Diversi studi, volti a comprendere i meccanismi biochimici che stanno alla base della formazione degli aggregati della proteina Amiloide e dei Tangles, hanno fatto molta chiarezza su quali possano essere le future strategie terapeutiche da intraprendere nel trattamento dei pazienti affetti dall’Alzheimer, patologia neurodegenerativa che può soltanto essere ritardata nell’insorgenza dei sintomi più gravi.

In quest’ottica si inserisce la Musicoterapia, tecnica riabilitativa per tutti i soggetti affetti da demenza e più in generale da malattie neurodegenerative; una cura dunque che viene prescritta su di uno spartito con l’utilizzo del ritmo e della melodia come vere medicine, che possono migliorare le capacità del cervello di recuperare abilità perdute.

Le principali strategie utilizzate per intraprendere il percorso musico-terapico sono l’improvvisazione strumentale e il canto. Secondo la dottrina del Dottor Rolando Omar Benenzon, una delle massime autorità nel campo della musicoterapia, l’obiettivo principale è quello di scoprire a poco a poco l’ISO (identità sonora) che caratterizza ogni individuo e che indubbiamente forma parte della sua personalità formata da infinite energie che si incontrano e che sono in continuo movimento. In particolare si distinguono un ISO gestaltico individuale, un ISO gruppale, che costituisce l’identità musicale di un gruppo di individui, ed infine un ISO universale che rappresenta l’identità sonora dell’intera umanità. All’interno di quest’ultimo possiamo collocare le energie prodotte dal suono e dal battito cardiaco, i suoni prodotti dall’inspirazione e dall’espirazione (ovvero tutto quello che è collegato ai movimenti interni del nostro corpo) e i suoni naturali.

Perché dunque la musicoterapia nella malattia di Alzheimer?

Parkinson-musicoterapia

Il suono e la musica attivano modalità espressive e relazionali arcaiche, probabilmente ancora presenti nella persona con malattia di Alzheimer, recuperabili attraverso una regressione terapeutica condivisa e guidata dal musicoterapeuta; ciò significa by-passare le funzioni cognitive, la capacità elaborativa e di simbolizzazione per attingere a quel mondo di emozioni e sensazioni non ancora ben strutturate e consapevoli. Il suono e la musica che emergono dall’improvvisazione nel contesto musicoterapico sono più facilmente correlabili all’espressione dell’identità sonora musicale personale piuttosto che a ciò che il paziente ha appreso dal punto di vista culturale durante il corso della vita.

L’utilizzo della musicoterapia favorisce anche il mantenimento del senso di identità agendo sugli aspetti della comunicazione-relazione e dell’affettività migliorando il rapporto tra il paziente ed il mondo esterno; ne deriva un processo di armonizzazione e integrazione rispetto ai deficit prodotti dal danno neurologico, nonché una migliore organizzazione della personalità. L’applicazione della musicoterapia recupera anche il ruolo di stimolo che il suono ha intrinsecamente, incidendo sulle funzioni cognitive. A partire da queste basi teoriche, il musicoterapeuta affiancato anche dal clinico medico neurologo, e tenendo conto delle caratteristiche psico-fisiche del paziente, somministrerà uno specifico intervento di musico-terapia.

Ulteriore potenzialità della musica, soprattutto se associata alle parole, è il suo potere evocativo anche in persone in uno stadio avanzato di decadimento cognitivo; fare ascoltare canzoni a dei pazienti significa rievocare un numero di ricordi significativamente maggiore rispetto alla sola modalità verbale. La memoria, notevolmente compromessa in tali soggetti, viene stimolata dalle canzoni significative del loro passato.

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