Le donne un po’ per luogo comune, un po’ per vera anatomia hanno sempre portato l’aggettivo “uterine” come loro definizione. In effetti, l’utero c’è, si vede, non si può negare e causa non pochi problemi a livello fisico ed umorale. L’emancipazione della donna e l’uso di un contraccettivo femminile ha rivoluzionato la visone di una donna che può scegliere come vivere la sua sessualità, ma ha messo anche in luce affezioni morbose che possono essere curate tramite anticoncezionali, come nel caso dell’ovaio policistico.

La donna più dell’uomo, durante la sua vita, è costretta ad adattarsi ai cambiamenti che ne sconvolgono il fisico e l’assetto ormonale, tra questi la gravidanza. Il primo vero cambiamento, però, nella donna lo si ha nel passaggio dalla immaturità sessuale alla maturità con l’arrivo della prima mestruazione, il menarca.  Molto spesso coincide per la donna con il passaggio dalla fanciullezza all’età adulta; per la bambina che si trova di fronte a questo visibile cambiamento, non è un  momento facile e a volte, tenendo sempre in considerazione il carattere e la persona diventa addirittura problematico.

Quasi mai l’arrivo delle mestruazioni risulta silenzioso e lascia incolume la donna, soprattutto da una ventina di anni a questa parte, il loro arrivo è accompagnato da patologie

tratta da www.meteoweb.eu
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come l’ovaio policistico o cisti ovariche che prima si manifestavano con meno frequenza, causa forse della sempre minore età con cui le bambine diventano donne.

Le sedi anatomiche dove avvengono i maggiori cambiamenti fisiologici sono le ovaie e l’utero. Le ovaie sono due organi a forma di mandorla, situate nella parete laterale della pelvi e accolte nella fossetta ovarica, in una donna matura, per la quale si intende che abbia avuto un certo numero di cicli ovarici, hanno le dimensioni di 4x3x2, infatti prima del menarca queste sono circa 1/3 rispetto alla maturità, quantità che assumeranno nuovamente dopo la menopausa.

Durante il periodo fertile la struttura dell’ovaio si compone di:

  • un epitelio germinativo con funzione di rivestimento;
  • una tonaca albuginea che è un connettivo denso che conterrà i precursori della teca
  • un parenchima ovarico a sua volta suddiviso in una zona midollare e una corticale: la prima è più interna, ricca di vasi e sede di produzione di androgeni, la seconda è più esterna e sede dei follicoli oofori in diversi stadi maturativi.

Alla nascita i follicoli sono circa 2 milioni, tra nascita e menarca si riducono a 400.000, dopo la pubertà ne maturano solo 400 dei 40.000 follicoli primordiali, alla menopausa saranno

tratta da www.meteoweb.eu
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pochissimi follicoli e nessuno potrà maturare.

I follicoli sono delle strutture costituite da cellule uovo in diversi stadi maturativi, cellule follicolari e cellule tecali.

I follicoli passano da diversi stadi maturativi:

  • follicoli primordiali
  • follicoli primari
  • secondari
  • terziari questi assumono l’aspetto cisti formati da: un antro che a questo punto è totalmente formato dove si accumula liquor folliculi che causerà lo spostamento del follicolo verso la posizione centrale, una granulosa che ricopre l’antro e una parte decentrata che sta intorno all’ovocita e prenderà il nome di cumulo ooforo. Le cellule della granulosa, in un determinato momento, verranno espulse e prenderanno il nome di corona radiata,
    tratto da lauraenrica71.blog.tiscali.it
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    a questo punto si distingueranno due tipi di cellule della teca interna che saranno bersaglio del LH ipofisario e produrranno androstenedione e testosterone che tramite un processo di aromatizzazione daranno gli estrogeni: estrone ed estradiolo e cellule follicolari bersaglio del FSH che produrrà moltissimi estrogeni aumentando di dimensioni il follicolo terziario che si sposterà verso l’epitelio germinativo. Questo preciso momento è il 14° giorno del ciclo ovarico, poco prima dell’ovulazione, preceduta dalla deiscenza del follicolo.

L’oocita, quindi raggiunge la tuba, collassa la parete del follicolo vescicoloso formando i tralci di connettivo, i vasi che circondavano la teca esterna percorrono i tralci e invadano la granulosa di questa “cisti ormai vuota” al cui interno si formerà un coagulo, nuovo complesso che prende il nome di corpo luteo.

Nel corpo luteo le cellule della teca interna si chiamano luteiniche e producono progesterone, le cellule paraluteiniche invece si formano più esternamente e producono una ridotta quantità di estrogeni, l’oocita ha quindi due possibilità: essere raggiunto da uno spermatozoo e venire fecondato effettuando la seconda divisione meiotica, aumentando di dimensioni e rimanendo attivo per circa 4-6 mesi grazie alla gonadotropina prodotta dalla placenta, oppure non essere fecondato, il corpo luteo a questo punto degenererà circa 12 giorni dopo l’ovulazione, trasformandosi in una struttura inattiva, corpus albicans.

