E’ da diverse settimane che vorrei raccontarvi qualcosa riguardo la Placentofagia, un’usanza maggiormente diffusa nei paesi orientali e che da circa un ventennio risulta sempre più praticata anche in occidente.

Con il termine Placentofagia ci si riferisce all’atto dell’ingerire la propria Placenta, spesso insieme al cordone ombelicale, chiamato anche funicolo, nei momenti successivi al parto. Questa attività risulta essere largamente diffusa tra moltissimi mammiferi non umani, sia erbivori che carnivori ed onnivori, e viene praticata per svariate ragioni: placare quella che viene definita fame generale (dovuta al rifiuto del cibo nelle ventiquattro ore precedenti al travaglio e quindi ad una carenza energetica obbligata), attenuare la cosiddetta fame specifica (legata più che altro ad una carenza ormonale che sembrerebbe si presenti alla fine della gravidanza), cercare di ripulire velocemente il luogo in cui è avvenuto il parto (per ridurre la probabilità che altri predatori si possano avvicinare, sentendone l’odore, per aggredire la nuova vita appena venuta al mondo).

Uno degli aspetti più interessanti che riguardano la Placentofagia nel regno animale, è legato alla possibilità di riconoscere in questa azione un atteggiamento istintivo, che si manifesta unicamente dopo il parto, inaspettatamente anche in specie erbivore, e che alla luce di alcune interessanti ricerche, ad esempio quelle condotte da Tinklepaugh e Hartman in riferimento al parto nel Macaco Rhesus, con cui condividiamo circa il 98% del nostro DNA, è stato così raccontato:

“After licking the afterbirth, she begins the gruelling task, one common to most if not all sub-human mammals and probably related to human placentophagia, of consuming this tough fibrous mass. Holding the organ in her hands, she bites and tears at it with her teeth.”- “Dopo aver leccato la Placenta, lei (riferito alla madre) comincia a svolgere il duro lavoro, comune alla maggior parte se non a tutti i mammiferi sub-umani e probabilmente correlato alla placentofagia umana, del consumare questa massa fibrosa. Tenendo l’organo tra le sue mani, lo morde e lo strappa con i suoi denti”.

Tutto questo dovrebbe suggerirci qualcosa riguardo la Placentofagia umana?  

Non propriamente soprattutto perchè, ancora oggi, mancano dei riferimenti veritieri che abbiano una valenza scientifica e che dimostrino l’utilità di questa pratica. Nonostante ciò, il tema della Placentofagia ha appassionato e soprattutto incuriosito moltissimi ricercatori come Mark B. Kristal che, affascinato anche dagli studi di Tinklepaugh e Hartman, condusse alcune interessanti ricerche antropologiche che dimostrarono come in molte culture, il consumo della placenta si presentasse abitualmente a tal punto che questa veniva conservata ed essiccata per poi essere utilizzata, mista ad altri elementi, come medicamento. Differentemente, in altre popolazioni come quella Navaho, sebbene la placenta fosse considerata sacra, al contempo veniva ritenuta tossica e per questo non edibile.

Ma allora perchè tutt’oggi diverse donne ingeriscono la propria Placenta nei giorni successivi al parto? 

Le spiegazioni sono differenti e per cercare di comprenderle pienamente, dobbiamo prima chiederci cosa sia la Placenta e soprattutto quale sia la sua secrezione endocrina. La Placenta, definita non casualmente albero della vita, rappresenta la sede dello scambio delle sostanze nutritive e dei gas tra la madre ed il feto ed ha alcune interessanti funzioni tra cui quella di secernere differenti tipi di ormoni che regolano la gravidanza e ne permettono la prosecuzione.

Foto di Seana Berglund
Foto di Seana Berglund

Tra questi, la gonadotropina corionica umana che permette la formazione del corpo luteo gravidico a partire da quello mestruale, estrogeni e progesterone. Questi ultimi, ad esempio, inducono anche lo sviluppo degli alveoli mammari, unità secernenti dei lobuli mammari, essenziali per permettere l’allattamento. A proposito di ciò, nell’analisi di Mark B. Kristal viene riportato un dato interessante riguardo delle speculazioni non rigorose ma certamente curiose riferite al trattamento di donne con difficoltà di allattamento. A queste signore, intorno al 1950, venne somministrata della placenta essiccata da ingerire giornalmente. Il risultato potrebbe far storcere il naso ma nell’86% dei casi, venne riscontrato un chiaro miglioramento nella produzione di latte, spesso associato, in altri studi, anche ad una diminuzione del quantitativo di lochiazioni cioè perdite di fluidi nel postpartum non unicamente ematiche e nella maggior parte dei casi del tutto fisiologiche. D’altra parte, altre tesi non escludono che il contenuto di estrogeni placentari, a causa del loro effetto diretto nell’attivazione dei processi di coagulazione e fibrinolisi, non possa determinare l’insorgenza di tromboembolia, e classificano quindi la placentofagia come una pratica non propriamente sicura ed altresì rischiosa.

