Fino ai primi anni del 1900, medici ed infermieri che lavoravano negli ospedali dell’epoca, non conoscevano le norme igienico-sanitarie che, al giorno d’oggi, si ha l’obbligo ed il dovere morale di rispettare per prevenire il diffondersi delle così dette “infezioni nosocomiali”, cioè quelle infezioni correlate all’assistenza, che si sviluppano durante il periodo di permanenza nell’ospedale. Molte persone e molti pazienti hanno perso la vita nel passato a causa della mancata applicazione di tali norme igienico-sanitarie e, allo stesso tempo, molti operatori sanitari si sono prodigati per tentare di capire come contenere o eliminare quei microrganismi che sono alla base delle infezioni stesse. Vi siete mai chiesti perchè, entrando nell’atrio principale di qualsiasi ospedale, c’è sempre (o almeno così si spera) una soluzione gel a fianco ad un grande poster esplicativo sull’importanza dell’igiene, in particolar modo, dell’igiene delle mani? Ora analizzeremo la fondamentale importanza correlata all’estrema semplicità di un piccolo e, allo stesso tempo, grande gesto! 

 

 

Il concetto di “sporcizia” non è uguale per tutti i popoli. In generale, però, l’esigenza di pulizia accumuna tutti, e non solo gli esseri umani.

Si narra che non sempre, nella storia dell’igiene, acqua, sapone e disinfettanti furono  utilizzati come strumenti per garantire un certo grado di pulizia. I Greci e i Romani, per esempio, non usavano il sapone, ma uno strumento di legno per raschiare la pelle (lo strigile), pur ricorrendo a frequenti bagni e oli profumati.

Il Medioevo non diede molta importanza all’igiene e anche in seguito, dal Rinascimento fino all’Illuminismo, i bagni non venivano apprezzati granché: l’uso dell’acqua per bagnarsi era scoraggiato o addirittura vietato dai medici: l’acqua, secondo loro, apriva i pori della pelle attraverso i quali potevano entrare microrganismi che causavano gravi  malattie. Se un bagno veniva concesso, era poi consigliato un giorno di riposo a letto per recuperare il presunto indebolimento del corpo. Per evitare i cattivi odori si usavano i profumi e per pulire la pelle ci si strofinava con crusca, sabbia e cipria. Incredibile ma vero! Ecco la ragione per cui si diffusero molte malattie infettive durante questo periodo storico. Incideva sull’igiene non soltanto la cultura ma anche il ceto sociale: coloro i quali appartenevano ai ceti sociali minori erano svantaggiati anche sotto questo punto di vista.

Si cominciarono a notare delle differenze con l’avvento della Rivoluzione industriale. Nella Londra dell’Ottocento, ad esempio, c’erano interi quartieri appestati da terribili miasmi (ossia malsane esalazioni nocive, emanate dalla materia in stato di putrefazione). Lo sviluppo scientifico ha risolto definitivamente i dubbi su ciò che è effettivamente “sporco” e nocivo per la salute. I primi passi verso condizioni igieniche migliori furono fatti con la scoperta dei batteri e l’uso del fenolo, grazie a Joseph Lister, l’inventore del metodo antisettico. Quando egli arrivò a Glasgow, nel 1861, il 90% dei casi di fratture finiva con l’amputazione. Molti morivano di febbre post-operatoria. Lister notò che la cancrena raramente si presentava fuori dagli ospedali. Essa non doveva quindi dipendere dai “gas venefici” indicati dalla teoria del miasma, ma da qualcosa che la trasmetteva da un paziente all’altro: fasciature usate, ferri chirurgici, le stesse mani dei medici. Lo stesso accadeva in sala parto: i medici e gli altri operatori sanitari che non ancora conoscevano l’estrema importanza dell’igiene delle mani, dopo aver assistito pazienti con patologie di vario genere, tra cui quelle infettive, si recavano in “sala parto” e, senza lavarsi le mani, contaminavano le superfici cutanee delle partorienti e dei neonati, facendo così sviluppare infezioni non facilmente reversibili: questa era la causa principale dell’alto tasso di mortalità infantile e delle partorienti stesse. 

