Johns Hopkins Hospital, USA, 1907, George Whipple descrisse per la prima volta questa malattia. Malattia di una rarità unica, che colpisce prevalentemente i soggetti maschi caucasici con età compresi tra i 40-60 anni.

Molto presente nel continente americano, questa malattia è causata da Tropheryma whippeli, bacillo Gram- positivo. L’infezione colpisce prevalentemente la mucosa dell’intestino tenue, interferendo con la normale digestione, alterando la composizione degli alimenti, come i grassi e i carboidrati, e ostacolando la capacità del corpo di assorbire i nutrienti. Nonostante tutto, questa malattia può infettare anche altri organi, compreso il cervello, il cuore, le articolazioni e gli occhi.

Le condizioni che favoriscono l’infezione ancora non sono ben note. Infatti, è stato osservato che non tutte le persone infettate dal batterio sviluppano la malattia. Alcuni scienziati, per questo, ritengono che le persone con la malattia possono avere un difetto genetico nella loro risposta immunitaria che li rende più suscettibili ed esposti al batterio.

La sintomatologia della malattia di Whipple varia a seconda dell’apparato colpito. Le prime manifestazioni, però, sono la febbricola, i dolori articolari (poliartralgia) e l’artrite. In seguito, la malattia di Whipple si manifesta con sintomi associati al malassorbimento intestinale: steatorrea, inappetenza, diarrea acquosa, dolore addominale e calo ponderale. Altre manifestazioni comprendono anemia, linfoadenopatia, edema periferico, aumento della pigmentazione cutanea, tosse cronica e dolore pleuritico.
Talvolta, sono anche possibili sintomi cardiaci, provocati dall’endocardite e pericardite, epatici e neuropsichiatrici, causati dalle disfunzioni cognitive, oftalmoplegia e contrazioni cloniche della muscolatura facciale. Se non trattata, la malattia di Whipple è progressiva e porta all’invalidità per coinvolgimento del sistema nervoso centrale e/o al decesso per deperimento.

La malattia di Whipple è una malattia progressiva e potenzialmente fatale. Anche se l’infezione è rara, i decessi associati continuano a essere segnalati, dovuti in gran parte a diagnosi in ritardo e a trattamenti ritardati. La morte spesso è causata dalla diffusione dell’infezione al sistema nervoso centrale, che può causare danni irreversibili.

Per questo motivo, è importate effettuare la giusta diagnosi nel più breve tempo possibile. Oltre all’esame clinico, che si divide nell’esame fisico e anamnestico, viene effettuato l’esame strumentale. In questo caso è molto importante l’esame istologico per il riscontro dei macrofagi PAS+, specie nella mucosa duodenale o nei linfonodi ingrossati. Successivamente, viene ricercato il batterio tramite microscopio elettrico, oppure viene ricercato il DNA dello stesso mediante PCR. Se l’infezione è in stato avanzato, viene effettuata la rachicentesi che permette, successivamente alla raccolta del liquor, di ricercare il bacillo.

Il trattamento della malattia di Whipple è a base di antibiotici, da soli o in combinazione, che possono distruggere i batteri che causano l’infezione. Il trattamento è a lungo termine e generalmente dura uno o due anni. Ma il sollievo dai sintomi è generalmente molto più veloce, spesso entro la prima settimana o due. A causa dell’uso prolungato di antibiotici, il medico dovrà monitorare la condizione per lo sviluppo dell’antibiotico-resistenza. Per le difficoltà di assorbimento dei nutrienti associate al morbo di Whipple, il medico può raccomandare l’assunzione di integratori vitaminici e minerali per garantire una nutrizione adeguata. Il corpo potrebbe richiedere ulteriore vitamina D, acido folico, calcio, ferro e magnesio.

-Giovanni De Lauro.

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