Quante volte vi è capitato di avere un dolore diverso dal solito e vi è venuta la meravigliosa idea di cercare su Google di cosa potesse trattarsi, ritrovandovi con la diagnosi della più rara malattia genetica esistente al mondo?

Purtroppo, lo abbiamo fatto tutti almeno una volta, chi per curiosità, chi per la pigrizia di andare dal medico.

Partiamo dal presupposto che un sito internet non potrà mai sostituire il parere di un medico; ma, facendo una ricerca accurata, è possibile trovare tante piattaforme che mettono a disposizione informazioni medico-scientifiche corrette e attendibili che possono essere d’aiuto nella comprensione di una patologia.

Sulla base del cattivo utilizzo di questi dati, stiamo assistendo, negli ultimi anni, alla diffusione sempre più marcata di una patologia già conosciuta ai tempi di Ippocrate e che egli stesso denominò ipocondria.

Divisione in quadranti della cavità addominale
Credit: wikipedia.it

Dal greco ὑποχόνδρια (dal suffisso ὑπό = sotto e χονδρίον = cartilagine del diaframma costale), l’ipocondria di Ippocrate stava ad indicare il “male degli ipocondri”, una patologia che colpiva lo stomaco e la mente, determinando problemi di digestione, tristezza e paura di morire.

Gli ipocondri sono i quadranti superiori esterni dell’addome, cavità, secondo i greci, sede dei sentimenti e delle passioni umane.

Ad oggi, l’ipocondria è considerato un disturbo della psiche, con un’incidenza dal 4% al 9%, caratterizzato dalla paura perenne e dalla convinzione di avere patologie più o meno gravi, nonostante gli accertamenti medici non rilevino alcunché.

I sintomi che, solitamente, sono sopravvalutati da un soggetto ipocondriaco sono correlati al battito cardiaco, cambiamenti anche minimi della temperatura, tosse, raffreddore e mal di testa; a questi sintomi è data una rilevanza tale da far credere al paziente di avere una malattia così grave non solo da danneggiare la propria salute ma addirittura di essere pericolosa per la propria vita.

Tipici segnali dell’ipocondria
Credit: benesserebellezzaonline.com

Per questa ragione, gli ipocondriaci tendono a sottoporsi a controlli e analisi frequenti che sono in grado di limitare le preoccupazioni solo parzialmente e per periodi di tempo sempre più brevi.

La mancata fiducia nel parere del medico e nei risultati dei continui esami, portano, spesso, non solo all’assunzione di farmaci inutili e dannosi, ma anche ad essere così stressati dalla propria condizione, da abbassare le difese immunitarie ed essere più esposti alle patologie che tanto temono.

La cura dell’ipocondria è essenzialmente di tipo psicoterapeutico; in particolare, studi recenti hanno evidenziato come la terapia cognitivo-comportamentale sia quella più valida: si tratta di un tipo di terapia in cui il paziente attivamente analizza, con l’aiuto dello psicoterapeuta, i propri comportamenti e miglioramenti.

Talvolta, la terapia può essere di tipo farmacologico con l’utilizzo di antidepressivi ad azione serotoninergica e benzodiazepine nei casi più lievi.

Come già diceva Molière ne Il malato immaginarioraccontando la storia di Don Argante:

È la nostra inquietudine, è la nostra impazienza che rovina tutto, e gli uomini muoiono tutti quanti per via dei farmaci e non per via delle malattie.

Ciò non toglie, che l’ipocondria è di per sé una condizione debilitante che come tale va curata e non sottovalutata.

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