E’ la seconda malattia infettiva al mondo per morbilità e mortalità dopo la tubercolosi, con una incidenza di 500 milioni di nuovi casi clinici all’anno e 1 milione di morti all’anno.

Risultati immagini per malariaParliamo della malaria, una malattia infettiva causata da un parassita chiamato Plasmodio, trasmesso all’uomo da zanzare femmine del genere Anopheles, le quali sono presenti in aree tropicali e subtropicali ad una altezza sul livello del mare inferiore ai 1800m. La zanzara, una volta punta la persona trasmette nel circolo ematico di questa il parassita del Plasmodio il quale in una prima fase intacca le cellule epatiche (ciclo esoeritrocitario) e solo in seguito, dopo circa 7-10 giorni, passa ai globuli rossi (ciclo eritrocitario). A questo punto, se un’altra zanzara pungesse e si nutrisse del sangue infetto del soggetto in questione, si avrebbe un altro ciclo e così via.
A seguito del contagio vi è un periodo di incubazione variabile a seconda dei diversi sottotipi di Plasmodio: il periodo di incubazione è mediamente di 7-14 giorni per l’infezione da P. falciparum, 8-14 per P. vivax e P. ovale, e di 7-30 giorni per P. malariae; per alcuni ceppi di P. vivax l’incubazione si può protrarre per 8-10 mesi ed oltre; tale periodo può essere ancora più lungo per P. ovale.

Risultati immagini per malariaPer quanto concerne la sintomatologia essa ha esordio con sintomi parainfluenzali a partire dagli 8 ai 30 giorni dopo il momento di infezione. Da qui si possono riconoscere diverse fasi nel processo di malattia:

  • Fase invasiva: i sintomi prevedono febbre intermittente, brivido scuotente, sudorazione, cefalea, artro-mialgie e disturbi di ordine gastrointestinale come diarrea, vomito e addominalgie.
  • Fase tardiva: al brivido scuotente seguito da un rialzo termico che si risolve dopo qualche ora con sudorazione profusa si aggiunge uno stato di euforia; tutto questo si ripete a cicli di 48 ore. A distanza poi di giorni, o anche settimane, si possono di frequente apprezzare epatomegalia e splenomegalia con annessi segni caratteristici come ittero e urine ipercromiche.

Solitamente la parassitosi da malaria ha una fine dopo 2 settimane dal contagio e raramente dura oltre l’anno.

  • Recrudescenza: con una latenza variabile da qualche giorno a diverse settimane questa è causata dalla persistenza del parassita in forma intra-eritrocitaria.

Interessante osservare come l’infezione da P. falciparum viene anche comunemente definita febbre terzana maligna (intermittente ogni 48h, ogni terzo giorno), quella da P. vivax e da P. ovale è conosciuta anche come febbre terzana benigna e quella da P. malariae è detta febbre quartana (intermittente ogni 72h, ogni quarto giorno).

Immagine correlataLa febbre non è tuttavia l’unico sintomo suggestivo della malattia, ma all’interno del ventaglio clinico si possono osservare frequentemente quadri di cefalea nucale e brividi ad andamento ingravescente. Si può inoltre presentare, se la malattia non è sufficientemente trattata, insufficienza renale, edema polmonare, ipertensione endocranica fino anche ad arrivare all’esito fatale. A procurare l’exitus del paziente è la così detta “malaria cerebrale” causata dall’ingresso del parassita nel microcircolo di diversi organi, in particolare del cervello il quale a seguito di ciò subisce diversi danni di severa entità.

La diagnosi di malattia viene effettuata a partire dal quadro clinico del paziente e parallelamente da indagini immunocromatografiche al microscopio, volte ad isolare il parassita del plasmodio.

Per quanto concerne la prevenzione la protezione dalla puntura delle zanzare è la principale precauzione, soprattuto in occasione di viaggi in zone tropicali ove il parassita è endemico. Questo è attuabile mediante comportamenti protettivi con indumenti lunghi ed utilizzo di repellenti e zanzariere. Si può inoltre ricorrere alla profilassi farmacologica per mezzo della quale il parassita anche se inoculato nell’organismo dell’ospite può essere eliminato dal farmaco prima di dare segno clinico di sé.

Risultati immagini per malariaSi è voluto parlare prima della prevenzione che del trattamento in primis poiché secondo il vecchio adagio è “meglio prevenire che curare” ed in secundis poiché il plasmodio è divenuto oramai resistente a quasi tutti i farmaci reperiti per debellarlo (clorochina, sulfadossina-pirimetamina).
Al giorno d’oggi è divenuto necessario pertanto ricorrere a nuove combinazioni tra farmaci molto più costosi di quelli precedentemente in commercio; fra questi, ad esempio, forniscono ottimi risultati i composti combinati dell’artemisinina (ATCs).

Per quanto riguarda un vaccino per la malattia esso non è ancora disponibile e dunque risulta fondamentale attuare una corretta e accurata prevenzione come sopracitato; nello specifico, per la profilassi, i farmaci maggiormente utilizzati sono la clorochina, ove non vi sia resistenza, la clorochina + il proguanil, la meflochina, la doxaciclina, o la sulfadoxina-pirimetamina.

 

Se vi interessa, potete approfondire qui

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Comment moderation is enabled. Your comment may take some time to appear.

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.