Un’eterna giovane la Montalcini! Appassionata di medicina e detentrice di un forte bagaglio valoriale, affermava: “Rifiutate di accedere a una carriera solo perché vi assicura una pensione. La migliore pensione è il possesso di un cervello in piena attività, che vi permetta di continuare a pensare ‘usque ad finem’, ‘fino alla fine’.”

La riconoscete?

Eh si! E’ proprio lei… Rita Levi Montalcini. Ognuno di noi può affermare con sicurezza di aver sentito o pronunciato il nome di questa donna almeno una volta nella vita!! Molti studenti ritengono che la sua vita, la sua ricerca sperimentale, la sua fiducia nel futuro e nelle nuove generazioni siano un esempio che tutti dovrebbero seguire, non solo per la tenacia con la quale la Montalcini si è fatta strada nel corso della sua vita, quanto più perchè non ha mai smesso, neppure per un minuto, di credere nella scienza! Ed è forse stata proprio questa intima convinzione che l’ha portata, insieme ad altri ricercatori, a scroprire un mondo totalmente nuovo e altamente dinamico: il Sistema Nervoso e vari suoi meccanismi!!

Di origini ebraiche, Rita Levi Montalcini nacque nel 1909 insieme alla sorella gemella Paola (1909–2000), nota pittrice. E’ stata una neurologa, ricercatrice e senatrice italiana, Premio Nobel per la medicina nel 1986.

Si laureò in  Medicina e Chirurgia (con 110 e lode) e decise di specializzarsi in neurologia e psichiatria, in quanto rimase affascinata da un tema veramente innovativo per l’epoca, quello della differenziazione delle cellule del tessuto nervoso, che sembrava un settore di ricerca promettente per cominciare a comprendere meglio il funzionamento del cervello. La politica italiana, tuttavia, la ostacolò : con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e l’emanazione delle leggi razziali fasciste (1938), la  Montalcini, di origine ebrea, fu costretta a lasciare l’università italiana e a proseguire le ricerche, dapprima a Bruxelles e poi a Torino, dove rientrò per proseguire le sperimentazioni in un laboratorio allestito nella sua abitazione. In quel laboratorio casalingo, infatti,  scoprì il meccanismo alla base della morte di intere popolazioni nervose, nelle fasi iniziali del loro sviluppo: fenomeno riconosciuto qualche decennio più tardi e definito con il termine apoptosi.

Terminata la guerra, riprese gli studi che dedicò interamente ai meccanismi di formazione del sistema nervoso dei vertebrati. Con il Professor Giuseppe Levi, iniziò a fare ricerca negli embrioni di pollo. Non era infatti per nulla chiaro il modo in cui i neuroni e in generale il tessuto cerebrale cresce, si sviluppa e si differenzia nel corso del passaggio dall’embrione all’essere umano. 

Nel 1947 il biologo Viktor Hamburger la invitò a St. Louis, proponendole di prendere la cattedra di docente del corso di Neurobiologia al Dipartimento di zoologia della Washington University. La Montalcini accettò subito, poiché sapeva di aver bisogno di moderni laboratori per poter continuare le sue ricerche.

Le ricerche erano focalizzate sull’innesto, in embrioni di pollo, di frammenti di speciali tumori: in questo modo poté osservare il prodursi di un “gomitolo” di fibre nervose a carico delle cellule gangliari. Da quì sviluppò l’ipotesi di un fattore chimico, liberato dal tessuto ospite e attivo sullo sviluppo dei neuroni. Il Fattore di crescita della cellula nervosa fu scoperto l’11 giugno 1951:

«Ci arrivai con la fortuna e l’istinto. Conoscevo in tutti i dettagli il sistema nervoso dell’embrione e ho capito che quello che stavo osservando al microscopio non rientrava nelle norme. Una vera rivoluzione: andava, infatti, contro l’ipotesi che il sistema nervoso fosse statico e rigidamente programmato dai geni. Per questo decisi di non mollare».

