“Non avevo idea che la puntura di un insetto potesse farmi questo. Sono stata costretta a letto per cinque mesi. Mi sentivo come se non riuscissi a respirare e a malapena riuscivo a mangiare e a muovermi. Ho pensato che sarei morta”.

Queste sono le parole di Avril Lavigne, una delle cantati più in voga dell’ultimo ventennio, colpita dalla malattia di Lyme.

La malattia di Lyme, che colpisce cute, articolazioni e S.N.C. (Sistema Nervoso Centrale), è provocata dalla Borrelia burgdorferi (predominante nel Nord America ed in Europa), dalla Borrelia afzelii e dalla Borrelia garinii (predominanti in Asia, Africa ed Europa). La Borrelia è un batterio spiraliforme gram- negativo che infetta animali vertebrati (uccelli e roditori, che rappresentano il serbatoio ideale per la replicazione) e l’uomo. Mentre l’infezione nell’animale è diretta, quella nell’uomo è mediata dalla zecca(della specie Ixodes, Amblyomma o Dermacentor) che contrae il batterio dopo aver morso un animale infetto e lo passa all’uomo attraverso il proprio morso (vedi foto 1).
Per questo motivo, la malattia di Lyme appartiene al gruppo delle antropozoonosi, malattie che vengono trasmesse dagli animali vertebrati all’uomo attraverso un vettore.

Questa malattia, la più frequente patologia umana trasmessa dalla zecca, venne descritta per la prima volta nel 1970, ma i primi sintomi furono descritti nel 1910 in Scandinavia. La malattia prende il nome da un piccolo centro del Connecticut chiamato “Old Lyme”, dove nel 1975 vi furono inspiegabili casi di arterite rivelatisi poi casi di malattia di Lyme. Dieci anni più tardi, le statistiche mediche hanno osservato ben 14.000 pazienti affetti da questa malattia.

La malattia di Lyme ha un periodo di incubazione che varia dai 4 ai 25 giorni. Le manifestazioni cliniche possono essere precoci o tardive e riassunte in tre stadi principali:

•Stadio 1: esordio della malattia con un ECM (eritema cronico migrante), una piccola papula eritematosa che in pochi giorni si estende e migra, assumendo una forma circolare con bordo rosso e una zona centrale più chiara (vedi foto). In questa fase può anche comparire, generalmente a livello del lobo auricolare o in sede areolare, il linfocitoma da Borrelia, nodulo isolato rosso-bluastro. È una forma di pseudo-linfoma caratterizzato da un’infiltrazione di linfociti B policlonali. Questa fase è accompagnata da un corteo sintomatologico quale: febbre, cefalea, astenia e malessere generale.

•Stadio 2: il batterio si diffonde per via ematica e dà manifestazioni sistemiche. Può colpire il SNC, provocando meningite a liquor limpido (nel 15% dei casi), encefalopatie, disturbi visivi e paralisi dei muscoli facciali; può colpire il cuore, causando miocardite, pericardite e BAV (Blocco Atrio Ventricolare di primo grado), e può danneggiare il sistema muscolo- scheletrico, portando alla comparsa di artrite e dolore muscolare.

•Stadio 3: l’infezione a carico della cute, articolazioni, muscoli, cuore e SNC diventa cronica. Il paziente avrà l’acrodermatite cronica atrofizzante (ACA), debolezza muscolare, artrite cronica, encefalite con perdita della memoria, polineuropatie sensitivo- motorie, atassia e cardiomiopatia dilatativa.

Per la diagnosi  ci si basa sul quadro clinico in cui vi sarà la presenza dell’ECM , linfocitoma, cefalea e paralisi dei muscoli facciali. Nonostante tutto, l’accertamento obiettivo potrebbe non bastare, in quanto molte volte i segni e sintomi sono più generici e condivisi con altre malattie. Per questo motivo, verranno effettuati esami ematochimici, quali emocromo, transaminasi e VES, ed esami immunologici, quali IFA ed ELISA. Questi test, in caso di malattia, mostreranno rispettivamente neutrofilia con transaminasi (soprattutto AST e ALT), VES elevati e la presenza di IgM- specifiche. Affinché vi sia una risposta immunologica, però, ci vogliono circa 6-7 settimane, periodo evidentemente troppo lungo per poter intraprendere una strategia terapeutica. È proprio per questo che oggi viene utilizzata la biologia molecolare che, grazie alla PCR (reazione a catena della polimerasi), permette di evidenziare la presenza di minime quantità di acido nucleico della spirocheta borrelia.

La malattia di Lyme può essere contratta più di una volta, in quanto l’infezione da Borrelia non dà immunità.

Fattore prognostico positivo, come in ogni malattia, è la diagnosi corretta, effettuata nel più breve tempo possibile. Ciò permette di iniziare immediatamente la terapia adeguata. Negli stadi più lievi della malattia, il paziente viene trattato con antibiotico, quale Augumentin (Amoxicillina + Acido clavulanico) o doxiciclina, per un periodo variabile da una a quattro settimane. Nei casi più severi della malattia, alla terapia antibiotica viene associata la terapia cortisonica.

Al giorno d’oggi non è stato ancora possibile individuare un vaccino per effettuare prevenzione. Per questo si ritiene che la prevenzione più efficace dalla malattia di Lyme sia evitare le infezioni da zecche (vettori della malattia), prestando particolare attenzione durante escursioni in montagna o in zone infestate dalle zecche. Qualora una persona venga punta da una zecca, l’importante è rimuoverla con una pinzetta, senza lasciare nessuna parte di essa nel sottocute. Successivamente, per un paio di giorni, è importante disinfettare la cute con clorexidina allo 0.5% in soluzione acquosa. In caso di eritema cutaneo rivolgersi al medico.

-Giovanni De Lauro 

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