Ogni volta che ricordo questa storia, mi stupisco di quanto, nei casi di estrema necessità, una persona qualunque o un chirurgo, come in questo caso, possa riuscire a compiere gesti che non avrebbe mai pensato. Leonid Ivanovičh Rogozov era un medico russo, l’unico che prese parte alla Sesta Spedizione Antartica Sovietica. Durante questo viaggio, in un ambiente ostile ed isolato dal resto del mondo, cominciò ad accusare alcuni sintomi che, giorno dopo giorno, divennero sempre più costanti e difficilmente sopportabili. Da una semplice febbre, cominciarono a presentarsi degli acuti dolori addominali che sin da subito, fecero presagire al giovane chirurgo, la possibile presenza di una appendicite, un’infiammazione dell’appendice vermiforme. 

Uno degli aspetti interessanti di questa storia, da alcuni considerata “tenera”, è che Leonid non volle rivelare nulla di ciò che pensava ai suoi compagni di viaggio, forse per paura che questi si allarmassero o forse perchè nemmeno lui avrebbe mai pensato a ciò che di peggio sarebbe potuto capitargli. I giorni però passarono ed essendosi reso conto che le sue condizioni stavano seriamente peggiorando, divenendo insostenibili, decise che l’unico modo per cercare di sopravviere era procedere con un intervento chirurgico che ben conosceva, un’appendicectomia cioè la rimozione dell’appendice vermiforme. Una chirurgia sicuramente non semplice che però, in questo specifico caso, sarebbe risultata ancora più complessa dato che Leonid doveva riuscire ad operarsi autonomamente.

Cosciente delle difficoltà che sicuramente si sarebbero presentate, decise di istruire i suoi compagni di viaggio per facilitare lo svolgimentoSpecial History
dell’intervento. Uno di essi, ad esempio, teneva uno specchio mentre Leonid, come potete osservare dalla foto, era disteso, non completamente, su un lettino improvvisato nella sua camera. Spesso ho riflettuto sul fatto che, di per se, anche una lieve inclinazione del corpo di un paziente che si accinge ad essere operato mediante un’appendicectomia, possa compromettere il buon esisto di un intervento, dato lo spostamento, seppur lieve, degli organi addominali e di conseguenza del cieco, parte del grande intestino presentate l’appendice vermiforme nella sua porzione caudale. 

Leonid, nel suo diario di viaggio, ha raccontato diversi aneddoti, certamente interessanti, riguardanti la sua operazione. In uno di questi, veniva sottolineato come fosse per lui necessario, ogni quattro o cinque minuti dopo il proseguo della chirurgia, interrompersi a causa del senso di debolezza incalzante che provava a seguito dell’anestesia senza la quale non avrebbe mai potuto iniziare ad operare se stesso. Un altro aspetto interessante di questa storia, è che il chirurgo preferì operarsi senza indossare alcun tipo di guanto e la spiegazione a questa, preoccupante per qualcuno, scelta, fu in realtà molto semplice; cercare di utilizzare al meglio il senso del Tatto, per avere una maggiore sensibilità. 

Fortunatamente l’appendicectomia venne eseguita audacemente e, dopo due lunghissime ore, Leonid riuscì finalmente a riposarsi. Scriverà successivamente nel suo diario che alla fine della chirurgia, si rese conto che l’appendice presentava una macchia scura alla base. Ciò significava, come lui stesso ammise, che il trascorrere di un solo altro giorno, avrebbe sicuramente provocato la sua rottura.

Credo che sia una delle storie più belle ed interessanti che io abbia mai letto ed è un grande piacere condividerla con tutti voi.

1 commento

  1. La vicenda di questo medico è così affascinante: testimonia la grande forza dell’istinto di sopravvivenza degli esseri umani (e non!)

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