Durante la sperimentazione di un trapianto di tumore di topo (un sarcoma) sul sistema nervoso dell’embrione di un pulcino, la Montalcini osservò l’NGF, una proteina che riveste un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche.

Nel 1954 il biochimico,, allievo della Montalcini, Stanley Cohen riuscì a isolare, nella stessa tipologia di sarcoma di topo, la nucleoproteina che sembrava essere responsabile della crescita delle fibre nervose. Dopo ulteriori studi, Cohen riuscì a individuare con precisione quello che oggi è chiamato NGF, Nerve Growth Factor o Fattore di Crescita del tessuto nervoso.

L’NGF è una proteina (un dimero, formato da due subunità uguali, unite tra loro da ponti di-solfuro) che viene sintetizzata da quasi tutti i tessuti e, in particolare, dalle ghiandole esocrine. Tra le sue proprietà, vi è quella di riuscire ad indurre l’allungamento delle fibre nervose e di orientare la crescita verso gli organi bersaglio, contribuendo allo sviluppo e alla rigenerazione degli assoni.

Questa molecola non influenza solo la crescita delle cellule del sistema nervoso periferico, ma anche quelle del cervello, e possiede quindi un’importanza fondamentale per la cura di molte malattie.

Inoltre, essendo prodotta nei momenti rigenerativi, è utile nelle prime fasi dello sviluppo embrionale, permettendo la creazione del cervello. Numerose successive ricerche hanno individuato ulteriori funzioni biologiche attribuibili all’NGF:

  • esso è in grado di prevenire il danneggiamento delle cellule nervose adulte, indotto dal contatto con sostanze tossiche;
  • è in grado di garantire la sopravvivenza dei neuroni nel caso venga temporaneamente a mancare l’irroramento sanguigno (ad esempio per un mini-ictus ischemico) e ne favorisce la rigenerazione (aspetto fondamentale per la riabilitazione dopo un ictus).

L’NGF è ancora oggi oggetto di studio, al fine di comprendere e trovare la cura ad alcune delle più gravi malattie che colpiscono il sistema nervoso, come la sclerosi laterale amiotrofica (SLA), il Parkinson e il morbo di Alzheimer.

Grazie alla scoperta dell’NGF, sono stati individuati altri fattori di crescita oggi studiati per la cura dei tumori, in quanto è stato dimostrato che accrescono il tumore stesso.

Piccola curiosità:

E’ stata la prima tra le vincitrici e i vincitori del premio Nobel a varcare il secolo di vita. Inoltre, è stata la più anziana tra i senatori e senatrici a vita in carica, nonché della storia repubblicana italiana.

Rita Levi-Montalcini si spegne il 30 dicembre 2012, all’età di 103 anni; tuttavia, continua a vivere nel cuore di tanti giovani appassionati di medicina, ricercatori e non, che sognano di  mettere in pratica l’esempio di vita lasciato dalla Montalcini.

Dalla sua vita e dai suoi studi, si può affermare che la Montalcini rappresenta un perfetto connubio tra razionalità e sentimento, tra cervello e cuore! Credeva fermamente nel ruolo odierno della donna, la quale può essere madre, moglie e ricercatrice. E’ sempre stata dalla parte dei giovani ed è per questo sempre rimasta giovane ed incredibilmente “moderna” fino alla fine.

Lei stessa afferma: “Il mio segreto è dedicarmi con passione ai miei interessi, alle mie ricerche che ho coccolate e amate come un figlio. Le ricerche mi hanno procurato tanta ansia e apprensione, ma anche una gioia sconfinata che non è possibile racchiudere in una frase o in mille parole. Ho cercato di andare oltre i dogmi e i maestri, e penetrare nelle cose e ricrearle. Occorre avere la curiosità tipica del bambino. Questo è stato il mio grande segreto, la mia forza, e questo è l’ affascinante segreto della mia scoperta.”

 

“Il cervello: se lo coltivi funziona. Se lo lasci andare si indebolisce. La sua plasticità è formidabile. Per questo bisogna continuare a pensare.”

 

MgF

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Comment moderation is enabled. Your comment may take some time to appear.

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.