Il francese Louis Pasteur dimostrò poi come la fermentazione di liquidi fosse legata ai batteri e come la bollitura fosse capace di bloccarla.

Anche Florence Nightingale, madre fondatrice dell’assistenza infermieristica, apportò innumerevoli cambiamenti alla cultura dell’igiene: durante la Guerra di Crimea (1853-1856), in cui Inglesi, Francesi e Turchi combatterono contro i Russi, il Governo britannico la nominò sovrintendente del corpo di infermiere degli Ospedali Riuniti inglesi in Turchia. L’ospedale di Scutari aveva migliaia di letti affollati in 6 chilometri di corridoi lunghi e sporchi: era infestato da topi, non c’era acqua ed i bagni intasati traboccavano nelle corsie. La Nightingale arrivò a Scutari con 38 infermiere, di cui solo 12 sarebbero sopravvissute! Ella dimostrò, attraverso un metodo di ragionamento prettamente scientifico, che l’alto tasso di mortalità per malattie tra i soldati (42%) era correlato all’inadeguatezza dell’assistenza e, nonostante gli iniziali ostacoli frapposti dagli ufficiali medici, che non accettavano questa teoria, potendo contare sui fondi ottenuti da donazioni private, riuscì a dotare l’ospedale di Scutari di efficienti servizi igienico-assistenziali e di idonee infrastrutture. Il tasso di mortalità scese al 2%. All’epoca gli ospedali erano ambienti che facevano paura, da evitare ad ogni costo: nella stessa corsia e, molto spesso anche nello stesso letto, si accalcavano pazienti affetti dalle più diverse malattie. Il concetto di igiene era pressoché ignoto: i medici non si lavavano le mani prima di eseguire interventi chirurgici ed entravano in sala operatoria con gli stessi abiti che indossavano per strada. La mortalità intraospedaliera era molto elevata. Dunque, per migliorare i risultati dell’assistenza sanitaria era necessario iniziare a lavorare su alcuni concetti fondamentali, quali l’igiene degli ambienti e degli stili di vita, l’organizzazione dei servizi socio- assistenziali e la relazione d’aiuto con i malati

Possiamo concludere che, a causa della carenza di norme igienico-sanitarie, molte persone persero la vita e, in alcune regioni del mondo, molte di esse continuano ad essere esposte a questo rischio: in India esiste una parte della popolazione povera che costituisce la casta degli “Intoccabili”. Benché viviamo ormai nell’era tecnologica, tale parte della popolazione è addetta alla rimozione meccanica, effettuata con le mani, degli escrementi, secondo una tradizione che prevede l’ingaggio soprattutto di donne in giovane età. Gli intoccabili coinvolti in questa occupazione, circa un milione, non subirebbero alcun danno secondo la tradizione, perché già impuri. Si può, quindi, solo immaginare quanto queste persone siano esposte al rischio di contrarre malattie infettive, talora anche mortali. 

L’Igiene delle mani è una procedura essenziale, alla quale però molto spesso non viene attribuita o dedicata la giusta importanza. Spesso, questa procedura viene sottovalutata! Si pensi ad esempio all’ingresso dei visitatori nei reparti ospedalieri: ognuno di essi costituisce un potenziale veicolo di infezione. Tale situazione, tuttavia, è riproducibile anche a domicilio, per cui è di vitale importanza conoscere le principali norme igienico-sanitarie di base per prevenire l’insorgenza delle infezioni. 

La cute, l’organo di maggiori dimensioni del corpo umano, funge da barriera protettiva rispetto all’esterno. Essa è fisiologicamente colonizzata dalla flora batterica che si distingue in flora residente e transitoria:

  • la flora residente, normalmente presente nell’organismo, ha una funzione protettiva,  ma può diventare responsabile di infezioni opportuniste a seguito della contaminazione di siti corporei normalmente sterili, dell’occhio o della cute non integra;
  • La flora transitoria si acquisisce durante il contatto diretto con i pazienti o con le superfici ambientali contaminate e in genere causa infezioni. La flora transitoria si rimuove più facilmente con il lavaggio corretto delle mani. 

