La maggior parte della popolazione e dei professionisti è inconsapevole dei continui cambiamenti delle funzioni corporee tra uomini e donne. Il termine “genere” rievoca, di solito, una confusione con il termine “sesso biologico”. Essere maschio o femmina è il risultato di una costituzione cromosomica, invece, “maschile” e “femminile” rappresentano categorie differenti e sono il risultato di una serie di funzioni sociali, ambientali, comportamentali che non fanno riferimento alle differenze biologiche tra i due sessi. Dal punto di vista fisiologico e fisiopatologico le donne sono state generalmente considerate come “piccoli uomini”, sebbene siano costituite da un apparato genitale differente e dalla capacità di procreare. La maggior parte delle malattie sono state studiate quasi esclusivamente negli uomini, così come la sperimentazione farmacologica, che in termini di farmacocinetica presenta una grande variabilità tra donne e uomini. Tale esclusione delle donne dagli studi clinici appare come un aspetto fondamentale della discriminazione di genere.

“La Medicina di genere studia l’impatto del genere e di tutte le variabili che lo caratterizzano (biologiche, ambientali, culturali e socio-economiche) sulla fisiologia, sulla fisiopatologia e sulle caratteristiche cliniche delle malattie. La Medicina di genere ha l’obiettivo di comprendere i meccanismi attraverso i quali le differenze legate al genere agiscono sullo stato di salute e sull’insorgenza e il decorso di molte malattie, nonché sugli outcome delle terapie”

Patologie di genere

 

L’epidemiologia delle malattie età-correlate è sostanzialmente differente tra i generi e cambia nelle donne dopo la menopausa. In linea generale, le donne hanno maggiore probabilità, rispetto agli uomini, di sviluppare cataratta, depressione, epatiti, sindrome da intestino irritabile, emicrania, sclerosi multipla, artrite reumatoide e disfunzioni tiroidee.

Le malattie cardiovascolari (MCV) rappresentano una delle principali cause di mortalità in tutto il mondo. Durante l’invecchiamento, si assiste ad un “rimodellamento cardiaco” sesso-specifico. In particolare, le donne conservano una migliore frazione di eiezione e contrattilità miocardica. D’altra parte, gli uomini mostrano un aumento della gittata sistolica e dilatazione. Dal 1984, il numero totale di decessi per MCV è stato maggiore per le donne che per gli uomini. Questo potrebbe essere, in parte, legato alle differenze di genere nella presentazione del dolore toracico, ma, soprattutto, alla sottovalutazione delle MCV nelle donna a causa dell’errata concezione che le donne siano “protette” dal punto di vista ormonale. Gli studi hanno dimostrato che la diagnosi precoce di MCV, nelle donne, è ritardata e l’utilizzo delle risorse sanitarie risulta essere meno intensivo, ciò determina strategie terapeutiche meno “aggressive” rispetto agli uomini che, a sua volta, può tradursi in risultati carenti. I fattori di rischio per cardiopatia ischemica, quali fumo, ipertensione, dislipidemia e diabete mellito, sebbene comuni per entrambi i sessi, presentano una sostanziale variabilità di effetto legata al genere. Ad esempio, studi epidemiologici hanno riportato che le concentrazioni di colesterolo sono più elevati negli uomini fino alla quinta decade di vita, ma al di là di questo le donne anziane presentano valori superiori di colesterolo con effetti negativi sulla prognosi. Tra l’altro, le donne sperimentano frequenti fluttuazioni dell’attività protrombotica, durante la loro vita, correlati al ciclo mestruale, uso di contraccettivi orali, gravidanza, menopausa e terapia ormonale sostitutiva, con potenziale impatto sulle manifestazioni cliniche della malattia aterosclerotica.

L’ipertensione, nella popolazione anziana, è più comune nelle donne che negli uomini a causa del calo estrogenico durante e dopo la menopausa. Alcune condizioni associate alla gravidanza e non, come la preclampsia e il diabete mellito di tipo 2, contribuiscono ulteriormente all’ aumento del futuro rischio cardiovascolare nelle donne. Recentemente l’American Heart Association (AHA) ha evidenziato che la mancanza di sonno risulta essere un importante fattore di rischio delle malattie cardiovascolari. Le donne, infatti, possono essere esposte particolarmente al rischio di sonno anormale a causa delle varie fasi di vita e di circostanze, come ad esempio il ruolo di caregiver e cambiamenti ormonali.

Pur essendo le MCV la principale causa di morte delle donne, la prevalenza è relativamente bassa prima della menopausa (5% circa in donne con età <35 anni). Tuttavia, le donne più giovani possono avere prognosi peggiore rispetto agli uomini. Paradossalmente, anche se le donne hanno meno frequentemente malattie coronariche e conservano una funzione ventricolare sinistra, i tassi di infarto del miocardio e di mortalità sono superiori se confrontati con gli uomini.

Il National Registry of Myocardial Infarction (NRMI), registra un tasso di mortalità, a seguito di infarto del miocardio due volte più elevato, durante il ricovero nelle giovani donne (<50 anni) rispetto agli uomini (6.1% vs 2.9%), ma questa differenza diminuisce con l’aumentare dell’età e non risulta essere significativa per i pazienti con età >70 anni.

In merito alla sopravvivenza sesso-specifica tra pazienti con scompenso cardiaco con Frazione d’Eiezione (EF) ridotta e conservata, ad oggi, non ci sono sufficienti dati.

