Quante volte avete desiderato di poter riuscire a ricordare ogni singolo attimo della vostra vita? Pensate che ciò sia un “superpotere”? Vi sbagliate. Alcune persone possono ricordare tutto, si tratta di una malattia rara: l’IPERTIMESIA.

Chiunque di noi trova difficoltà nel ricordare come ci siamo vestiti o cosa abbiamo mangiato una settimana fa. Quasi del tutto “impossibile” sarà invece ricordare cosa abbiamo fatto in una giornata,priva di emozioni,di qualche anno fa. I ricordi che durano più a lungo, rimanendo impressi a fondo nel nostro cervello, sono soprattutto quelli emotivi. Infatti, ciascuno di noi tende a ricordare principalmente ciò a cui prestiamo attenzione, esperienze nuove, speciali. Questo accade grazie a due strutture fondamentali che fanno parte del sistema limbico, situate nel diencefalo, più precisamente nella profondità del lobo temporale: l’amigdala e l’ippocampo.

L’amigdala (importante per l’elaborazione delle emozioni) in collaborazione con l’ippocampo (capace di elaborare ricordi privi di significati emozionali e considerato anche come collegamento chiave in uno dei più importanti sistemi cognitivi del cervello: quello della formazione della memoria a lungo termine da parte del lobo temporale), ha la capacità di formare ricordi molto intensi, esercitando proprio un’azione di rinforzo sull’ippocampo in situazione emotivamente importanti.

Il cervello ha molteplici sistemi di memoria. La memoria a lungo termine, secondo il tipo di informazione, si suddivide in: Memoria inconscia (implicita) mediata da vari sistemi, tra cui l’amigdala, e la Memoria cosciente, dichiarativa (esplicita) mediata dall’ippocampo e dalle altre aree corticali connesse. La memoria dichiarativa a sua volta si suddivide in “semantica” (indipendente da uno specifico episodio) e in “episodica” (memoria degli eventi della nostra vita, tutti gli episodi che rendono uniche le nostre storie individuali). Un caso particolare di memoria episodica è la MEMORIA AUTOBIOGRAFICA, che riguarda episodi realmente avvenuti al soggetto stesso. La memoria autobiografica combina ricordi di lungo termine (come la prima volta che siamo andati all’Università) con la conoscenza dei fatti della nostra vita (che siamo figli unici o abbiamo fratelli/sorelle). La nostra memoria autobiografica è altamente selettiva, mettendo in luce solo gli eventi molti emotivi e rilevanti.

Proprio questo non avviene nei soggetti affetti da IPERTIMESIA, una malattia rara nota anche come “Sindrome dei super ricordi”. In queste persone i ricordi emotivi non sono gli unici che raffiorano nella loro mente. Essi si ricordano tutto. Giorno per giorno. Più si concentrano, più sono capaci di trarre dettagli. Ma la loro super memoria riguarda solo eventi accadutegli personalmente, la loro biografia. Infatti, gli ipertimesici hanno un’incredibile capacità di ricordare il passato, convivendo con un numero infinito di informazioni e ricordi. Possono prendere una data qualsiasi e dire con velocità e precisione che giorno era, cosa hanno fatto quel giorno e se è accaduto qualcosa di importante, dando risposte rapide, senza richiamare i ricordi, un processo del tutto automatico.

Come accade ad AJ (Jill Price), primo caso documentato nella letteratura scientifica dai ricercatori dell’University of California, Irvine. AJ vive con costanti ricordi, rammentando ogni giorno della sua vita a partire dal 5 febbraio del 1980, quando aveva quattordici anni. Ella è stata sottoposta ad un semplice test in cui doveva raccontare eventi che associava a date (Come il 17 gennaio 1994, giorno in cui ci fu il terremoto in Norvegia) o date che associava agli eventi (Come l’incidente aereo a San Diego avvenuto lunedì 25 settembre 1978), ottenendo numerose risposte corrette e, soprattutto, rapide. Ciò è stato verificato anche su HK, un ragazzo non vedente di 23 anni, capace di ricordare qualsiasi momento della sua vita da quando aveva undici anni. Anch’egli ha risposto esattamente e con precisione alle domande del test riguardanti eventi accaduti nella sua vita o di importanza mondiale, e quando è stato interrogato nuovamente in una seconda sessione la coerenza delle sue risposte è stata del 100%.

L’amigdala e l’ippocampo, come detto prima, hanno un ruolo centrale per quanto riguarda la formazione e fissazione dei ricordi. Esse sono oggetto di studi clinici che implicano accurate analisi volumetriche. nihms378082f6 Infatti, la loro struttura e volume spesso cambiano in parallelo con le capacità mnemoniche: come l’accrescimento della parte posteriore dell’ippocampo nei tassisti londinesi, in risposta allo sforzo di memorizzare migliaia di strade. Mentre, un esempio di variazione volumetrica nell’amigdala è il suo incremento (+13%) con una riduzione di quella dell’ippocampo (-12%) nelle giovani donne sofferenti di gravi disturbi depressivi.

Così, un team di ricercatori, guidati da Brandon Ally, hanno deciso di scansionare il cervello di HK, riscontrando che la parte destra della sua amigdala è più grande (di circa il 20%) rispetto agli altri soggetti. HK ha anche delle migliori connessioni funzionali tra l’ amigdala e l’ippocampo destro e altre aree circostanti. Ally e il suo team pensano che proprio la dilatazione dell’amigdala di HK e il suo notevole livello di connessioni crei una profonda rilevanza personale alle sue esperienze, più di quanto non sia normale, rendendole indimenticabili. Essi, infatti, sostengono che i loro risultati forniscono ulteriori prove sul ruolo dell’amigdala nella memoria, soprattutto quella autobiografica. Ma i ricercatori continuano a studiare per scoprire meglio il misterioso funzionamento di questa memoria e le strutture ad essa connesse.

Source: Pubmed – A case of hyperthymesia: rethinking the role of the amygdala in autobiographical memory

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