Le persone che decidono di farsi un tatuaggio sono consapevoli che l’immagine o la frase che sceglieranno sarà impressa sotto l’epidermide a vita.
Eppure c’è chi si pente e vuole sbarazzarsene. Come si fa ad eliminare dalla pelle un inchiostro indelebile? È dannoso?

Alcune soluzioni più comuni sono:

  • elettrodermografia che lascia cicatrici e talvolta ustiona la cute
  • peeling chimico che viene usato per eliminare tatuaggi estetico-correttivi come quelli alle sopracciglia ma è doloroso e lungo come processo
  • asportazione chirurgica indicata per piccoli tatuaggi ma lascia comunque cicatrici
  • laser che permette di rimuovere tatuaggi con estensione e profondità variabili ma lascia cicatrici che variano da soggetto a soggetto
  • dermoabrasione che può essere utilizzata per rimuovere tatuaggi molto estesi e profondi ma lascia cicatrici e ha un difficile decorso post-operatorio in quanto la ferita va medicata in modo accurato.

Una nuova e recente ricerca potrebbe risolvere del tutto tale problematica senza lasciare cicatrici e senza provocare ulteriori danni all’epidermide. L’idea è quella di intervenire sui processi cellulari che rendono l’inchiostro indelebile e permettere ai macrofagi del sistema immunitario di cancellare il tatuaggio.

I macrofagi (o istiociti) non sono altro che cellule che fagocitano detriti cellulari, microbi e corpi estranei. L’immunologa Sandrine Henri mirava solo a capire come questi interagiscano con le altre cellule immunitarie della pelle. Tuttavia, eseguendo numerosi esperimenti è stato dimostrato che i macrofagi potrebbero svolgere un ruolo fondamentale nell’assorbimento delle particelle di inchiostro e quindi nella rimozione dei tatuaggi.

Descrizione dell’esperimento

In laboratorio, un ceppo di topi è stato geneticamente modificato inserendo nei macrofagi cutanei recettori per la tossina difterica. Somministrando tale tossina gli scienziati potevano selettivamente uccidere gli istiociti. Tuttavia il risultato dell’esperimento non fu come ci si aspettava. I macrofagi morivano ma le particelle d’inchiostro non sparivano.

Malgrado l’insuccesso dell’esperimento, esso è stato utile per capire come agiscono i macrofagi. In seguito alla loro morte, infatti, il pigmento assorbito viene nuovamente rilasciato. È proprio questo che rende indelebile l’inchiostro: le particelle di pigmento subiscono un processo di “capture-release-recapture“.

Capire cosa rende indelebile il tatuaggio era il tassello mancante per un futuro perfezionamento delle tecniche di rimozione. Il problema non è la longevità dei macrofagi, come si pensava prima, ma il loro continuo rinnovo.

Conoscendo il modus operandi dei macrofagi, adesso si sta studiando un modo per ingegnerizzare questi ultimi in modo da inibirli temporaneamente. Coadiuvare questo procedimento con la rimozione laser consentirebbe ai frammenti di particelle di pigmento generati dagli impulsi laser di essere eliminati attraverso i vasi linfatici, senza essere fagocitati e rilasciati continuamente dai macrofagi.

Il rischio è che bloccando la funzionalità dei macrofagi, il risanamento delle ferite potrebbe essere compromesso momentaneamente.

È necessario, pertanto, effettuare ulteriori accertamenti in modo da perfezionare e ultimare la tecnica di rimozione e renderla priva di rischi.

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