Il Ministero della Salute stima che in Italia ogni anno si verifichino dalle 450.000 alle 700.000 infezioni in pazienti ricoverati: il 30% circa delle quali sono prevenibili.
Tra le misure preventive, l’igiene delle mani è senza dubbio la più importante, in quanto è una  combinazione di efficacia, semplicità e costi di applicazione: lavarsi le mani correttamente è un gesto che non costa nulla e che favorisce la salute individuale e collettiva. Infatti, il solo lavaggio delle mani può ridurre i decessi conseguenti alle infezioni, le giornate di degenza ospedaliera, nonché le spese sanitarie!

Quando lavare le mani?

I visitatori che entrano negli ospedali dovrebbero lavare le mani all’ingresso ed all’uscita della stessa struttura ospedaliera. I pazienti devono essere incoraggiati ad effettuare l’igiene delle mani prima e dopo ogni pasto, dopo l’utilizzo dei servizi igienici e prima di lasciare la stanza. Sono cinque i momenti in cui tutti gli operatori sanitari dovrebbero sempre lavare le mani con acqua e sapone:
– prima di toccare un paziente;
– prima di iniziare una qualunque procedura di pulizia o di asepsi;
– dopo aver visitato un paziente;
– dopo aver toccato qualunque oggetto nelle immediate vicinanze del paziente;
– dopo il contatto con fluidi biologici e secrezioni corporee.
Le mani vanno lavate accuratamente anche se si utilizzano i guanti. Esistono diverse tipologie di lavaggio delle mani a seconda delle procedure che bisogna svolgere. Tutte prevedono, comunque, una tecnica particolare e prodotti particolari, adatti alla rimozione dei microrganismi potenzialmente infettivi:

  1. il lavaggio sociale con acqua e sapone si esegue prima di manipolare farmaci o di preparare o servire alimenti. Ha lo scopo di eliminare lo sporco visibile e rimuovere la flora microbica transitoria; è raccomandato per proteggere il paziente e l’operatore sanitario dalla trasmissione di infezioni da contatto, per via aerea e attraverso goccioline. Il lavaggio sociale deve durare dai 20 ai 40 secondi, seguendo alcuni passaggi:                                                                                                         A.aprire il rubinetto con la mano, il gomito o il piede;
    B. bagnare uniformemente le mani e i polsi con acqua tiepida;
    C. applicare una dose di sapone sul palmo della mano e insaponare uniformemente mani e polsi con sapone liquido detergente;
    D. dopo aver insaponato le mani per almeno 15 secondi, sciacquare abbondantemente;
    E. asciugare tamponando con asciugamani monouso in tela o carta assorbente fino a eliminare l’umidità residua;
    F. chiudere il rubinetto dell’acqua con il gomito, oppure se è manuale con un lembo dell’asciugamano.

    Diversi passaggi pratici per un corretto lavaggio sociale delle mani.
  2. il lavaggio antisettico (con acqua e antisettico) o frizione alcolica si effettua prima e dopo il contatto con il paziente. Va evitato l’uso contemporaneo di frizioni a base alcolica e sapone antisettico. I detergenti antisettici più utilizzati sono: clorexidina gluconato, iodofori e triclosan. Il lavaggio antisettico deve durare dai 40 ai 60 secondi e va effettuato in questo modo:                                                                                     A. aprire il rubinetto con la mano, il gomito o il piede;
    B. bagnare uniformemente le mani e i polsi con acqua tiepida;                                       C. frizionare vigorosamente per 15-30 secondi i polsi, gli spazi interdigitali e i palmi di entrambe le mani con sapone antisettico;
    D. sciacquare accuratamente con acqua corrente;
    E. asciugare prima le dita e poi i polsi con salviette monouso in tela o carta assorbente;
    F. chiudere il rubinetto dell’acqua con il gomito, oppure se è manuale con un lembo dell’asciugamano utilizzato.
  3. il lavaggio chirurgico, effettuato prima delle procedure chirurgiche, ha lo scopo di eliminare la flora batterica transitoria e ridurre in modo consistente la flora batterica residente delle mani e degli avambracci. Quando si esegue il lavaggio chirurgico delle mani con un sapone antisettico, strofinare mani e avambracci per la durata di tempo raccomandata dal produttore, solitamente 2-5 minuti, prima di indossare i guanti sterili. I disinfettanti e le soluzioni alcoliche al 60-90% sono quelle con la massima efficacia antibatterica e possono essere utilizzati per il lavaggio e per la disinfezione chirurgica delle mani.

