Cos’è la vita? Quando inizia? Sono queste le domande che ci si pone, quando si pensa all’aborto. Ciò che si è scelto di eliminare era vita, persona, individuo, o era solo un ammasso di cellule?

L’aborto è l’interruzione della gravidanza. Esso può avvenire in modo spontaneo, ossia la morte prematura e spontanea del feto o dell’embrione. Tale avvenimento si può verificare a causa di diversi fattori come l’età avanzata della madre o del padre, un precedente aborto spontaneo, l’esposizione al fumo, l’obesità, il diabete, l’alcolismo, la tossicodipendenza o per via di anomalie cromosomiche verificatesi nel feto, che non gli permettono lo sviluppo verso la vita.

Nella circostanza in cui l’interruzione della gravidanza avvenga in seguito ad un volontario intervento chirurgico, si tratta di aborto indotto. Ogni paese del mondo ha una propria legge a riguardo: in alcuni, è sempre legale eseguire volontariamente tale intervento, in altri non è mai possibile ricorrervi o è possibile solo in circostanze speciali, come in seguito a uno stupro, un incesto, malformazioni del feto o grave povertà dei genitori. In Italia è possibile porre fine alla propria gravidanza solo entro il primo trimestre.

Con la verificata presenza di anomalie, come la sindrome di Down, nel feto o dell’imminente e evidente pericolo di vita della madre, è possibile abortire anche nei trimestri successivi. In quest’ultimo caso esso viene definito aborto terapeutico, in quanto mirato alla salvaguardia della salute.

Circa l’aborto indotto, ci sono stati e ci sono ancora numerosissimi dibattiti: c’è chi sostiene che esso sia pari all’omicidio in quanto si “uccide” il feto e c’è chi sostiene che la madre deve avere libertà di scelta sul proprio corpo.

Scopo di tale articolo è meramente quello di informare, fornendo dati scientifici e quindi in modo oggettivo, nella speranza che chi legga si crei una propria opinione ponderata e consapevole.

L’aborto indotto è una pratica antichissima, Aristotele, in  Τὰ πολιτικὰ (350 a.C.), condanna l’infanticidio, pratica all’epoca molto diffusa per controllare la numerosità della popolazione e non solo, preferendo l’aborto ad esso, tuttavia riteneva  “[che] deve essere praticato prima che si sviluppi la sensazione di vita, la linea tra l’aborto lecito e illecito sarà caratterizzata dal fatto di avere la sensazione di essere vivo”. Cioè? Cosa si intende per “sensazione di essere vivo” ? 

Analizziamo i dati scientifici. 

7 settimana

Lo sviluppo della vita ha inizio al momento del concepimento. La vita non appare subito, bensì in seguito ad un lento sviluppo, definito embriogenesi.  Si parte dallo zigote, che diventa embrione, che diventa feto e poi bambino, alla nascita. Alla 5ª settimana di gravidanza si sviluppa il cuore che inizia a battere e l’embrione è inconsciamente in grado di muovere la testa, grazie alle prime strutture cerebrali. Durante questo periodo legalmente, spetta alla madre la decisione di porre fine alla propria gravidanza, interrompendo l’attività cardiaca dell’embrione non ancora però cosciente, meditando una scelta consapevole e ben pesata. Dalla 9ª settimana comincia a formarsi il sistema nervoso e l’embrione diviene feto. È solo dalla 30ª settimana in poi che si sviluppa in modo più completo il cervello. A partire da questo momento, il feto è in grado di provare dolore, muoversi, esso inizia a sviluppare la memoria a breve termine e riconosce la voce della madre che gli parla. 

Prima della legalizzazione dell’aborto, esso veniva comunque eseguito in modo non sicuro e clandestino, per diversi motivi, riportanti nel grafico sottostante.

Per cui, è un dato di fatto che la legalizzazione, nei limiti stabiliti, dell’aborto abbia migliorato l’ aspettativa di vita di una donna, consentendole di esercitare un proprio diritto in sicurezza, senza ricorrere a espedienti pericolosi e clandestini. Spetta alla madre valutare la propria capacità di portare a termine o interrompere la gravidanza, riflettendo sui dati scientifici e sulle proprie volontà. È bene maturare una propria idea, senza essere influenzati da dati soggettivi, bensì approfondendo quelli oggettivi e effettuando una scelta personale.

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