Solitamente starnutire aiuta a liberare il naso da germi ed impurità, ciò nonostante alcune persone rispondono con un rumoroso “etciù” anche alla luce improvvisa del sole, dei flash dei fotografi o altre fonti luminose intense. Si chiama fotoptarmosi, o starnuto riflesso fotico, ed è la necessità di alcune persone di starnutire non appena escono di casa e fuori c’è un sole splendente, oppure quando, dopo essere stati a lungo al buio, accendono la luce. Sembra una bizzarria, ma è un fenomeno che interessa tra il 15 e il 35% della popolazione mondiale. Basti pensare che il primo a descrivere tale patologia fu Aristotele, ma i primi studi furono effettuati a metà del secolo scorso.

È una vera e propria sindrome definita in inglese ACHOO, ovvero “aciù”, che in realtà è l’acronimo di “Autosomal dominant Comeplling Helio-Ophtalmic Outburst”.

È stato Brian Resnick di Vox a voler mettere a confronto i diversi studi sull’argomento, formulando poi un elenco di quattro teorie che potrebbero spiegare perché questo fenomeno accade e perché interessa solo alcune persone.

Un’attivazione del sistema nervoso parasimpatico: La teoria si basa sul fatto che vi sia una correlazione tra il flash luminoso e l’attivazione del sistema nervoso parasimpatico, responsabile delle reazioni involontarie nel nostro organismo. Di fronte ad un’intensa fonte luminosa tendiamo infatti ad aggrottare le sopracciglia corrugare la fronte e restringere le pupille, azioni che potrebbero spontaneamente suscitare un altro riflesso quale, appunto, lo starnuto. Non si spiegherebbe però perché allora solo alcune persone starnutiscano alla luce: una reazione che alcuni studi ipotizzano sia genetica.

Un’interferenza tra nervo ottico e trigemino: L’intensa attivazione del nervo ottico che risponde alla luce potrebbe sollecitare anche il vicino nervo trigemino, che controlla alcuni movimenti facciali. La causa dunque risiederebbe nel fatto che il cervello scambia il riflesso luminoso per un’irritazione del naso captata dal trigemino, provocando lo starnuto. Alcune varianti genetiche potrebbero facilitare la prossimità tra queste terminazioni e quindi anche l’equivoco.

Una reazione profondamente radicata nel cervello: Secondo questa teoria contenuta in uno studio svizzero del 2010, la corteccia visiva di chi starnutisce alla luce sarebbe più sensibile e dunque più facilmente eccitabile di quella di chi non ha questa reazione. Lo starnuto riflesso fotico rappresenterebbe quindi una risposta più profonda ancora del riflesso che ci spinge, per esempio, a togliere la mano dalla piastra del gas ancora calda.

Un residuo evolutivo: In questa teoria si parla di un residuo evolutivo, ossia di un riflesso che l’uomo porta con sé dalle origini. Si pensa infatti al fatto che probabilmente doveva essere vantaggioso starnutire in presenza di fonti luminose improvvise. Questa correlazione che ha segnato la storia evolutiva è giunta fino ad oggi costituendo l’ultima delle quattro teorie riconducibili alla fotoptarmosi.

Ad oggi non esistono terapie e cure per questa patologia su base genetica che però, pur essendo definita sindrome, non rappresenta una forte invalidità per coloro che ne sono portatori.

-Toto

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.