Molti di voi conosceranno la bellissima storia di Rapunzel e dei suoi magnifici capelli lunghi, ma non tutti sapranno che la famosa principessa  è nota anche in medicina sotto il nome di Sindrome di Raperonzolo, però a differenza del lieto fine in cui il bel principe salva la principessa dal drago cattivo qui c’è un bravo chirurgo che salva il paziente da un altro tipo di mostro, il Bezoario.

Il Bezoario o più specificatamente, nel caso della sindrome di Raperonzolo, tricobezoario è una massa aggrovigliata di capelli talmente grande da rimanere intrappolata nello stomaco che, nei casi più gravi, può estendersi fino all’intestino tenue.

A soffrire di questa sindrome solitamente sono pazienti affetti da disturbi psichici che hanno la tendenza ad ingerire i propri capelli, patologia più nota con il nome di Tricofagia. La tricofagia (letteralmente dal greco “mangiare i capelli”) è un impulso non volontario di mangiarsi i capelli che interessa soprattutto le ragazze adolescenti e i bambini.

Tale patologia è scatenata da due sindromi specifiche, la Tricotillomania e la Pica.

I soggetti che soffrono di Tricotillomania, hanno il costante impulso di toccarsi i capelli, a volte strappandoli nello stesso punto causando delle vistose aree di alopecia, per poi giocarci inconsapevolmente, portarseli alla bocca e infine ingerirli. Questo gesto, all’apparenza innocuo, crea in realtà, a lungo andare, innumeri danni. I capelli ingeriti, infatti, essendo costituiti da cheratina, sostanza altamente resistente ai succhi gastrici, non vengono assimilati dallo stomaco come il cibo, accumulandosi così uno dopo l’altro fino a formare delle vere e proprie “palle di pelo” occludenti.

I soggetti che invece soffrono della sindrome di Pica devono il nome ad un volatile che ha come abitudine quello di cibarsi di sostanze non nutritive come terra, argilla, sassi e piccoli rami. Nell’uomo questa insana abitudine porta all’ ingerimento di sostanze altrettanto anomale quali sabbia, sapone o altri prodotti non commestibili e solitamente colpisce bambini molto piccoli o comunque incapaci di comunicare un qualche bisogno.

In entrambi i casi ciò che scatena tale atteggiamento è imputabile ad una forte reazione allo stress e la ricerca della causa scatenante rappresenta l’unico modo per iniziare un percorso di guarigione psicoterapeutico.

Solitamente, quando la patologia non è ancora emersa, il paziente si reca in ospedale quando la massa è così grande tale da provocare dolori addominali o nei casi più gravi addirittura delle perforazioni causate da occlusioni. Una volta fatta diagnosi, tramite esami strumentali e obiettivi, con successiva visita psichiatrica, l’unica soluzione è un intervento chirurgico che permette di asportare l’intero groviglio senza il rischio di lasciare residui. 

Oltre ai classici rischi che si corrono nel sottoporsi ad un intervento chirurgico c’è l’ elevata possibilità che il paziente ricada in questo vortice ossessivo per questo è vivamente raccomandato un percorso psicoterapeutico in grado di aiutare il paziente a risolvere definitivamente il problema di tricofagia.

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