Uno degli esami che garantisce diagnosi di patologie piuttosto importanti, ossia quelle riguardanti la sfera nervosa, è l’esame neurologico. Questo infatti consente mediante l’osservazione, nonchè l’attuazione di particolari manovre di comprendere l’eventuale presenza di danni al sistema nervoso, che poi si concretizzano in un quadro sintomatologico caratteristico.

Qualsiasi tipo di esame diagnostico, generalmente, parte con la raccolta anamnestica dei dati. Nel caso dell’esame neurologico, già in questa occasione è possibile osservare il paziente, ad esempio:deambula correttamente? Ha disturbi del linguaggio? Ecc.

Per quanto concerne ad esempio un disturbo del linguaggio si potrebbe diagnosticare una paralisi dell’ipoglosso, nel momento in cui si nota una disartria con lingua paralizzata.

 Non solo, si possono dedurre anche danni a quelle strutture corticali deputate all’elaborazione e alla comprensione del linguaggio rispettivamente Broca e Wernike. Nel caso di una lesione a livello dell’area di Broca , ci potremmo trovare di fronte un paziente con afasia motoria, ossia incapacità a comunicare e formulare le parole. Volendo fare un esempio pratico: la parola casa, viene sostituita da una serie di parafasie come “tasa, pasa”, con le quali il paziente cerca costantemente di correggersi, risultando anche nervoso in alcuni momenti.

Ben diversa è invece l’afasia sensoriale, dovuta ad esempio ad una lesione dell’area del Wernike. In questo caso il paziente riesce ad articolare bene le parole e un discorso, ma non comprende cosa gli si dice. Quindi, nonostante risulti comprensibile nell’esposizione, non risponde correttamente alle domande, deviando totalmente dall’argomento proposto dal neurologo.

 

Precisando che per l’esecuzione di un esame neurologico completo sarebbero necessarie due ore, la raccolta dati è fondamentale per analizzare la storia clinica del paziente, in modo tale da focalizzarsi sul problema principale per il quale è stata richiesta la consulenza del neurologo.

Si possono eseguire test per la valutazione della memoria. Si inizia con il chiedere al paziente di ripetere tre parole come ad esempio “pane,casa,gatto”. In questa maniera si va a valutare la così detta memoria operativa. Dopodiché si distrae il paziente con altre valutazioni, per poi richiedere le tre parole precedentemente dette, andando a valutare la così detta memoria episodica. Con questo test si può valutare la possibile presenza del morbo di Alzheimer.

Per valutare invece l’orientamento nello spazio e nel tempo si pongono domande del tipo: Che giorno è oggi? Che numero? In che mese siamo?”.

 

Fatte queste piccola premesse si può poi valutare la deambulazione. Il paziente in tal caso va diviso in tre parti, osservando l’atteggiamento sia del capo che del tronco che delle gambe.

Un paziente con vertigini come camminerà? Lo fa molto lentamente e con cautela, ovviamente per paura di cadere. Non solo, avrà il capo come ingessato e se chiamato si girerà tutto d’un pezzo, nella così detta posizione “unblocked”.

Osservando il tronco e la posizione dello stesso nel paziente, si può verificare la presenza di alcune patologie. Nel morbo di Parkinson, ad esempio, si osserva un atteggiamento del tronco, in cui quest’ultimo si trova ad essere flesso e rigido, chiamato camptocormico.

paziente con Parkinson atteggiamento cmptocormico

 

Per osservare la terza parte, ossia gli arti inferiori, bisogna guardare ogni singolo aspetto della deambulazione. In condizioni fisiologiche cosa succede? Si appoggia inizialmente il tallone, si ha poi il rotolamento del piede con il conseguente spostamento del peso sull’arto che diventa portante, dopodiché si stacca la punta e si porta l’altro piede in avanti.

Cosa succede in caso di situazioni patologiche? Poniamo ad esempio un paziente con una lesione a livello della loggia anterolaterale della gamba o a carico del nervo peroneo che irrora questi muscoli. In questa particolare situazione, non si ha capacità di dorsiflettere il piede, che resta pendulo ed il paziente è costretto ad alzare il ginocchio per portare avanti il piede, evitando che questo strisci a terra, la così detta andatura steppante.

andatura steppante

Altro esempio di andatura patologica, si viene a manifestare in persone con problemi a carico del cingolo pelvico, in particolare a livello del gluteo medio. In questo caso l’andatura viene a denominarsi come anser

andatura anserina

ina, poichè ricorda molto quella delle anatre. Ma come si presenta il paziente? Quando appoggerà il tallone per portare il peso su un arto, venendo a mancare la contrazione a livello del gluteo medio e quindi mancando il sostegno, il bacino cederà. Per correggere questo deficit il paziente tenderà a spostare il tronco nella parte controlaterale.

Questi erano due esempi di andature patologiche, ma ci sono anche altre andature dette funzionali, che non partono da problemi organici e dunque da patologie o lesioni a carico del sistema nervoso.

Il neurologo infatti potrebbe trovarsi di fronte a casi di andature simulate, come in pazienti traumatizzati piuttosto che in quelli isterici, che possono simulare ad esempio delle paresi o emiparesi.

In conclusione ,dunque, è importante che un valido neurologo sappia discernere il patologico dal simulato e soprattutto è ancor più importante essere informati su questi sintomi per poter provvedere subito ad una visita da uno specialista ed intervenire, per quanto possibile, sulle disfunzioni correlate ai deficit nervosi.

 

-ToTo

 

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