Come ci sentiremmo se da un giorno all’altro, a causa di un incidente inaspettato sul posto di lavoro, il nostro volto venisse per sempre deturpato? Probabilmente, fino a qualche decennio fa, non avremmo potuto nutrire alcuna speranza in un possibile miglioramento. Oggi, invece, gli enormi passi in avanti della medicina, ci danno la possibilità non solo di teorizzare ma anche di applicare alcune particolari tecniche chirurgiche che, ad esempio, riescono a donare nuovamente un volto a chi “non ce l’ha più.”

Patrick Hardison era un vigile del fuoco che amava il suo mestiere. All’età di quarantuno anni, nel lontano 2001, durante un intervento di emergenza, si ritrovò al di sotto del tetto in fiamme dell’edificio in cui stava prestando il suo servizio, quando il primo, indebolito a causa dell’incendio, precipitò sulla sua persona “sciogliendogli” letteralmente, sebbene coperto dalla maschera protettiva, l’intero volto.

Vorrei prima farvi riflettere su ciò che l’accaduto abbia potuto comportare per la vita del giovane Patrick. Lui stesso racconta che per diversi anni, non ebbe il coraggio di uscire da casa per paura di “spaventare” coloro che l’avrebbero incrociato ed, inoltre, che mai avrebbe pensato che un giorno gli sarebbe stato donato un nuovo volto.

Quanto può essere importante e gratificante, per uno staff medico, donare ad un paziente la speranza di una vita migliore e soddisfacente, come quella che ognuno di noi si augura?

Sicuramente è la missione di questa splendida professione ma trapiantare un volto e quindi della cute, come nel caso del trapianto di qualunque altro organo, pone importanti limiti che devono essere necessariamente rispettati; il più importante è sicuramente da riferire al maggior grado ricercabile di compatibilità immunologica tra ricevente e donatore che riduce drasticamente “il rischio di rigetto“, assicurando una buona prognosi del paziente.

Sia per questa ragione che per la mancanza di conoscenze adeguate riguardo i trapianti facciali così estesi, per Patrick la vita proseguì pur senza la possibilità di ricevere un nuovo volto fin quando, nell’Agosto scorso, fu ammesso al “New York medical center” dove un giovane ragazzo, David Rodebaugh, all’età di ventisei anni, era mantenuto in stato vegetativo, dopo aver appurato la sua morte cerebrale a causa di un incidente motociclistico.

Non riesco a non immaginare la felicità di Patrick quando la signora Rodebaugh diede l’ok per il trapianto, uno dei gesti più belli che una madre potesse fare; finalmente c’era un donatore compatibile! Durante l’intervento, durato circa trenta ore, uno staff medico costituito da un centinaio di specialisti, si è occupato

L'immagine è tratta dal sito www.hargeisatimes.com
L’immagine è tratta dal sito www.hargeisatimes.com

inizialmente di espiantare la pelle sfregiata del collo e del volto di Patrick, procedendo successivamente all’impianto della nuova cute, procedura orchestrata da un insieme complesso di interventi di microchirurgia vascolare e nervosa che hanno assicurato una continuità tra i rami arteriosi, venosi e nervosi del donatore e del ricevente. Ad oggi, più di tre mesi sono ormai trascorsi e contro ogni peggiore aspettativa, le condizioni di Patrick sembrano migliorare ogni giorno di più per la gioia della sua famiglia e dei suoi piccoli figli. Per quanto Mr. Hardison sia costretto a ingerire giornalmente dei farmaci immunosopressori, utili a tenere sotto controllo il suo sistema immunitario riducendo al minimo qualunque possibilità che avvenga un rigetto, credo che la sua vita possa essere finalmente considerata migliore. Il suo intervento è certamente il più esteso trapianto di faccia con esisto positivo conosciuto fino ad oggi e tutto ciò rappresenta un “grandissimo passo in avanti” per la storia della medicina e della chirurgia.