Alla fine degli anni Novanta il professore Rizzolatti scopre una serie di neuroni che si attivano non solo quando si compie un’azione (come i motoneuroni “classici”) ma anche quando si osserva un altro soggetto che compie lo stesso atto. Il solo osservare l’azione accende quindi il circuito nervoso che si attiverebbe se fossimo noi stessi a eseguirla, trasformando l’informazione visiva in un piano motorio potenziale (cioè che in quel momento non viene eseguito ma che normalmente viene attivato quando si compie quella stessa azione). Essi sono stati definiti neuroni specchio.

Tale scoperta ha aperto nuove interessanti prospettive sullo studio dei processi di comprensione della realtà che ci circonda:

  • La comprensione non passa solamente da un processo di tipo scientifico/inferenziale (raccolta di dati attraverso i sensi, confronto con proprie esperienze precedenti, elaborazione delle conclusioni in maniera ragionata e analitica) ma anche da un meccanismo di tipo esperienziale, ossia comprendo cosa fanno gli altri perché le loro azioni fanno “risuonare” in me qualcosa che so fare pure io. Attenzione, non un “mettersi nei panni di”, quindi come processo cognitivo, ma un semplice processo automatico che accende fisicamente  i miei circuiti motori, come se l’azione dell’altro si “riflettesse” in me.
  • Tale meccanismo permette di comprendere non solo il tipo di azione ma anche lo scopo, la finalità. Per comprendere ciò è necessaria una premessa: nell’uomo esistono popolazioni di neuroni azione-specifici che ci permettono di interagire con gli oggetti del mondo che ci circonda in maniera diversa, in base all’intenzione che sottende l’azione. Il risultato sarà un’azione che, seppur identica dal punto di vista fisico-motorio, attiverà neuroni diversi: l’atto di “afferrare”, seppur identico dal punto di vista motorio, attiverà cellule nervose differenti in base allo scopo dell’atto stesso –  “afferro per mangiare”, “afferro per mettere in un contenitore”.  Lo stesso meccanismo si applica anche ai neuroni a specchio: ciò ci permette di capire l’intero iter dell’azione che l’altro sta compiendo, ossia non semplicemente di comprendere “che cosa sta facendo” ma anche “con quale scopo“.

Tutto ciò implica una nuova interpretazione della percezione delle azioni, un meccanismo che unifica quello che fanno gli altri con le nostre capacità […] Invece di avere due mondi separati, un cervello che capisce e uno che sa fare, si unificano dando una visione unitaria. (Rizzolatti)

Non tutte le azioni possono essere comprese con i neuroni specchio: il loro funzionamento infatti presuppone la conoscenza motoria di ciò che stiamo osservando; vedere un cane mordere determina l’attivazione dei neuroni specchio nell’uomo, vederlo abbaiare invece no: l’atto di abbaiare infatti non è presente nel nostro repertorio di azioni motorie. Ciò non toglie che se potessi imparare ad abbaiare, i miei neuroni specchio si attiverebbero!

Nell’uomo è stata dimostrata la presenza dei neuroni specchio in varie aree, tra cui zone della corteccia frontale e della corteccia parietale: è stato così definito il sistema specchio parieto-frontale.

Nella corteccia frontale, a livello della corteccia premotoria ventrale, esiste un’organizzazione somatotopica: cioè gli atti motori visti o effettuati con una determinata parte del corpo, determinano l’attivazione di una certa zona della corteccia. Vi sono quindi neuroni specchio diversi che si attivano se l’azione prevede l’uso della mano, della bocca o del piede.

Nella corteccia parietale, invece, oltre all’organizzazione somatotopica, viene tenuto in considerazione anche il significato dell’azione: diverse aree si attivano se l’atto si svolge verso colui che agisce (afferrare), lontano da colui che agisce (lanciare) o se è un atto motorio privo di interazione con un oggetto.

Tra le prove che supportano l’esistenza di tali neuroni vi sono:

  • studi di elettroencefalografia: durante l’osservazione di un atto motorio il tracciato EEG dell’osservatore si modifica come se fosse lui ha compiere l’azione;
  • studi di risonanza magnetica funzionale: questa tecnica ha permesso di identificare la localizzazione dei neuroni specchio (grazie all’aumento del flusso di sangue che caratterizza le zone che in quel momento sono in attività).

Pare infine che alcuni neuroni specchio non si attivino solo in seguito alla visione, ma anche in altri due contesti, che sono stati valutati tramite esperimenti sulle scimmie:

  • per il suono tipico di un’azione, per esempio il rumore di uno strappo; questo tipo di neuroni vengono definiti audiovisivi;
  • immaginando l’azione compiuta dal soggetto anche se non la si può vedere per intero. L’esperimento con le scimmie prevedeva che esse inizialmente vedessero lo sperimentatore afferrare del cibo. Successivamente invece esse potevano vedere solo lo sperimentatore iniziare il movimento ma non afferrare il cibo (poiché esso era nascosto da un pannello). In entrambi i casi si aveva attivazione dei neuroni specchio, poiché gli animali avevano gli elementi sufficienti per immaginare lo scopo dell’azione dello sperimentatore).

Ma le implicazioni di questa scoperta non si fermano alla comprensione oggettiva degli atti motori: essa può essere correlata anche alla comprensione delle emozioni altrui e del linguaggio, e avere un risvolto clinico pratico nella riabilitazione o nello studio di alcune patologie come l’autismo. In una serie di articoli esamineremo in dettaglio tutte queste implicazioni.

Fonti:

M. Rizzato, D. Donelli, 2013, Io sono il tuo specchio, Amrita, Torino 

G. Rizzolatti, M. Fabbri-Destro, Mirror neurons

Giacomo Rizzolatti, intervento durante il festival Pordenonelegge, 22 settembre 2012. Introduzione di Matteo Rizzato

Intervista a G. Rizzolatti, TreccaniChannel

2 Commenti

  1. Tutto bellissimo, Alessia, ma magari potevi leggere qualche studio pubblicato su una rivista scientifica peer-reviewed, invece che fare riferimento a un libro, un articolo della Treccani, e un video di YouTube, tra l’altro tutti dello stesso autore. Il concetto di neuroni specchio come popolazioni coinvolte nella comprensione della finalità delle azioni è stato ripetutamente messo in dubbio (http://goo.gl/EEtoV8, http://goo.gl/zJpDLw, ad esempio). Le prove che citi sono ambigue, e non supportano direttamente quello che hai discusso nell’articolo.
    Cerchiamo di essere critici. La medicina è bellissima, ma non è facile, e divulgare menzogne è sbagliato per principio.
    Saluti

    • Ciao, ti assicuro che l’argomento non è stato trattato con leggerezza. Il video che ho linkato era un consiglio per chi volesse sentire l’argomento direttamente trattato dal suo principale scopritore. Il libro che ho citato ha una prefazione firmata direttamente dal professore Rizzolatti, dunque è una fonte affidabile. L’articolo della Treccani di cui parli l’ho inserito perchè essendo in italiano è di più facile comprensione. L’ho confrontato con la review che ho letto su Nature e mi sembrava che tutto corrispondesse; il link della stessa verrà inserito nel prossimo articolo, dove si tratterà di altri argomenti inerenti.
      Saluti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Comment moderation is enabled. Your comment may take some time to appear.

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.