Come si fa a capire il motivo della morte di uno sconosciuto trovato per caso di cui non si sa nulla? Come stabilire la causa della morte quando è dubbia? Grazie all’autopsia. Ma come avviene tale esame?

È il corpo del defunto a parlare, durante l’autopsia: ci comunica la causa della sua morte, la modalità e i mezzi con cui può essere avvenuta. Tale esame viene effettuato, eccetto particolari casi, dopo 24 ore dalla morte, o dall’anatomo patologo o dal medico legale. Essa può essere richiesta sia dai familiari del defunto, sia dal procuratore o dal giudice, nel caso in cui sia necessario conoscere perché, come e quando è morta la persona esaminata.

L’autopsia pur sembrando ad alcuni un sopruso sul corpo di un morto, è invece essenziale a fini giudiziari e non solo. Poter eseguire quest’esame, col tempo, ha permesso al progresso scientifico di procedere sempre più velocemente. Infatti, essa fornisce dati medici molto importanti, soprattutto quando si indaga sulla prognosi di malattie che possono condurre alla morte. L’autopsia ci permette di studiare la causa della morte e in alcuni casi, di trovare un modo di evitarla negli altri pazienti affetti dalla stessa malattia, o nel caso di malattie genetiche, essa è utile per i membri della stessa famiglia. Principalmente però è per motivi legali che viene effettuata, i motivi di studio e ricerca sono solo circostanziali, ma comunque importanti. In passato, è stato proprio grazie all’autopsia che si è riusciti a delineare l’anatomia umana, in particolare bisogna ricordare gli studi di Leonardo Da Vinci.

L’autopsia viene effettuata in tre fasi: l’esame esterno, l’esame interno, l’analisi in laboratorio di ciò che si è trovato.

Durante la prima fase, vengono ispezionati gli indumenti e eventualmente gli accessori indossati. Dopo averlo spogliato, viene osservato il cadavere analizzando le variazioni di colore della pelle, alla ricerca di ecchimosi o altri segni importanti. Viene misurato il cadavere, in peso e altezza, viene ipotizzata un’età plausibile e stabilita l’ora presunta della morte. Quest’ultima è possibile saperla grazie ai fenomeni cadaverici a cui va incontro il cadavere dopo la morte, dai quali poi si riconoscono le azioni della persona prima della morte.

Successivamente, il corpo viene aperto per esaminare gli organi interni. Prima di tutto, viene praticata un’incisione o a Y o ad I a seconda della necessità. Nel caso dell’incisione a Y, il punto di incrocio delle tre linee deve localizzarsi sotto allo sterno e la “coda” dell’ipsilon deve essere incisa da sotto allo sterno fino all’osso pubico. Gli organi interni vengono espiantati ed esaminati uno ad uno con il metodo di Rokitansky, che prevede la rottura dei collegamenti tra gli organi e il corpo. Viene, poi, praticata un’incisione cosiddetta “a bandana” sul cranio per esaminare il cervello e viene svuotato l’intestino.

Tutti i dati raccolti vengono mandati in laboratorio per essere analizzati, viene effettuato l’esame istologico ed eventualmente viene disposto l’esame tossicologico.

Per chi volesse unire la propria passione per il cinema e quella della medicina, il film “Zona d’ombra” è uno dei migliori a tale scopo. Esso dimostra l’utilità insindacabile dell’esame autoptico effettuato da uno Will Smith fantastico nei panni di un appassionato della medicina legale, ispirato ad una storia vera.