipo B. Lo pneumococco, oltre alla meningite, può causare polmonite, infezioni delle prime vie respiratorie e otite.
  • Negli adulti, la Neisseria meningitidis e lo Streptococcus pneumoniae insieme provocano l’80% dei casi di meningite batterica.
Bebe Vio

Nel 2008, quando aveva 11 anni, Beatrice Vio (schermitrice italiana di 19 anni medaglia d’oro al fioretto alle Paralimpiadi 2016, la prima in Europa a gareggiare con un braccio armato prostesizzato) fu colpita da una meningite acuta che le causò gravi emorragie interne e costrinse i medici che la curavano ad amputarle gli avambracci e le gambe per salvarle la vita. La forma di meningite che la colpì fu quella causata dal Meningococco di tipo C.

A 10 anni, Bebe era stata vaccinata contro la meningite di tipo A, ma le campagne vaccinali contro le altre forme dell’infezione non erano ancora state avviate per i ragazzi della sua età. Dopo il suo caso, la copertura vaccinale contro questa forma di meningite fu estesa ad altri 700 ragazzi nella zona del Veneto in cui l’atleta vive. Dimessa dopo tre mesi e mezzo di degenza ospedaliera, riprese immediatamente la scuola. In seguito, si sottopose a riabilitazione motoria e a fisioterapia presso il centro protesi INAIL di Budrio (BO) e, circa un anno dopo l’insorgenza della malattia, riprese l’attività sportiva di schermitrice, anche di livello agonistico, grazie a una particolare protesi progettata per sostenere il fioretto.Nel settembre 2016 ha posato per una campagna fotografica a favore della vaccinazione contro la meningite. L’8 novembre 2017 la schermitrice veneziana conquista il suo secondo titolo di campionessa mondiale paralimpica nel fioretto individuale. Insomma, Bebe Vio non si è lasciata sconfiggere dalla violenza con la quale la Meningite l’aveva colpita da bambina: si è rialzata più forte di prima!

Ma cos’è la Meningite Meningococcica? Come possiamo riconoscerla? Da Cosa è causata?

La Meningite Meningococcica è anche chiamata Meningite cerebrospinale epidemica. Si tratta di una malattia:

  • infettiva
  • acuta
  • molto contagiosa

causata da Neisseria meningìtidis: conosciuto anche come meningococco, è un batterio capsulato, Gram-negativo, che colonizza esclusivamente la specie umana: tende ad associarsi con un altro microrganismo della stessa specie per formare un diplococco ed assume così una caratteristica forma a “chicco di caffè”. La capsula contiene polisaccaridi che permettono di distinguere 9 gruppi sierologici, dei quali distinguaiamo 4 principali e noti da tempo (A, B, C, D), altri così detti minori, identificati successivamente (X, Y, Z, 29E, W135). È l’agente eziologico della meningite batterica e di alcune setticemie che pongono ad alto rischio la vita del paziente (meningococcemia). Al di fuori dell’organismo, il meningococco è molto labile e presenta scarsissima resistenza ai comuni disinfettanti ed agli agenti fisici ambientali: sono sensibili alle radiazioni UV, all’essiccamento e al freddo (non sopravvivono a temperature al di sotto dei 24 °C  e questo particolare deve essere tenuto presente in caso di prelievo a scopo diagnostico). Inoltre, è scarsamente patogeno per gli animali di laboratorio.

Il gold standard (l’esame diagnostico più accurato per confermare un determinato dubbio diagnostico, al quale ogni altro esame e, soprattutto ogni altro nuovo esame, deve rapportarsi per avere validità diagnostica) che consente l’identificazione di N. meningitidis si basa sulla crescita di colonie a partire da prelievi diversi in base alla tipologia di paziente:

  • prelievi di tessuti fisiologicamente sterili, nel caso di pazienti malati (il liquido cefalorachidiano nel caso di meningiti batteriche) mediante puntura lombare;
  • il sangue nel caso di meningogoccemia, mediante prelievo di sangue periferico;
  • prelievo di tessuti fisiologicamente colonizzati nel caso di portatori (tampone nasofaringeo).

