Carlo Vanzina, 67 anni, noto e amato regista di tanti film,è morto recentemente a causa di un melanoma. Secondo diverse fonti, combatteva da almeno un anno contro questo secondo cancro della pelle. Infatti si tratta di una recidiva di un melanoma operato 20 anni prima.

Questo tumore, una volta considerato  una malattia della tarda età, oggi è diventato il tumore più diffuso negli under 30,  a causa delle reiterate scottature solari e l’eccessiva esposizione ai raggi, di lampade abbronzanti, ancora  purtroppo usatissime.

È considerato il tumore dei “colletti bianchi”, perché  colpisce di più quelle persone che si espongono in modo saltuario ma costante nel tempo ai raggi UV. Per capirci, i pescatori e gli agricoltori, che sono sempre sotto i raggi, godono di una sorta di “difesa” e sono meno a rischio dei colletti bianchi di sviluppare un melanoma, anche se poi sono più a rischio per altre forme di tumore cutaneo.

CHE COS’È IL MELANOMA

Il melanoma cutaneo è un tumore che deriva dalla trasformazione tumorale dei melanociti, alcune delle cellule che formano la pelle. La pelle è l’organo più esteso del nostro corpo ed è formata da tre strati: l’epidermide, il derma e il tessuto sottocutaneo. I melanociti fanno parte, insieme ai cheratinociti, dell’epidermide e hanno il compito di produrre melanina, un pigmento che protegge dai raggi solari. In condizioni normali i melanociti possono dar luogo ad agglomerati scuri visibili sulla superficie della pelle e noti come nei o nevi.

IL PROBLEMA DELLE RICADUTE

Ma la vicenda di Vanzina pone anche un altro quesito allarmante: si può guarire di melanoma? E quando si può essere davvero sicuri di essere guariti? Nel momento in cui il medico scopre un melanoma e lo asporta chirurgicamente, seguono una serie di controlli serrati per 5 anni. Se tutto va bene, le verifiche continuano annualmente per altri 5 anni, dopodiché il rischio di morire di melanoma è raro. Purtroppo, però, nel 3-4% dei casi si verificano delle recidive anche dopo molti anni dall’intervento, e non è stato ancora scoperto il perché e quali sono i pazienti a rischio.

COME VA ELIMINATO PER ESSERE SICURI

Per essere certi che un melanoma o un neo atipico, cioè che potrebbe diventarlo nel tempo, è stato asportato bene, occorre che il chirurgo segua delle regole semplici ma precise. Il nevo, o neo, che per le sue caratteristiche va tolto perché potrebbe evolvere in tumore, non va mai bruciato con il laser, ma tagliato in modo che possa essere eseguito l’esame istologico. Invece, ancora oggi, tanti usano il laser, rendendo difficile la verifica della natura benigna o meno del tumore e  con il rischio che la lesione tumorale non venga tolta completamente.

IL RUOLO DEI RAGGI UV E DELLE SCOTTATURE

“Il sole fa male alla pelle”, Un recente studio ha dimostrato che l’unico sole che non induce cambiamenti nelle cellule cutanee è quello cui ci si espone dopo le 18. La principale difesa rimane la protezione 50, da rinnovare ogni ora, contando i bagni e il sudore. Una “seccatura” salvavita.

L’ ALLARME SULLE LAMPADE ABBRONZANTI

Uno studio dell’Oms dimostra che l’abuso di lampade abbronzanti prima dei trent’anni aumenta il rischio melanoma del 75%. Sappiamo poi che le radiazioni UV sono classificate come agente cancerogeno di classe uno, esattamente come le radiazioni delle radiografie. Dunque, l’esposizione peggiore è quella breve ma intensa, perché danneggia il Dna dei melanociti.

LE NUOVE TERAPIE PER CHI SI AMMALA

E per chi si ammala? Le terapie, hanno fatto passi da gigante  negli ultimi anni. Infatti abbiamo l’immunoterapia, che stimola il sistema immunitario ad aggredire il tumore. E poi la cosiddetta “target therapy”, cioè le cure personalizzate che vertono su combinazioni di farmaci che agiscono sulle proteine mutate del melanoma. Il risultato è una maggiore sopravvivenza ma anche, nel caso dell’ultima combinazione studiata, l’eliminazione di complicanze importanti, come la febbre e la fotosensibilità. Certo, c’è ancora molto da fare, perché comunque questo tumore è molto aggressivo e la mortalità rimane alta.

La diagnosi precoce rimane però la “cura” più efficace, anche perché tolto un neo a rischio, tolto il problema, nella maggioranza dei casi. Ecco perché è fondamentale distinguere subito il neo normale dall’atipico.

L’ALFABETO DELLA PREVENZIONE

I dermatologi fanno la diagnosi dei nevi atipici, cioè quelli che potrebbero diventare melanoma, con il dermatoscopio a epiluminescenza, che ingrandisce le lesioni e permette di vederle anche in profondità. Inoltre, si fa la mappatura dei nei: un computer memorizza quelli verificati e, nella visita successiva li paragona per vedere se ci sono stati cambiamenti.

Le caratteristiche sospette si sintetizzano in 5 lettere.

– A come Asimmetria

I melanomi non sono regolari: di solito una parte è più grande dell’altra.

– B come bordi

Il tumore ha bordi che vengono definiti a “carta geografica”, cioè irregolari, non tondi, per fare un esempio frequente.

– C come colore

Occhio a quei nei che hanno al loro interno colori diversi, come il nero e il marrone.

– D come dimensione

In genere  i più a rischio sono quelli superiori ai 6 millimetri. In realtà oggi scopriamo sempre più di frequente lesioni piccolissime.

– E come evoluzione

Se un neo cambia nel tempo, va fatto vedere. Ciò può succedere sia per il colore che per la dimensione. In genere è più facile che un melanoma nasca ex novo, cioè come tale, e non che un nevo preesistente si trasformi in un tumore.

In Scienza e Coscienza.

 

 

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