La Placentofagia è uno strumento di prevenzione? 

Diverse mamme risponderebbero con un si, soprattutto se si considera la sua applicazione nella prevenzione di quella che viene definita depressione post-partum (DPP), una condizione che può manifestarsi con stati confusionali, assenza o carenza di attenzioni per il proprio figlio, inappetenza e disperazione, cui cause non risultano ancora oggi scientificamente conclamate per quanto sembrino dipendere anche e quindi non solo, da una riduzione dei livelli ematici di estrogeni e progesterone che si presentano in massima concentrazione proprio durante le ultime fasi della gravidanza per poi ridursi nei successivi giorni.

In che modo viene consumata la Placenta? 

A differenza di quello che potremmo pensare, esistono una miriade di metodiche, anche di recente invenzione, che permettono la preparazione della Placenta. Essa viene prevalentemente consumata in due modi: cotta o incapsulata.

Tratta dal sito: greenindeareviews
Tratta dal sito: greenindeareviews

Tra i due, l’incapsulamento sembra essere preferito ed è così in voga da aver determinato la nascita di veri e propri corsi di formazione, che hanno una durata differente, in alcuni casi anche di un mese o più, e che consentono di “specializzarsi” in questa specifica preparazione placentare. Il processo consiste nella riduzione della Placenta, trattata per lo più mediante bollitura, in sottili fette che poi vengono essiccate mediante essiccatori. Una volta disidratate, verranno frullate per consentire la formazione di una polvere che sarà successivamente incapsulata. Per quanto possa risultare strano, il processo non è per nulla sconosciuto a diverse mamme che nel corso del tempo hanno creato dei contenuti appositi presenti ancora oggi su Youtube che possono essere visualizzati in qualunque momento.

Come più volte ho ripetuto in questo scritto, la speculazione riguardo la Placentofagia non ha ancora oggi ottenuto un riconoscimento scientifico valido, per quanto siano state molte le sperimentazioni a favore e contro, ed è per questo che certamente risultano necessarie ulteriori ricerche per chiarire come questa pratica possa effettivamente influenzare il nostro organismo. E’ una delle ragioni per cui questo argomento mi ha profondamente incuriosito e spero abbia reso curiosi anche voi.

References:

Placentophagia: A Biobehavioral Enigma (o De gustibus non disputandum est) – Mark B. Kristal

Exploring Placentophagy in Humans: Problems and Recommendations – Marisa E. Marraccini, PhD, Kathleen S. Gorman, PhD

Human maternal Placentophagy: a survey of self-reported motivations and experiences associated with placenta consumption – Selander J, Cantor A, Young SM, Benyshek DC

Effetti vascolari degli estrogeni: importanza della selettività recettoriale e della durata della deprivazione ormonale – Paola Sanvito

Neurobiological models in postpartum affective disorders – Eleonora Caroti, Laura Fonzi, Giuseppe Bersani

Consumption of the Placenta in the Postpartum Period – Hayes EH

3 Commenti

  1. Articolo molto interessante ma vorrei iniziare una discussione che forse sconfina più nella etica che nella scienza: la placenta, originando dal trofoblasto, è un organo fetale a tutti gli effetti; data questa premessa, la placentofagia non dovrebbe essere considerata una forma di cannibalismo?

    • Ciao Soch! Sono felice che l’articolo ti sia piaciuto. Hai detto bene. La tua domanda ci permetterebbe di sconfinare più su un discorso etico che scientifico. Io sinceramente partirei da questo: “cosa si intende per nuova vita”? A presto! 😉

  2. In effetti, pensandola in termini psicologici, la placentofagia potrebbe essere nata dall’ idea di riempire il vuoto lasciato dal bambino. Però, in termini etici, la penso come Soch: credo che possa essere considerato una forma di cannibalismo.

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