CICLO UTERINO

Il ciclo uterino è composto di tre fasi:

  • Proliferativa corrisponde alla fase follicolare del ciclo ovarico con aumento degli estrogeni, in particolare estradiolo che preparano l’utero a ricevere la cellula uovo fecondata.
  • Secretoria corrisponde alla fase luteinica con caduta dell’estradiolo e aumento del progesterone, se non avviene l’annidamento della cellula uovo si forma il corpo luteo che si trasforma in corpus albicans abbassando i livelli di progesterone che determinerà la fase mestruale.
  • Mestruale che è la fase finale del ciclo e consiste nell’ esfoliazione delle parti più superficiali dell’endometrio.
tratto da www.cilicktocare.it
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Durante il ciclo mestruale si perdono circa 50 ml di sangue dovuti all’accorciamento, contrazione ed occlusione delle arterie che si erano formate nella fase proliferativa e determineranno una necrosi del tessuto che inizierà a sfaldarsi.

Le donne hanno due tipi di cicli dunque, ovarico e uterino le cui fasi portano al mantenimento della gravidanza o alla degenerazione causando la mestruazione.

Una sindrome che interessa il 5-10% della popolazione femminile fertile è quella dell’ovaio policistico, patologia endocrino-metabolica le cui cause ancora adesso non sono accertate; le più accreditate sembrano genetiche, si diagnostica tramite una semplice ecografia ed è correlata da sintomi abbastanza evidenti, tra i più comuni: la pelle acneica e unta e a livello mestruale si assiste alla mancanza delle mestruazione (amenorrea) o al prolungamento delle mestruazioni oltre i 35 giorni (oligomenorrea), queste ultime le due cause maggiori di infertilità.

Può anche manifestarsi alopecia androginica o acanthosis nigricans cioè macchie scure sulla pelle, molluschi penduli che sono fibromi molli, prolungati periodi di sindrome premestruale, elevati livelli di ormoni maschili nel sangue, obesità e resistenza all’insulina, cisti multiple e ingrossamento delle ovaie. In particolare le cisti, piccole sacche ripiene di liquido, si trovano all’ interno o sulla superficie delle ovaie, sono pericolose perché possono accrescersi fino ad aumentare del doppio il volume delle ovaie e infine rompersi espandendo il liquido di cui sono piene, fino agli organi vitali causando anche epiloghi infausti.

Può comunque succedere che donne affette da ovaio policistico non sviluppino cisti e che non abbiano sintomi indicativi della sindrome che invece nella maggior parte dei casi,  ha sintomatologie specifiche ed evidenti.

Il problema viene comunemente risolto o comunque attenuato con la prescrizione di anticoncezionali a dosaggio specifico a seconda della condizione o dell’età della paziente. Questi controllano la fase ovulatoria e diminuiscono la secrezione di androgeni, gli ultimi ritrovati sono molto efficaci, sia nel caso in cui debbano esplicare il loro ruolo di prevenzione verso gravidanze indesiderate sia come farmaci per il trattamento dell’ovaio policistico. Contengono estrogeni che attivano un feedback negativo sull’ipofisi che non produrrà più FSH, non permettendo lo sviluppo del follicolo e quindi la fecondazione.

tratta da www.donnemagazine.it
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La somministrazione di troppi estrogeni, però risulta dannosa a livello della ghiandola mammaria dove sono presenti recettori dell’ormone, questi infatti attivano la proliferazione cellulare provocando uno stato di tensione della ghiandola  che potrebbero portare a trasformazioni neoplastiche a causa di cicli cellulari non controllati. Contraccettivi funzionali e poco dannosi devono contenere livelli di estrogeni, tali da non stimolare la ghiandola mammaria e tali da essere buoni contraccettivi, chiaramente una chimera; allora nella composizione degli anticoncezionali, agli estrogeni, i quali tra l’altro da soli arresterebbero completamente il ciclo, si affiancano i progestinici. In questo modo non avverrà l’ovulazione ma il ciclo non si arresterà.

Nel caso dell’ovaio policistico dopo qualche mese dall’assunzione del farmaco si assisterà ad un flusso meno abbondante, più regolare, meno doloroso, di minor numero di giorni, guarirà l’acne, la pelle sarà meno sebacea, rientrerà l’irsutismo e si regolerà il peso.

  • Martinavictoria

    Non è così semplice,la pillola provoca un ciclo “finto” perché indotto,ma non risolve il problema,anzi ci sono tante controindicazioni per quanto riguarda la pillola.