Oggi parliamo di una delle tecniche presenti in chirurgia plastica o estetica che trova una grande richiesta soprattutto in età adolescenziale, la mastoplastica additiva. Ma chiariamo alcuni punti.

Innanzitutto qualche cenno storico: il primo intervento in assoluto di tale genere fu nel 1895 da Vincenz Czerny. In tempi più recenti Gonzales-Ulloa nel 1960 e Regnault nel 1966 hanno provato i primi interventi combinati di mastolastica e mastopessia, mentre di quegli anni è l’introduzione delle protesi a soluzione salina, provate per la prima volta in Francia nel 1964, grazie a H. G. Arion.

Quando potrebbe rendersi necessario l’implemento delle dimensioni delle mammelle? Sono diversi i casi:

  • Ipoplasia mammaria ( generalmente trattasi di un problema di natura genetica che porta alla mancata costituzione delle mammelle sin dall’età puberale);
  • Ipotrofia mammaria ( a seguito ad esempio dell’allattamento);
  • Dismorfia mammaria ( forma del seno alterata e non più armoniosa);
  • Asimmetria mammaria ( un seno posizionato più in basso rispetto ad un altro);
  • Mastectomia a seguito di neoplasie più o meno estese della mammella.

Per la mastoplastica si utilizzano generalmente protesi in silicone o poliuretano di differenti dimensioni adattabili dunque a diverse misure. Queste possono essere posizionate o dietro la ghiandola mammaria stessa o dietro il muscolo grande pettorale o dietro la fascia che ricopre questo stesso muscolo.

Ogni paziente necessita di una consulenza specialistica pre-operatoria che, oltre ad effettuare ,gli esami ematici e radiologici opportuni, provvederà alla valutazione dei differenti parametri antropometrici che caratterizzano i differenti pazienti.

La preparazione all’intervento prevede diverse componenti. In primis la sospensione di eventuali terapie ormonali almeno 20-30 giorni prima. Poi, la non assunzione di aspirina oltre che di farmaci con lo stesso principio, onde evitare effetti sulla coagulazione. Infine è bene ricordare che tra i pazienti operati, i più a rischio sono i soggetti fumatori.

L’intervento chirurgico si svolge in anestesia generale ed ha una durata variabile da 1 a 2 ore a seconda dell’entità dello stesso. Principalmente si procede con tre fasi: il confezionamento della sacca che accoglierà la protesi, il posizionamento della stessa ed infine l’armonizzazione e la simmetrizzazione del profilo. Si posizioneranno drenaggi per 24h. L’intervento può essere svolto sia in regime day-surgery, che di ricovero, trascorrendo 1 notte in ospedale. Le cicatrici residue vengono posizionate, in base alla tecnica chirurgica scelta, a livello periareolare (in genere metà inferiore dell’areola), a livello del solco sottomammario o a livello ascellare (dietro al pilastro anteriore dell’ascella).

Possono manifestarsi alcune complicanze a seguito dell’intervento quali:

  • Comparse di ematoma;
  • Infezioni alla mammella e zone limitrofe, come gli ascessi ma anche infezioni fungine;
  • Dolore, che in forma cronica può essere osservato anche per 6 mesi-1 anno dall’operazione;
  • Slittamento della protesi;
  • Simmastia, assai rara, causata dall’avvicinamento verso lo sterno delle protesi mammarie che formano quasi un unico seno;
  • Rottura della protesi.

Solitamente per evidenziare la presenza di eventuali complicanze a carico della protesi stessa, quali perforazione e rottura si utilizzano tecniche di imaging come l’ecografia o la risonanza magnetica.

-ToTo

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