Popolarmente nota come “gomito del tennista”, l’epicondilite è l’infiammazione dell’epicondilo, una piccola parte dell’articolazione del gomito che se trascurata può diventare seriamente invalidante. Il gomito del tennista, come facilmente intuibile, non colpisce “solo” i tennisti, ma predilige tutti coloro che per ragioni professionali o altro, compiano con il braccio e la mano gesti ripetitivi e meccanici per lunghi periodi.

Sintomi

­

Trattandosi di sindrome infiammatoria, l’epicondilite dà come sintomo principale il dolore. Purtroppo, però, dal momento che il disturbo insorge in modo subdolo, inizialmente non sarà questo a metterci in allarme.
Piuttosto, potremmo sperimentare i seguenti sintomi
• perdita di forza nella presa, braccio debole;
• difficoltà a compiere gesti normali come reggere le buste della spesa, aprire una bottiglia o la serratura di casa, stringere una mano;
• difficoltà a distendere il braccio,
• dolore che tipicamente insorge sul lato esterno del gomito, per poi estendersi a tutto l’avambraccio, intensificandosi quando si distende il braccio, o la mano, e si ruota il polso.

Cause e fattori di rischio

L’epicondilite è una malattia infiammatoria ad andamento progressivo, che consiste in una tendinopatia di origine meccanica, dovuta a microtraumi ripetuti. Il principale tendine dell’avambraccio, così infiammato, diventa rigido e impedisce la completa distensione dei muscoli flessori di avambraccio, polso e mano. Per tale ragione è facile capire come possa diventare fortemente invalidante. Si tratta di una tipica patologia da eccessivo carico funzionale, anche detta over-use syndrome.

Le categorie più a rischio sono:
• Cuochi
• Pittori e imbianchini
• Musicisti
• Baristi addetti alla macchina del caffè
• Sarti
• Carpentieri
• Barbieri e parrucchieri
• E tanti altri ancora…
Altro categoria a rischio è poi tutta quella, amp.lissima ed eterogena, che lavora, studia o comunque sta davanti al pc a lungo ogni giorno. L’uso continuo del mouse non solo può provocare una tendinopatia specifica che non a caso è chiamata tendinite da mouse, ma è spesso all’origine di casi di gomito del tennista e tunnel carpale. Vi è infine un’altra possibile causa del gomito del tennista, spesso sottovalutata: la compresenza di problemi alla rachide cervicale, tra cui forme di artrosi o ernie con infiammazione che si estende alle altre articolazioni. L’epicondilite insorge comunemente tra i 30 e i 50 anni colpendo indistintamente uomini e donne, e ha un altissimo rischio di recidive, proprio per la natura stessa del problema.

Diagnosi

La diagnosi di epicondilite è quasi intuitiva per uno specialista in ortopedia. Talvolta è sufficiente toccare il braccio nel punto giusto – ovvero sulla parte esterna del gomito, laddove c’è l’infiammazione – per innescare il dolore e avere la quasi sicurezza del responso.

È possibile che il medico sottoponga il paziente ad un semplice test, detto di Cozen, in cui gli si impedisce di distendere il braccio che dovrà essere in partenza piegato. Se l’ortopedico, nell’opporre resistenza al movimento del braccio mantenendo bloccato il polso del paziente, ne scatena il dolore, allora l’epicondilite è certa. Di solito non sono necessari altri esami diagnostici come risonanze magnetiche o radiografie, a meno che non si sospettino danni seri ai tendini o in previsione di un intervento chirurgico.

Le terapie più efficaci

La cura dell’epicondilite dipende in buona parte dal grado di gravità della stessa. Inizialmente la prima e necessaria terapia sarà il riposo, in particolare l’immediato stop all’attività ripetitiva che abbia scatenato l’infiammazione, almeno fino a regressione di sintomi.

Può aiutare anche l’uso di un apposito tutore dinamico che tenga l’arto fermo e permetta ai tendini di rigenerarsi. In questa fase, se il dolore è forte, si possono assumere degli antinfiammatori, sia per bocca che ad uso topico tra cui pomate e gel, ma solo all’occorrenza. Le infiltrazioni di cortisone direttamente nella zona infiammata, un tempo molto comuni per spegnere la flogosi e ridurre il dolore, sono attualmente sempre meno praticate, per la ragione che possono indebolire i tendini. Al loro posto, gli ortopedici preferiscono praticare delle infiltrazioni di acido ialuronico o di concentrati piastrinici per favorire la rigenerazione delle cartilagini e dare immediato sollievo.

Attualmente sono consigliati come trattamenti di primo e secondo intervento volti a togliere il dolore e l’infiammazione, anche cicli di laserterapia, ultrasuoni o onde d’urto, tutti molto efficaci.

Tuttavia, a queste cure “passive”, si devono associare anche cure di tipo riabilitativo funzionale che prevedono l’attiva collaborazione del paziente.

La fisioterapia è spesso indispensabile perché, non solo permette di recuperare appieno la funzionalità del braccio, ma soprattutto rappresenta l’unico mezzo a disposizione per prevenire le recidive. Seguendo il programma di riabilitazione specifico, così come fare attenzione a evitare sforzi e movimenti ripetuti in modo eccessivo, possono sicuramente aiutare a correggere il movimento ripetitivo che ha generato l’epicondilite.
In questo modo si avranno dei risultati a lungo termine e il problema non si ripresenterà.

La soluzione chirurgica rappresenta una extrema ratio e pertanto si pratica su un numero limitatissimo di casi, ovvero quelli in cui tutti gli altri trattamenti siano risultati inefficaci dopo 6 – 12 mesi di trattamenti convenzionali. L’intervento può prevedere.

L’operazione è scelta in base a fatttori personali del paziente, come la gravità del danno, le caratteristiche fisiche del soggetto e le condizioni di salute generali. Il trattamento chirurgico può essere effettuato a cielo aperto oppure per via artroscopica. Entrambi gli interventi chirurgici sono eseguiti in day hospital e raramente richiedono il pernottamento in ospedale.
All’operazione si fa seguire un ciclo di fisioterapia in associazione all’uso temporaneo del tutore, fino a completo recupero della funzionalità del braccio.

Infine, onde evitare il fallimento delle terapie, se vi è il legittimo sospetto che concausa di epicondilite sia una infiammazione alla rachide cervicale – le prime sette vertebre della colonna, situate all’altezza del collo e della nuca – si dovrà intervenire, sia con l’opportuna ginnastica posturale che con i trattamenti antinfiammatori, anche su questa sindrome.

In Scienza e Coscienza.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Comment moderation is enabled. Your comment may take some time to appear.

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.