Bisogna precisare che il lavaggio sociale delle mani si effettua quando le mani sono visibilmente sporche; quello antisettico o frizione alcolica, quando le mani non sono visibilmente sporche: l’azione antisettica delle soluzioni alcoliche è associata alla capacità di denaturare le proteine, inibire gli enzimi e favorire la lisi della membrana citoplasmatica dei microrganismi.

In alternativa al lavaggio antisettico, si può effettuare la frizione alcolica: lo scopo delle due procedure ed i materiali utilizzati sono gli stessi: di solito la frizione alcolica è effettuata, oltre che dagli operatori sanitari, anche dai visitatori e dalle persone comuni per prevenire il rischio di infezioni. Per eseguire correttamente la frizione alcolica delle mani occorre:

  • versare 3 ml di soluzione idroalcolica nel palmo della mano;
  • sfregare il palmo destro sul dorso della mano sinistra con le dita intrecciate e viceversa;
  • sfregarle palmo a palmo con le dita intrecciate;
  • frizionare il dorso delle dita con il palmo della mano con le dita interbloccate;
  • strofinare la punta delle dita di ogni mano contro il palmo della mano opposta;
  • sfregare fino a completa asciugatura.
    La frizione con soluzione alcolica deve durare complessivamente 30-40 secondi. (Puoi prova tutte le procedure adesso!!)

Naturalmente, prima del lavaggio delle mani occorre togliere gioielli (anelli, braccialetti) e orologi e, poiché sotto le unghie si annidano e proliferano miceti e batteri, è importante che le unghie siano corte, arrotondate, limate ed è preferibile (nel lavaggio chirurgico è imprescindibile) che gli avambracci siano liberi da indumenti.

Curiosità per gli appassionati di igiene e microbiologia: i batteri patogeni più spesso ritrovati sulle mani degli operatori sono:

  • Staphylococcus aureus;
  • Enterococcus faecium.

Tutte queste soluzioni alcoliche, detergenti e disinfettanti possono irritare eccessivamente la cute delle mani se usati così di frequente? Purtroppo sì e la dermatite da contatto è uno dei fattori che causa scarsa compliance (ossia scarsa conformità a determinate norme, regole o standard) degli operatori sanitari e dei visitatori all’igiene delle mani. La dermatite da contatto frequente tra gli operatori sanitari è causata dal ripetuto lavaggio delle mani, dai guanti, dai disinfettanti aggressivi o dai detersivi. Ed ecco la ragione per la quale molte persone, benché siano a conoscenza del rischio infettivo a cui sono esposti, perseverano non effettuando l’igiene delle mani quando necessario. Una possibile soluzione per ridurre al minimo l’incidenza di dermatiti da contatto, dovute al lavaggio e/o alla disinfezione delle mani, è l’uso di lozioni o creme per le mani. 

L’igiene delle mani riveste un’importanza così rilevante che è stata indetta, per il 5 Maggio 2018, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, una giornata mondiale del lavaggio delle mani: ogni associazione o struttura ospedaliera e/sanitaria dedicherà dei momenti alla campagna di informazione, prevenzione ed educazione al corretto lavaggio delle mani per la tutela della salute e della sicurezza individuale e collettiva!

 

MgF

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