“La mente è padrona del corpo”: quante volte abbiamo sentito questa frase?

Vi siete mai chiesti perché, ad esempio, un soldato ferito gravemente riesce comunque a racimolare le ultime forze e a mettersi in salvo, dando l’impressione di non sentire il dolore?
Oggi sappiamo che, grazie agli straordinari poteri della nostra mente, in situazioni di particolare pericolo o anche solo di stress, è possibile riuscire a sentire meno o addirittura a non sentire il dolore.

Ma come funziona la trasmissione del dolore?
Tutto comincia a partire da nocicettori, ovvero le terminazioni nervose libere principalmente di due tipi di fibre afferenti che si trovano praticamente in tutti i tessuti del nostro organismo.
Conosciamo meglio questi tipi di fibre:
 : si tratta di fibre mieliniche ad alta velocità e di medio diametro, che conducono stimoli termici freddi e stimoli dolorosi. Si suddividono nel sottotipo I (ad alta soglia sia verso stimoli meccanici che termici), e nel sottotipo II (con una soglia più bassa): quest’ultimo sottotipo è responsabile del cosiddetto “dolore iniziale”.
– C : si tratta di fibre amieliniche, e dunque a lenta velocità di conduzione, di piccolo diametro, la cui risposta cresce in maniera direttamente proporzionale all’intensità dello stimolo nocicettivo, che sia meccanico, termico (caldo) o chimico; queste fibre sono responsabili del cosiddetto “dolore ritardato”, percepito circa dopo 2 secondi dallo stimolo.

Una volta giunte alle corna posteriori del midollo, queste fibre contraggono rapporti con i neuroni sensitivi secondari (nocicettivi specifici o ad ampio spettro) e con gli interneuroni, dei “mediatori” che coinvolgono ad esempio i motoneuroni dando luogo ai riflessi spinali in risposta al dolore (es quando ci bruciamo e ci allontaniamo subito).
L’informazione viaggia poi principalmente lungo il sistema ascendente anterolaterale, ed in particolare giunge al talamo attraverso il fascio spinotalamico e da qui alla corteccia cerebrale, in particolare nelle aree somestesiche I e II a livello del
sistema limbico, divenendo dunque conscia.

Tornando alla domanda iniziale, come è possibile non sentire dolore in certi casi?

L’attivazione dei sistemi inibitori del dolore avviene quotidianamente: la percezione nocicettiva è diversa in una situazione di riposo rispetto ad una situazione di stress: in questi casi la soglia del dolore aumenta; ad esempio, una preda ferita non avverte il dolore finché non è al sicuro dal predatore, ed il soldato menzionato prima riesce a mettersi in salvo.
Tutto questo ha un fine evoluzionistico e di sopravvivenza: sentire dolore in un momento cruciale potrebbe essere estremamente pericoloso.

Il dolore può essere modulato attraverso due vie, in modo da (auto)indurre una analgesia da stress:
via discendente: a partire dalla corteccia prefrontale, parietale, del sistema limbico che proiettano alla sostanza periacqueduttale che proietta a sua volta ai nuclei del Rafe bulbare, nasce una potente via serotoninergica che attraverso il funicolo dorsolaterale giunge alle corna posteriori del midollo spinale, eccitando gli interneuroni inibitori: questi dunque inibiscono  i neuroni sensitivi secondari.

via ascendente: negli anni ’60 Melzack e Wall descrissero la cosiddetta “Gate Theory”, secondo cui le corna posteriori del midollo spinale assumono la funzione di “integratore nervoso” che modula attivamente i segnali provenienti dalla periferia: un vero e proprio cancello.
Se infatti prevalgono le informazioni tattili provenienti dalle fibredi tipo
Aδ e C gli interneuroni inibitori non verranno eccitati e dunque il dolore verrà trasmesso ai centri superiori; se invece a prevalere saranno le fibre di tipo Aβ e dunque informazioni tattili, allora queste ecciteranno l’interneurone inibitorio che, una volta attivato, rilascerà un particolare oppiode endogeno, ovvero l’encefalina, che inibirà il neurone sensitivo secondario, e dunque lo stimolo nocicettivo verrà trasmesso in maniera attenuata o addirittura non verrà trasmesso.

Questa teoria è alla base del trattamento del dolore attraverso la tecnica TENS (stimolazione elettrica nervosa transcutanea): applicando delle lievi correnti sulla cute, queste stimolano le fibre di grosso calibro determinando la “chiusura del cancello” e la diminuzione del dolore percepito.

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