 Studi dimostrano, che nonostante le differenze nelle caratteristiche di base, le donne e gli uomini con EF ridotta e conservata hanno simile mortalità ospedaliera.

Disparità di genere nell’ambito delle patologie neoplastiche, in termini di incidenza, aggressività e prognosi, sono state osservate per una varietà di tumori. Nei paesi industrializzati, i tassi di mortalità per neoplasie sono più alti negli uomini che nelle donne. Questa differenza di genere può essere spiegata, in parte, dalla maggiore prevalenza di fattori di rischio negli uomini, nonché dalla ridotta disponibilità di programmi di screening per i tumori che interessano il genere maschile, portando alla riduzione dei tassi di sopravvivenza dopo la diagnosi.38 Per esempio, il cancro del polmone determina, in quasi tutti gli Stati dell’UE, il maggior numero di decessi per cancro tra gli uomini. L’evidenza suggerisce che lo sviluppo del cancro del polmone è diverso nelle donne rispetto agli uomini, con una maggiore sopravvivenza di queste ultime, a prescindere dalla terapia e dallo stadio. Il cancro del colon-retto è la seconda causa di morte per cancro in entrambi i sessi; nelle donne si verifica 5 anni più tardi rispetto agli uomini. Per questo motivo, lo screening della popolazione per cancro colon-retto dovrebbe essere esteso al di là di 70 anni di età. Inoltre, nelle donne si localizza più frequentemente nel colon destro, l’istologia del tumore è di tipo mucinoso, il sangue occulto nelle feci può essere negativo fino agli ultimi stadi ed è spesso diagnosticata in una situazione urgenza/emergenza, tuttavia si assiste ad una migliore sopravvivenza del sesso femminile rispetto a quello maschile.

Dati epidemiologici sui disturbi mentali mostrano notevoli differenze tra uomini e donne. I disturbi mentali più comuni nella popolazione anziana sono demenza, malattia di Alzheimer (AD) e depressione. In generale, la prevalenza è più elevata nelle donne rispetto agli uomini, le quali mostrano un declino più frequente e rapido delle funzioni cognitive con l’invecchiamento.

Le funzioni cognitive sono fortemente influenzate sia dagli aspetti biologici (corredo cromosomico ed ormoni gonadici) sia dalle influenze ambientali genere-dipendenti. Nella donna queste funzioni sono ulteriormente modulate dallo stato ormonale legato al ciclo mestruale e all’attività dei farmaci estroprogestinici.37 Ciò spiega come la malattia di Alzheimer abbia una diversa espressione, progressione e risposta ad alcuni approcci terapeutici nei due sessi. La prevalenza della malattia di Alzheimer è significativamente maggiore nelle donne, probabilmente dovuta anche alla maggiore aspettativa di vita nel genere femminile. Le donne presentano un rischio quasi doppio di ammalarsi di Alzheimer: all’età di 65 anni è pari al 17.2% rispetto al 9.1% nei maschi e all’età di 75 anni è pari al 18.5% contro il 10.2% nell’uomo.

Una revisione sistematica, nel 2012, ha valutato le differenze di genere inerenti alle funzioni cognitive e livelli di stress cronico su una popolazione di 72 pazienti con trauma cranico lieve-moderato. I risultati hanno suggerito un peggioramento della memoria verbale maggiore nelle donne rispetto agli uomini ed un aumento dei livelli di stress cronico nelle donne durante il primo anno di ripresa.

I disturbi muscolo-scheletrici, come l’osteoporosi, influenzano la qualità della vita e le attività quotidiane. L’osteoporosi è definita come una malattia scheletrica caratterizzata dalla riduzione della massa ossea e dal deterioramento della micro-architettura del tessuto, con conseguente fragilità ossea e predisposizione alle fratture.

La prevalenza di osteoporosi senile è maggiore nelle donne che negli uomini a causa della maggiore perdita ossea correlata alla menopausa. Il risultato è un aumento dell’incidenza di fratture, con un rischio maggiore nelle donne. Tuttavia, i tassi di mortalità, dopo frattura dell’anca, sono più elevati negli uomini.

Per quanto concerne i disturbi endocrino-metabolici, il diabete mellito di tipo 2 non mostra notevoli differenze tra i due sessi in termini di prevalenza (maschi 8.7% e femmine 8.1%). Bensì, è stata dimostrata, nel genere femminile, una maggiore connessione tra diabete e malattia coronarica; le donne diabetiche, infatti, hanno più elevati livelli di pressione arteriosa e di lipidi rispetto agli uomini diabetici, con conseguente rischio di mortalità maggiore per eventi coronarici.38

Differenze di genere si evidenziano anche in relazione alle funzioni immunitarie; una recente indagine ha rivelato che gli uomini possono essere più suscettibili alle infezioni, al contrario le donne sono più sensibili alle malattie autoimmuni a causa della capacità degli estrogeni di aumentare la risposta immunitaria dei linfociti T-helper di tipo 2.

In conclusione è bene ricordare, come anche la terapia farmacologica vari a seconda del genere preso in esame, oltre che agli items patologici presentati dal paziente stesso. È dunque opportuna una corretta formazione del personale, oltre che un’attenta attività di ricerca e di formazione sui fattori di rischio genere-dipendenti, nonchè garantire misure preventive differenziate e personalizzate.

– ToTo

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