La sonnolenza rappresenta un grave rischio che, in alcuni casi, è la principale causa di incidenti alla guida. Il fattore di rischio è talmente elevato che esiste una medicina del sonno che valuta tutti gli aspetti della vigilanza. Il “colpo di sonno” alla guida può essere letale: esso è definito anche come “killer silenzioso”, che colpisce quando meno te le aspetti e può avere conseguenze davvero drammatiche. Il colpo di sonno, dunque, non deve mai essere sottovalutato! Scopriamone le cause e le caratteristiche. Vi è mai capitato di cominciare a percepire una certa sonnolenza mentre siete alla guida, proprio nel bel mezzo di una giornata soleggiata o uggiosa?? Attenti! Se vi è capitato, allora anche voi potreste essere soggetti al “colpo di sonno” improvviso, da cui pensavate di essere dispensati!

Il colpo di sonno non è una malattia, bensì una condizione fisiologica che varia da persona a persona: il colpo di sonno può essere definito come la reazione dell’organismo del conducente a condizioni in cui si verificano stati di attività fisiologica ridotta, caratterizzati, di solito, da una diminuita temperatura corporea e da valori metabolici più bassi. Chiunque di noi ritiene di poter tener sotto controllo la propria stanchezza e mantenere un certo grado di vigilanza, ma questa convinzione può rappresentare la fine tragica di una tranquilla giornata. Circa 1 incidente su 5 è causato da distrazione alla guida ed a colpi di sonno improvvisi, legati:

  • all’eccessivo torpore;
  • alla stanchezza;
  • a temperature troppo elevate all’interno dell’abitacolo;
  • all’assunzione di bevande alcoliche e/o sostanze stupefacenti;
  • ad un eccessivo quantitativo di ore trascorse al volante;
  • al fatto di guidare su tragitti autostradali, lunghi e rettilinei (questi possono avere un effetto ipnotico sul guidatore);
  • al fatto di mangiare alimenti troppo grassi e pesanti che inducono una sonnolenza definita “postprandiale”:
  • all’assunzione di farmaci che inducono sonnolenza.

Come detto in precedenza, esiste una “medicina del sonno” che valuta ogni aspetto della vigilanza. E’ una medicina di tutto l’organismo: infatti, lo stato di vigilanza è in relazione con il funzionamento dell’organismo! Come la veglia, il sonno è un processo fisiologico attivo, che coinvolge l’interazione di componenti multiple del sistema nervoso centrale e autonomo. Infatti, il ciclico alternarsi di veglia e sonno è controllato da sistemi neuronali che si trovano, in modo particolare, nel tronco encefalico e nel diencefalo. Alcuni sistemi promuovono e mantengono la veglia, mentre altri promuovono e mantengono il sonno. Tuttavia, in alcune particolari situazioni, può accadere che la fase del sonno, inclusa nel ritmo circadiano,  sia anticipata da alcuni fattori fisiologici endogeni o fattori esterni: per questa ragione, possiamo essere improvvisamente sorpresi da un “colpo di sonno”. Sonno e veglia sono due facce della stessa medaglia e si influenzano a vicenda. Il sonno non è fine a se stesso ma si correla con la qualità della veglia in un rapporto di reciprocità. Naturalmente, tutto questo è regolato da un processo omeostatico, secondo il quale “l’accumularsi della sonnolenza (e quindi della propensione al sonno) dipende dalla durata della veglia”: quanto più si resta svegli, tanto più forte sarà la pressione della sonnolenza. Inoltre, bisogna ricordare che il  sonno è un processo biologico che segue un ritmo circadiano endogeno, il quale viene regolato dal nucleo soprachiasmatico dell’ipotalamo (orologio endogeno). Quest’ultimo regola anche i ritmi di altre funzioni biologiche, quali le variazioni circadiane della temperatura interna e le diverse secrezioni ormonali, coordinandoli tra loro.

