Chi non ha mai sentito parlare della leggenda dei vampiri? Nel corso della storia, queste creature fantastiche, sono diventate molto famose. Al punto da ispirare scrittori e registi, affascinare ed incuriosire tutta la popolazione. A partire dal conte Dracula, fino alla saga di Twilight o del telefilm The Vampire Diaries, tutti abbiamo sentito parlare almeno una volta, dei vampiri. I luoghi comuni ci insegnano che sono dei morti viventi, che presentano un colorito grigiastro e dei canini molto affilati e pronunciati, che si nutrono di sangue, non possono stare alla luce del sole e che sono in grado di trasformare esseri umani in vampiri tramite il morso. Tantissimi hanno ricamato attorno a questi vampiri storie, leggende.

Nel 1985, un biochimico canadese, David H. Dolphin (1), suggerì durante una chiaccherata presso la “ American Association for the advancement of Science” che alla base della leggenda dei lupi mannari e dei vampiri, ci fossero individui affetti da porfiria. Dolphin propose tantissime argomentazioni  a favore della sua teoria. Fece notare come, i difetti metabolici che questi individui presentano, possono portare ad una ipersensibilità della pelle alla luce del sole. L’ipersensibilità può essere tale da, in seguito ad esposizioni blande alla luce, sfigurare la pelle, fare cadere il naso e le dita e rendere le labbra e le gengive così rigide che i denti (anche se di dimensioni normali) sembrano sporgere in modo minaccioso, animalesco. Inoltre aggiunse che l’uscire solo di notte e l’avere il corpo ricoperto di peli, fossero dovuti ad atteggiamenti protettivi (comportamentali e fisiologici) nei riguardi dell’effetto nocivo dei raggi solari. Una motivazione dello stesso tipo spiegava il perchè questi soggetti si nutrissero di sangue. Infatti, il trattamento principale per queste patologie, consiste nell’iniezione dell’eme (gruppo chimico costituente l’emoglobina). Nel medioevo, questa pratica non era conosciuta, per cui i soggetti affetti da questa malattia, per approvviggionarsi di sangue, mordevano umani e bevevano una grande quantità di sangue da loro. Ma non è finita qui, Dolphin aveva anche spiegato perchè in seguito al morso di un vampiro, un umano potesse essere trasformato dicendo che era possibile che tra due fratelli, ereditari del gene difettoso, solo uno dei due manifestasse i sintomi. Secondo Dolphin poteva succedere che il fratello malato mordeva l’altro e questo, per lo shock del morso, sviluppava la malattia. Venne spiegata anche la paura dell’aglio perchè secondo il professore, l’aglio contiene delle molecole che accentuano i sintomi della porfiria, per questo motivo può tenere lontani i malati di porfiria (o i vampiri).

Aveva ragione David Dolphin? Cosa è la porfiria?

In realtà con questo termine vengono indicate otto malattie genetiche (ereditarie o acquisite) caratterizzate dall’accumulo a livello organico di porfirine o prescursori delle porfirine.

Questi composti sono degli intermedi implicati nel metabolismo dell’eme (o ferroprotoporfirina), gruppo chimico costituente sia l’emoglobina, una delle principali proteine del sangue, che altre proteine appartenenti alla famiglia delle cosiddette “cromoproteine”. L’emoglobina è composta da quattro catene proteine (globine) associate ad altrettanti gruppi eme. Esistono cinque diversi tipi di globine che vengono sintetizzate in percentuali diverse a seconda dell’età dell’individuo. Nell’emoglobina dell’adulto, sono presenti 2 catene alfa e 2 catene beta. Il gruppo eme, invece, è un gruppo prostetico che si associa a ciascuna catena globinica contribuendo alla formazione del sito di legame per l’ossigeno e per l’anidride carbonica.

porfiria
Soggetto affetto da porfiria (fonte: sapientemente.blogspot.it)

Il gruppo eme viene sintetizzato in due distretti, sia a livello del midollo osseo (dove viene usato per la sintesi dell’emoglobina), sia a livello epatico (dove viene utilizzato per la sintesi di altre cromoproteine). Per tale ragione le porfirie sono classificate in due grandi categorie: Porfirie Eritropoietiche e Porfirie Epatiche. I sintomi dipendono dalla sede nella quale si accumulano gli intermedi. Nel caso della porfiria intermittente acuta, una delle forme più frequenti, si avranno dolori addominali e muscolari intermittenti, febbre, vomito, astenia, perdita della sensibilità (iperestesie e parestesie), aumento dei globuli bianchi (leucocitosi), instabilità emotiva, stitichezza, tachicardia e ipertensione. Nel caso della porfiria eritropoietica congenita, invece si avranno sintomi esclusivamente cutanei tra cui, per esempio, fotofobia, ispessimento della pelle, formazione di bolle. Durante l’esposizione alla luce solare, la cute dei soggetti affetti si presenterà arrossata e gonfia e sentiranno una sensazione di bruciore. Analizzando i sintomi vediamo come la teoria del dottor Dolphin sia in realtà supportata da alcuni dati come la fotofobia e le alterazioni cutanee che possono essere causate dall’esposizione alla luce solare. Inoltre il trattamento terapeutico per queste patologie prevede il trapianto di midollo per i soggetti affetti da porfirie eritropoietiche, la somministrazione  per via endovenosa di eme per tutte le altre. Questo viene fatto perché dato che il difetto metabolico è a carico della sintesi di questo gruppo chimico, non ne saranno presenti quantità sufficienti per la normale produzione di emoglobina e delle altre cromoproteine. In seguito al trattamento con eme i pazienti produrranno urine rossastre. Secondo la leggenda questa poteva essere una prova a favore del fatto che i vampiri si nutrissero di sangue.

E’ quindi possibile che dietro questa  leggenda mitologica, vi siano delle basi scientifiche. Nessuno saprà mai cos’è che ha contribuito a far nascere questa credenza popolare. Sicuramente adesso sappiamo che esiste questa possibilità e che sono stati condotti degli studi in tal senso. Del resto, quali leggende non sono supportate da un fondo di verità?