Il Citoegalovirus (il cui acronimo è CMV), è un virus molto comune, appartenente alla famiglia degli Herpes virus. La sua scoperta risale al lontano 1881 e spetta al patologo tedesco HUGO Ribbert.

Si tratta di un virus a DNA a doppio filamento. Durante la fase d’infezione di un essere umano, il Citomegalovirus entra nelle cellule del soggetto infettato attraverso un meccanismo di endocitosi e sfruttando le sue glicoproteine caratteristiche; una volta all’interno delle cellule aggredite, va a localizzarsi nel nucleo di quest’ultime e, qui, comincia a replicarsi, utilizzando gli i enzimi nucleari dell’ospite.

Nei Paesi sottosviluppati, il Citomegalovirus ha infettato almeno una volta nella vita più del 90% delle persone;   Nei Paesi del cosiddetto Mondo Occidentale, il 60-80% degli adulti presenta anticorpi anti-Citomegalovirus nel siero;  Sempre nei Paesi del cosiddetto Mondo Occidentale, il 40% dei bambini ha contratto l’infezione da Citomegalovirus già in età scolare.
 

Nelle persone in buona salute, il citomegalovirus è responsabile di infezioni asintomatiche o lievemente sintomatiche, a risoluzione spontanea e prive di conseguenze a lungo termine. Per tali caratteristiche, il Citomegalovirus potrebbe risultare poco interessante dal punto di vista medico-clinico, se non fosse che è capace di:“Nascondersi” nelle cellule del midollo osseo dell’essere umano (esempio di latenza virale), salvo poi riattivarsi in caso di riduzione generalizzata delle difese immunitarie e provocare gravi conseguenze, nel momento in cui infetta persone con deficit immunitario severo, come i pazienti in AIDS e si rivela pericoloso per le donne in gravidanza.

La trasmissione a un nuovo ospite del Citomegalovirus può avvenire in vari modi:

  • Attraverso il contatto diretto con secrezioni oro-faringee, vaginali o spermatiche, appartenenti chiaramente a un soggetto infetto;
  • Attraverso il contatto diretto con liquidi biologici di una persona con l’infezione in corso;
  • Attraverso il latte materno, in un contesto di allattamento post-gravidanza (ovviamente tale circostanza implica che il nuovo ospite sia il neonato e che il soggetto infettante sia la madre);
  • Pervia transplacentare, nel contesto di una gravidanza (per saperne di più, si veda il sottocapitolo dedicato);
  • Mediante una trasfusione di sangue o emoderivati infetti;
  • A seguito di un trapianto.

 

Da un punto di vista sintomatologico la patologia si presenta in maniera similinfluenzale ; infatti, consistono generalmente in febbre pari o superiore ai 38°C,brividi, malessere generale,mal di gola, astenia ecc..

L’infezione congenita del virus potrebbe risultare particolarmente pericolosa per il feto in termini di dficit audio-visivi, malformazioni fin anche all’aborto.

Per quanto concerne la diagnosi, questa viene effettuata tramite prelievo ematico nel quale si va a ricercare il titolo anticorpale, che prende in esame le immunoglobuline contro il virus.

La terapia generalmente prevede l’utilizzo di antibiotici mirati come cidofovir,  ganciclovir,  foscarnet,  oltre che il trattamento dei sintomi influenzali.

Per le persone in buona salute, la prognosi delle infezioni da Citomegalovirus è generalmente positiva.Come detto, invece, per i soggetti immunodepressi e per i neonati affetti da una forma infettiva congenita, la prognosi può essere infausta, in quanto il Citomegalovirus può avere conseguenze permanenti e, talvolta, mortali.

-ToTo-

2 Commenti

  1. La terapia prevede farmaci antivirali come ganciclovir, foscarnet e altri, non antibiotici! Nell’articolo li avete citati come antibiotici.

  2. Per la diagnosi io sapevo che il gold standard (almeno per quabto riguarda i neonati) fosse la ricerca della pcr da coltura di urine o saliva, mi sbaglio?

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