Per far fronte alla sempre maggiore carenza di organi da trapianto, gli scienziati stanno cercando metodi alternativi. Sempre meno sono le persone che donano i propri organi, sempre più rara la compatibilità dell’organo donato con il ricevente e sempre più lunga la lista d’attesa.

Come risolvere il problema?

Tra le soluzioni ci sarebbero lo xenotrapianto, che però metterebbe il ricevente a rischio di trasmissione di malattie virali, la tecnica del gene editing utilizzata per perfezionare un organo in modo da ridurre gli episodi di rigetto, la produzione di organi in vitrio a partire dalle cellule staminali e di recente anche quella in vivo.

Le nuove tecniche di ingegneria genetica, sfruttando le cellule staminali pluripotenti (iPS) del paziente, sarebbero in grado di produrre organi trapiantabili ospitati in altri animali che, essendosi sviluppati in vivo, sarebbero di gran lunga migliori di quelli creati in laboratorio.

Finora ciò è stato possibile solo tra specie simili: è stato possibile ottenere un ratto con il pancreas di un topo, per curare ratti diabetici, e topi con fegati solo parzialmente umani.

Visto il successo di tali esperimenti si ipotizza la futura possibilità di coltivare organi in animali e utilizzarli per i trapianti. Tali organi, essendo costituiti dalle cellule staminali del paziente sarebbero autologhi, composti dalle stesse cellule del paziente, il che ridurrebbe drasticamente i rischi di rigetto.

Com’è può essere possibile tutto ciò?

L’animale che più sarebbe in grado di ospitare un organo umano è il maiale, per via delle dimensioni. La tecnica di editing genetico utilizzata è la CRISPR: essa inibisce la sezione del DNA necessaria all’embrione per sviluppare l’organo scelto di suino, che quindi non si sviluppa. Le iPS umane sono iniettate nell’embrione e pur essendo geneticamente estranee, non vengono respinte dall’embrione suino per l’incompletezza del suo sistema immunitario. Le cellule staminali umane colmerebbero l’assenza dell’organo suino non sviluppatosi con un organo umano.

Tuttavia, gli esperimenti di Juan Carlos Izpisua Belmonte del Salk Institute, dimostrano che gli organi creati sono costituiti solo in parte da cellule umane e non interamente. Ancora non si è riusciti, pertanto, a far crescere all’interno di un maiale, un organo con cellule totalmente umane.

Il motivo di tale insuccesso e della poca divulgazione di tale ricerca è che quest’ultima è rallentata da dubbi etici. La preoccupazione è che le cellule staminali pluripotenti possano sviluppare non solo l’organo necessario al trapianto, ma anche un cervello parzialmente costituito da cellule umane. Nell’ipotesi in cui ciò si verificasse il maiale diventerebbe più umano.

Altri invece hanno sollevato la questione dello sfruttamento, sempre crescente, dei maiali. Secondo loro l’eventuale necessità di coltivare organi in un suino, dovrebbe essere accompagnata da un minor consumo di carne, per limitare lo sfruttamento animale.

Viste le questioni etiche, la tecnica del gene editing sarebbe la soluzione al problema più adeguata. Tuttavia essa migliorerebbe solo la compatibilità di un organo donato. Il problema principale resterebbe comunque la carenza di donatori, soprattutto nella cultura italiana, in cui viene data importanza al corpo anche dopo la morte.

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