Trasmissione:

La trasmissione è aerea e si realizza per mezzo delle goccioline di Flugge (microgocce di saliva, vapor acqueo, in grado di rimanere sospese in aria e di veicolare, dispersi in aerosol, agenti infettivi di numerose malattie): la trasmissione è favorita dall’affollamento.

Il periodo di incubazione è generalmente 3-4 giorni (da 2 fino a 10 giorni) ma bisogna considerare che il meningococco può causare sepsi meningococcica, con formulazione di un quadro clinico, talvolta molto severo, per la presenza del meningococco nel sangue con febbre alta, ipotensione, petecchie, insufficienza da parte di uno o più organi fino anche ad un esito fatale.

Patogenesi:

La via d’ingresso è rappresentata dalla mucosa rino-faringea, dove il microrganismo può rimanere anche per lungo tempo, senza dar luogo a manifestazioni cliniche. Infatti, il meningococco fa parte della flora batterica presente nel nasofaringe di circa il 5-15% della popolazione adulta. Poiché non è mai stata isolata in esseri diversi dall’uomo, è stata ipotizzata la forte dipendenza del meningococco dalle fonti di ferro umane, in particolare lattoferrina e transferrina. Dunque, il microrganismo non è necessariamente un patogeno: alberga fisiologicamente nel nasofaringe di persone sane, come innocuo saprofita, senza dare necessariamente manifestazioni patologiche (portatori sani). L’eventualità di una evoluzione verso la malattia sembra legata, più che alla virulenza del microrganismo, alla recettività del soggetto. In tal caso, il meningococco raggiunge il circolo ematico, dando luogo ad una “batteriemia”, con conseguente diffusione nell’organismo. Due possono essere le conseguenze di questa condizione:

  1. Sepsi Fulminante (setticemia);
  2. localizzazione nel sistema nervoso centrale (più frequente): quì il meningococco invade gli spazi subaracnoidei, dando origine ad un processo flogistico che colpisce, in particolar modo, l’aracnoide e la pia madre, con formazione di abbondante essudato purulento, che è più esteso e più denso alla base del cervello e del tronco encefalico. 

Il liquor è quasi sempre intensamente torbido per la presenza di un gran numero di granulociti neutrofili. La pressione è notevolmente aumentata e, se non viene ridotta in breve tempo, per i conseguenti fenomeni di compressione della sostanza cerebrale, crea le premesse per l’insorgenza delle complicanze più terribili: sintomi associati all’aumento della pressione intracranica comprendono cefalea generalizzata, acufeni (ronzii nelle orecchie), nausea e vomito, bradicardia, vertigini, crisi convulsive e alterazioni dello stato di coscienza. Inoltre, possono verificarsi oscuramento transitorio della vista, diplopia e altri sintomi visivi.

La penetrazione del meningococco, e la sua successiva colonizzazione nel rinofaringe, provocano la formazione di anticorpi circolanti e la comparsa di una immunità gruppo-specifica di durata purtroppo incerta. Questa conferisce all’individuo resistenza all’infezione, anche se può non determinare l’eradicazione del microrganismo dalla sua sede. Il quadro clinico è caratterizzato da un esordio brusco con:

  • febbre elevata, accompagnata da brividi;
  • malessere;
  • prostrazione;
  • cefalea violenta;
  • vomito insistente;
  • rigidità nucale o “Rigor Nucalis”: comprende un quadro di irrigidimento dei muscoli nucali e paravertebrali associati a dolore. La rigidità del collo è tale per cui risulta impossibile o quasi flettere, anche passivamente, il capo sul tronco. La pressione sui muscoli tesi generalmente aumenta il dolore. Insieme ai segni di Kernig ed al segno di Brudzinski, il rigor nucalis è uno dei segni meningei più comunemente valutati e sensibili.;
  • agitazione psicomotoria;
  • esantema petecchiale: un esantema è un’eruzione cutanea che compare nel corso di talune malattie infettive; le “petecchie” sono micro-emorragie puntiformi, frutto della fuoriuscita di sangue dai piccoli vasi ematici, provocati dall’azione dell’endotossina meningococcica con conseguenti focolai di necrosi emorragica. L’esantema petecchiale compare precocemente nelle forme a decorso acutissimo (sepsi meningococcica), in particolare sulla cute dell’addome e della faccia interna delle cosce, dalle quali è possibile isolare il meningococco. Dunque, i segni meningei compaiono rapidamente e la persona assume la posizione caratteristica, definita a “cane di fucile” (decubito laterale con ginocchia flesse e capo iperteso): questa posizione riduce lo stiramento delle radici spinali, responsabile del dolore. Nei neonati, alcuni di questi sintomi non sono evidenti. Si possono però manifestare febbre, convulsioni, un pianto continuo, irritabilità, sonnolenza e scarso appetito.

Il decorso è notevolmente influenzato dalla terapia: nella maggior parte dei casi si ha una rapida guarigione senza postumi. Tuttavia, la malattia conserva una letalità elevata (5-10%). Il trattamento della meningite batterica si basa soprattutto sulla terapia antibiotica. L’identificazione del batterio che causa la malattia è importante sia per orientare la terapia antibiotica del paziente, sia per definire se è necessaria la profilassi dei contatti.

Diagnosi:

L’identificazione del microrganismo responsabile viene effettuata su un campione di liquido cerebrospinale (liquor), di sangue o del contenuto delle petecchie cutanee. Il liquor viene prelevato mediante una puntura lombare. E’ importante che le indagini vengano effettuate immediatamente dopo il prelievo, poichè il meningococco va rapidamente in contro ad autolisi. Il materiale prelevato dovrà essere conservato per breve tempo a 37°, ma non in frigorifero o a temperatura ambiente. Dopo la raccolta del materiale si procede con:

  • esame microscopico: viene eseguito sullo striscio allestito con il liquor intero o con il sedimento ottenuto per centrifugazione e colorato con il metodo Gram. Non mancano casi di falsa negatività, visto che questi pazienti vengono spesso all’osservazione dopo l’inizio della terapia antibiotica;
  • ricerca colturale: è necessaria per consentire la tipizzazione sierologica (la sierologia è quella branca della medicina di laboratorio che studia in laboratorio le reazioni antigene-anticorpo) e la sensibilità ai chemioantibiotici. La ricerca colturale viene eseguita anche per l’identificazione dei portatori sani, attraverso l’esame del tempone rino-faringeo, prelevato mediante tampone sterile.

Epidemiologia:

La meningite meningococcica è l’unica forma di meningite batterica conosciuta che causa epidemie, soprattutto in Asia e in Africa, in quella zona conosciuta come “cintura della meningite”, ossia nell’Africa sud-Sahariana, dove le ondate epidemiche si susseguono ogni 6-10 anni. In Europa la malattia ha un’incidenza del 22,4% nei vari Paesi, grazie anche alle attività di prevenzione e profilassi. L’uomo è l’unico serbatoio naturale dell’infezione. L’elemento che determina l’endemia della meningite è lo stato di portatore sano, data la labilità del meningococco al di fuori dell’organismo. Inoltre, la malattia ha un andamento stagionale tipico, con maggiore frequenza nel periodo fine inverno-inizio primavera. Può colpire tutte le età ma è frequente soprattutto nei primi anni di vita. 

Prevenzione:

L’isolamento ospedaliero, più che per limitare le possibilità di contagio, è utile per garantire una buona assistenza, data la gravità della malattia e le eventuali complicanze. In ogni caso, la contagiosità della malattia cessa 48 ore dopo l’inizio di un adeguato trattamento antibiotico. Per la scarsa resistenza naturale del meningococco, non è necessaria alcuna pratica di disinfestazione: è sufficiente procedere ad una accurata pulizia e ad una prolungata aerazione dell’ambiente, al termine della malattia.

