In occasione della giornata mondiale per la lotta all’ AIDS, riteniamo interessante e utile presentarvi una storia particolare che ha posto una pietra miliare nella conoscenza di questo virus.

Foto presa dal sito: http://static.fanpage.it.s3.amazonaws.com/socialmediafanpage/wp-content/uploads/2013/11/ferdinando_aiuti_bacio.jpg
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A quasi 10 anni dall’isolamento dell’agente eziologico dell’ AIDS (Sindrome dell’ImmunoDeficienza Acquisita) , le ricerche microbiologiche e cliniche mirate a capirne il meccanismo patogeno e le modalità di trasmissione si trovavano ormai ad un punto di stallo: rimanevano dubbi sulla trasmissibilità del virus e soprattutto sulle modalità di contagio. Si era già da tempo evidenziata la presenza del virus in tutti i liquidi biologici, saliva e lacrime comprese. Il 1° dicembre 1991, in una intervista trasmessa in diretta televisiva, si assisteva al dibattito tra il professore L. Montagnier e il dottor F. Aiuti riguardante la trasmissibilità del virus: il primo, infatti, affermava fermamente che la modalità di contagio riguardasse anche tutte quelle attività in cui vi fosse scambio di saliva tra un individuo infetto e uno sano; in altre parole, che il virus venisse trasmesso tramite il bacio alla francese. Di tutta risposta al collega e ai giornalisti presenti, il dott. Aiuti si alzò e, andato incontro ad una giovane sieropositiva, la bació appassionatamente. La ragazza che gentilmente ricambió questo gesto, Rosaria Iardino, oggi è un componente della commissione nazionale AIDS.
L’ipotesi che il virus si diffondesse tramite il bacio era nata negli Stati Uniti in seguito ad un caso in cui un uomo HIV+ aveva infettato la compagna; questa situazione però, come venne spiegato in seguito, non era dovuta al contatto con il virus presente nel secreto salivare, bensì al sangue che il soggetto perdeva in quantità irrisorie (ma sufficienti!) dalle gengive infiammate e lese.
Oggi si hanno idee più chiare riguardo le fonti di infezione: data l’alta carica virale (viral load) nel sangue e nelle secrezioni genitali, le principali vie di trasmissione sono rappresentare dalle trasfusioni non controllate (via iatrogena) e dai rapporti sessuali non protetti e con più partner (via sessuale- ovviamente, aumentando il numero di partner, aumentano le possibilità di contrarre il virus); l’infezione può essere contratta tramite i rapporti sessuali orali o anali, in quanto le secrezioni genitali vengono direttamente a contatto con una mucosa permissiva. Per fare chiarezza, il virus potrebbe anche essere trasmesso tramite la saliva solo se la mucosa si trovasse in una condizione di infiammazione e danno esteso, come, per esempio, dopo un’estrazione odontoiatrica o l’apposizione di un piercing; queste sono, infatti, situazioni che provocando discontinuità dell’epitelio e microperdite di sangue. In un soggetto con mucosa apparentemente integra la probabilità di infezione è irrisoria, 1 su 100.000. Non vi è possibilità di contagio tramite la condivisione di oggetti, come la tazzina di caffè al bar, in quanto la carica virale è bassa e l’oggetto presunto contaminato viene in ogni caso lavato con il vapore: il virus, infatti, è dotato di envelope (inviluppo, con costituzione fosfolipidica simile a quella delle cellule umane, in quanto l’agente virale lo crea partendo proprio da questa), per cui non è dotato di grande resistenza nell’ambiente esterno.
Il numero di riferimento per questo tipo di virus è il tre: l’HIV sopravvive 3 ore nell’ambiente esterno se in fase extracellulare, 3 giorni se presente in un liquido o tessuto organico, e la probabilità di contrarre l’infezione tramite un ago contaminato è dello 0,3%.
Il rischio di contrarre l’HIV tramite trasfusioni di sangue infetto oggi  si è molto ridotto, grazie ai controlli accurati dei donatori; la percentuale di rischio riguarda il cosiddetto “periodo finestra”, momento immediatamente successivo all’infezione, in cui il virus non ha ancora indotto una risposta immunitaria specifica nei sui confronti (perché presente con una carica virale minima: non sono non si rivelano anticorpi ma neanche antigeni virali).
NON esiste vaccino, per quanto il virus sia facilmente isolabile, a causa della sua elevatissima variabilità antigenica: il virus presenta antigeni diversi non solo tra due diversi individui della stessa specie ma anche in momenti diversi nello stesso soggetto (si parla di quasi- specie).
L’ HIV cronicizza nel 100% dei casi. L’infezione manifesta più fasi: oltre al periodo finestra, in cui si ha prima l’infezione a carico dei macrofagi, poi dei linfociti CD4+, si verifica una prima fase di viremia (infezione acuta); in questo periodo, di breve durata, il soggetto manifesta malessere generale (dolori muscolari, febbre, linfoadenopatia e mal di testa) e si rilevano in circolo quantità crescenti di anticorpi diretti contro gli antigeni del virus. Si tratta di una fase in cui l’organismo infettato é ancora in grado di controllare l’ infezione ma non di debellarla: il virus, infatti, si pone in una lunga fase di latenza (anche oltre i dieci anni) a livello degli organi linfo- epiteliali, specialmente le placche del Peyer a livello della mucosa intestinale. Durante tale periodo il virus si replica e porta ad una graduale perdita di linfociti T CD4+ (normalmente un soggetto sano possiede circa 1000 linfociti/ml, all’inizio del periodo di latenza se ne riscontrano in circolo 800/ml). La malattia conclamata ( AIDS) ufficialmente inizia nel momento in cui la conta delle unità linfocitarie è minore o uguale a 200/ml.
Attualmente NON esiste una cura per l’ AIDS. La raccomandazione principale rimane quella di prevenire un eventuale contagio: oltre ad evitare comportamenti ad elevato rischio (uso di siringhe in comune, rapporti non protetti, numero elevato di partner, …), ciò prevede anche una corretta educazione sessuale sia in casa che in famiglia.
  • AleSp

    Complimenti per il post 🙂

  • Martajane

    Articolo molto interessante! 🙂