Ebbene si! Il nostro cervello è un meccanismo olografico che funziona in un intero universo olografico. Così spiegata la cosa, potrebbe risultare la trama intricata di un film di fantascienza , ma in realtà vi è un vero e proprio meccanismo teorico alla base di tutto questo.

Il primo che è giunto a questa conclusione di per se sconcertante è stato il dottor Karl Pribram, un medico neurochirurgo austriaco, professore di psichiatria e psicologia in varie università americane, tra cui la Stanford University e la Georgetown University.

Karl Pribram

Le domande a cui ha tentato di rispondere Pribram sono state le seguenti: dove immagazziniamo tutte le informazioni nel nostro cervello? Esistono delle aree dedicate?

Gli studi di Pribram rivelarono che i ricordi non venivano immagazzinati nel cervello in una singola e determinata parte, come i files in un hard disk, ma erano piuttosto distribuiti in tutto il cervello.

Infatti, alcune persone che hanno subito l’asportazione chirurgica di una parte del cervello, non hanno mostrato la perdita di ricordi specifici.

Ma, essendo un medico e non un matematico, Pribram non era in grado di comprendere il funzionamento di questo sistema, fino a quando non si imbattè nel concetto di olografia per la prima volta.

È proprio così che funziona un ologramma: ogni sua parte contiene l’intera informazione. In pratica, succede che se taglio l’ologramma in due parti, una volta illuminate dal laser, entrambe mostreranno sempre l’oggetto olografico per intero. Semplicemente, in ogni sua parte è immagazzina la versione completa di tutta l’informazione.

Nasce in seguito una collaborazione con David Böhm, fisico e filosofo statunitense, che portò nel 1987 all’elaborazione delle Teoria del Cervello Olonomico, la quale consiste in una descrizione in termini matematici dei processi neuronali che rendono il nostro cervello capace di comprendere le informazioni che si presenterebbero sotto forma di onde, per poi trasformarle in immagini tridimensionali. Böhm suggerisce che nell’universo esisterebbero un ordine ‘implicito’, che non vediamo e che egli paragona ad un ologramma nel quale la sua struttura complessiva è identificabile in ogni sua singola parte, e uno ‘esplicito’ che è ciò che realmente vediamo.Quest’ultimo sarebbe il risultato dell’interpretazione che il nostro cervello ci offre delle onde (o pattern) di interferenza che compongono l’universo.

David Böhm

Pribram e Bohm hanno convenuto che il cervello è una sorta di “super-ologramma”, dove sono contenute le informazioni sul passato, del presente e del futuro, molto simile a un compact disc che contiene ancora le informazioni e che può essere letto, o decodificato, da un raggio laser.

Se dunque il cervello umano lavora come un ologramma, scomponendo e frammentando i ricordi in ogni sua parte, significa che questo può immagazzinare infinità di informazioni e soprattutto questo spiegherebbe l’enorme quantità di informazioni che siamo in grado di recuperare quotidianamente con abilità quasi soprannaturale.

-Toto

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.