I malati di meningite, o altre forme gravi, sono considerati contagiosi per circa 24 ore dall’inizio della terapia antibiotica specifica. La contagiosità è comunque bassa, e i casi secondari sono rari. Il meningococco può tuttavia dare origine a focolai epidemici. Per limitare il rischio di casi secondari, è importante che i contatti stretti siano sottoposti a  sorveglianza sanitaria per circa 10 giorni, a partire dall’ultimo contatto con il malato. Nella valutazione di contatto stretto vengono tenuti in considerazione:

a) i conviventi, considerando anche l’ambiente di studio (la stessa classe) o di lavoro (la stessa stanza);
b) chi ha dormito o mangiato spesso nella stessa casa del malato;
c) le persone che nei sette giorni precedenti l’esordio hanno avuto contatti con la sua saliva (attraverso baci, stoviglie, spazzolini da denti, giocattoli);
d) i sanitari che sono stati direttamente esposti alle secrezioni respiratorie del paziente (per esempio durante manovre di intubazione o respirazione bocca a bocca).

La sorveglianza dei contatti è importante per identificare chi dovesse presentare febbre, in modo da diagnosticare e trattare rapidamente eventuali ulteriori casi.

Vaccinazione:

Sul fronte della lotta al meningococco, sono attualmente disponibili:

  • vaccini polisaccaridici contro i sierogruppi A, C, Y e W 135 (vaccino tetravalente coniugato), che però forniscono una protezione di breve durata ai soli soggetti di età maggiore di 2 anni: di solito questo vaccino è effettuato nell’età adolescenziale;
  • esiste poi il vaccino monovalente coniugato contro il sierogruppo C (usato attualmente nei calendari vaccinali in Italia), effettuato nel periodo neonatale;
  • È di recente introduzione, sia nel mercato che nell’offerta vaccinale di alcune regioni, un vaccino monovalente per prevenire le forme invasive da meningococco di sierogruppo B.

La scheda vaccinale attualmente in vigore prevede la vaccinazione anti Meningococco C nei bambini che abbiano compiuto un anno di età, mentre è consigliato un richiamo con vaccino tetravalente per gli adolescenti.

Il vaccino tetravalente coniugato anti meningococco A, C, Y, W135 è consigliato anche per gli adolescenti che non sono stati vaccinati da piccoli e dovrebbe comunque essere somministrato a chi si reca in Paesi, ove sono presenti i sierogruppi di Meningococco, contenuti nel vaccino. Il vaccino è protettivo, quindi, contro più sierogruppi di meningococco, ma lascia un’immunità di breve durata. Questo vaccino è quello utilizzato dalle reclute italiane per la protezione durante il periodo del servizio militare.

Il vaccino è fortemente raccomandato anche in persone a rischio perché affette da patologie (talassemia, diabete, malattie epatiche croniche gravi, immunodeficienze congenite o acquisite, ecc…) o per la presenza di particolari condizioni (lattanti che frequentano gli asili nido, ragazzi che vivono in collegi, dormono in dormitori).

Il  vaccino contro il Meningococco B è anche raccomandato a partire dai tre mesi di vita nel calendario vaccinale, previsto dal Piano Nazionale Vaccinale.

 

La Meningite fa paura, in modo anche irrazionale, alimentata dalla scarsa informazione. Tale paura trova giustificazione nella rapidità e nella violenza con cui tale patologia colpisce. Le considerazioni epidemiologiche, purtroppo, non vengono considerate a dovere e l’emotività induce un forte impatto sull’organizzazione sanitaria. Speriamo di poter garantire una sempre maggiore informazione ed educazione, in modo da poter tutelare la nostra salute e quella dell’intera collettività.

 

MgF

 

 

 

 

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