Inoltre, la temperatura corporea è, tra i diversi ritmi circadiani, quella che più sembra influenzare l’alternanza sonno-veglia: oscilla, infatti, nelle 24 ore con un ritmo che prevede una discesa nelle ore serali (e questo favorisce l’inizio del sonno) e una risalita che inizia nelle prime ore del mattino (e questo favorisce il successivo risveglio).
Esistono poi fattori esogeni che influenzano il ritmo sonno-veglia e contribuiscono a mantenerne la circadianità: primo fra tutti l’alternanza luce-buio. Ecco il motivo per il quale si ha la tendenza a dormire nelle ore notturne e a restare svegli e attivi lungo la giornata. La comparsa del sonno è influenzata però, oltre che dagli aspetti circadiani, anche da meccanismi di regolazione omeostatica, per cui, maggiore è la durata della veglia precedente, più importante sarà la propensione al sonno.

Dunque, il Processo Circadiano
di regolazione del ritmo sonno-veglia programma il nostro cervello per vegliare nelle ore diurne e per dormire di notte. Bisogna aggiungere che la frenesia della vita quotidiana favorisce episodi di distrazione ed eccessiva sonnolenza durante le ore diurne, poiché il corpo umano, benché sia una macchina perfetta, ha bisogno di suoi tempi biologici da dedicare ad un adeguato riposo, attraverso il quale recuperare le forze per poterle successivamente investire al meglio!

Anche la ventilazione polmonare riveste un ruolo importantissimo nell’insorgenza del colpo di sonno! Vi siete mai chiesti il motivo per il quale, in aereo, in macchina o in qualsiasi altro luogo, quando un “soggetto X” è improvvisamente colpito da un attacco di panico, si fa in modo che questo cominci a respirare (con manovre di inspirazione ed espirazione) all’interno di un sacchetto di plastica? Questa tecnica è utilizzata per fare in modo che, tale respirazione del soggetto nel sacchetto, determini un aumento della concentrazione di anidride carbonica nel sangue. Ma perché questa tecnica è utile? Sappiamo che, attraverso la respirazione, ad ogni atto respiratorio, gli alveoli polmonari fanno entrare l’ossigeno dell’aria nel sangue e restituiscono all’aria l’anidride carbonica in eccesso. L’aumento della concentrazione di anidride carbonica (definita ipercapnia), attraverso la respirazione nel sacchetto, fa sì che vengano inviati dei segnali al sistema nervoso che determinino un effetto di rinnovato relax dello stesso soggetto. Infatti, modeste elevazioni del gas nel sangue determinano sintomi quali: sopore, mal di testa, mancanza di forze, modesto senso di stordimento,  astenia, estremità molto calde. Livelli di CO2 elevatissimi possono portare, oltre che ad uno stato di incoscienza (narcosi), a depressione del centro respiratorio cerebrale, fino all’arresto del respiro (queste però sono condizioni estreme). Dunque, attraverso questa tecnica, il “soggetto X”, colpito da un attacco di ansia, può ritrovare la calma momentaneamente persa. Questo processo si verifica anche all’interno dell’abitacolo dell’autovettura: con la respirazione, aumentano i livelli di CO2 nell’abitacolo (e, quindi, anche nel sangue) per cui, se non si assicura un ricambio di aria, per esempio tenendo abbassato il finestrino, si può essere colti alla sprovvista dal “colpo di sonno” per effetto di tutti i fattori sopracitati. Ecco, dunque, l’importanza di aprire o abbassare il finestrino!

Tutt’oggi, non esiste uno strumento in grado di prevenire efficacemente il colpo di sonno. Il metodo più valido ed efficace per rilevare il grado di sonnolenza in un autista è pertanto la sua stessa consapevolezza. Quando si viaggia alla guida di un veicolo ed iniziano a manifestarsi quei segnali che ci avvertono dell’insorgenza di una diminuzione del livello di vigilanza, come:

  • facile distraibilità;
  • incapacità a ricordare l’ultimo tratto di strada percorsa (a chi non è mai capitato?!?);
  • sbadigli ed ammiccamenti frequenti;
  • automatismi gestuali;
  • strofinamento degli occhi e del viso
  • ecc…

il  miglior consiglio è abbassare il finestrino per assicurare il ricambio di aria e, soprattutto di ossigeno, oppure fermarsi, recuperare lo stato di vigilanza e, all’occorrenza, assumere qualche bevanda/alimento energizzante!

 

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Filoso Mariagiulia

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